René, disabilità e lavoro: «Quest’azienda include e parte dai miei bisogni»di Clarida SalvadoriIl 42enne Tonelli, in carrozzina da sempre, e la policy attuale di Enel. Niente barriere «visibili o invisibili» né disparità o stereotipi di genere. «I rapporti basati sul rispetto oltre a essere giusti
René Tonelli, 42 anni, vive in Valle d’Aosta ed è su una sedia a rotelle dalla nascita. Nonostante la disabilità, ha costruito una vita ricca e appagante: è laureato in Economia Aziendale, padre di tre figli (un maschio e due gemelle adottate in Romania), e ha una lunga carriera nel settore della formazione. La sua esperienza dimostra che la disabilità non è un limite, ma un’occasione per ridefinire gli standard di inclusività, specialmente nel mondo del lavoro.Dopo vent’anni di attività lavorativa vicino a casa, René ha scelto di uscire dalla sua zona di comfort per affrontare una nuova sfida in Enel nel 2022.
«Ero terrorizzato all’idea di cambiare ambiente – racconta René – ma ho subito percepito in Enel un clima di rispetto e apertura verso la disabilità». Questa percezione è stata confermata dalla politica aziendale di Enel, che punta su inclusione, equità e appartenenza attraverso il programma “Diversity, Equity, Inclusion and Belonging” (Deib).
L’inclusione come punto di partenza: la politica di Enel
Politiche di inclusione
Enel, leader globale nella produzione e distribuzione di energia, ha recentemente implementato il programma Deib con l’obiettivo di creare un ambiente di lavoro che valorizzi le diversità e combatta ogni forma di discriminazione. Secondo Elisabetta Colacchia, direttrice People & Organization, «le politiche Deib dimostrano l’impegno del Gruppo verso un ambiente inclusivo, che attrae talenti e stimola la creatività».
Tra gli obiettivi principali del programma ci sono:
- Rimozione delle barriere architettoniche: garantire spazi di lavoro accessibili per tutti.
- Abbattimento delle barriere culturali: favorire un contesto che accolga e valorizzi le differenze individuali, combattendo stereotipi e pregiudizi.
- Flessibilità lavorativa: promuovere il bilanciamento tra vita privata e lavoro attraverso lo smart working e soluzioni personalizzate.
- Tolleranza zero verso le discriminazioni: ogni comportamento discriminatorio viene contrastato con decisione.
Postazioni su misura e supporto logistico
Nel caso di René, Enel ha dimostrato concretamente la propria attenzione ai dettagli. La sua postazione a Roma, nella sede di piazza Verdi, è stata pensata per soddisfare le sue esigenze: una scrivania regolabile in altezza per adattarsi alla sedia a rotelle e un ambiente privo di ostacoli fisici. Inoltre, l’azienda gli fornisce un servizio di accompagnamento per spostamenti in stazione o aeroporto, dimostrando che l’accessibilità non si limita alle mura dell’ufficio.
Barriere visibili e invisibili: il cambiamento culturale
Le barriere visibili
René distingue chiaramente tra due tipi di ostacoli che le persone con disabilità possono incontrare: quelli visibili e quelli invisibili. Le barriere visibili includono scale, bagni non accessibili, porte strette e altre limitazioni architettoniche. Negli ultimi anni, molte aziende italiane hanno lavorato per eliminare queste barriere, spinti anche dalla legislazione in materia di accessibilità, come la Legge 104/1992.
Le barriere invisibili
Più complesse da affrontare sono le barriere invisibili, che includono pregiudizi, stereotipi e una mancanza di consapevolezza rispetto alla disabilità. René ha trovato in Enel un ambiente che gli ha permesso di affrontare questi ostacoli con serenità. «Non serve mortificarsi se nel ristorante dove andiamo c’è uno scalino – spiega René – se ne può parlare con tranquillità. La chiave è il dialogo». L’inclusione diventa così un processo attivo: non è solo l’azienda a doversi adattare, ma anche le persone con disabilità possono contribuire educando i colleghi e costruendo un rapporto basato sulla fiducia e sul rispetto reciproco.
Smart working e flessibilità: il nuovo paradigma lavorativo
Una delle conquiste più significative per le persone con disabilità è l’introduzione dello smart working, che consente di lavorare da casa eliminando le difficoltà logistiche legate agli spostamenti. René ha beneficiato di questa opzione, che gli permette di bilanciare meglio le sue esigenze personali e professionali. Enel, in linea con le tendenze globali, promuove un modello di lavoro ibrido che combina presenza fisica e lavoro da remoto.
Secondo uno studio dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il lavoro agile può aumentare la produttività aziendale fino al 15%, offrendo al contempo maggiore inclusività. Questo modello non è solo vantaggioso per i lavoratori con disabilità, ma contribuisce anche a creare un ambiente più flessibile per tutti.
Inclusione a livello globale: il ruolo delle grandi aziende
Enel non è sola in questa missione. Numerose aziende multinazionali stanno adottando politiche simili per garantire un ambiente lavorativo equo e inclusivo. Ad esempio:
- Microsoft ha lanciato il programma Disability Hiring, dedicato all’assunzione di persone con disabilità.
- IKEA ha introdotto il progetto Equality Works, che punta a creare spazi di lavoro inclusivi.
- Accenture è stata riconosciuta come una delle aziende più inclusive al mondo grazie a iniziative come l’assistenza personalizzata ai dipendenti con disabilità.
Questi esempi dimostrano che l’inclusione non è solo una questione etica, ma anche una strategia vincente per attirare talenti e migliorare la reputazione aziendale.
L’importanza di formare una cultura aziendale inclusiva
Creare un ambiente inclusivo non significa solo eliminare le barriere fisiche e culturali, ma anche investire nella formazione del personale. Secondo un report della Fondazione Adecco per le Pari Opportunità, le aziende che investono in programmi di sensibilizzazione e formazione sulla diversità registrano un aumento della produttività e una diminuzione del turnover del personale.
René stesso, da formatore, sottolinea l’importanza di un dialogo aperto e di un’educazione continua. «Non basta assumere persone con disabilità – dice – bisogna anche preparare il team ad accoglierle e valorizzarle». Questo approccio genera un circolo virtuoso, in cui tutti i dipendenti possono crescere sia a livello personale che professionale.

Un modello da seguire
La storia di René e il suo percorso in Enel rappresentano un esempio virtuoso di come le aziende possono trasformarsi in motori di inclusione e cambiamento sociale. Tuttavia, c’è ancora molta strada da fare. In Italia, il tasso di occupazione delle persone con disabilità è ancora basso rispetto alla media europea, e molte barriere – visibili e invisibili – devono essere abbattute.
L’esperienza di Enel dimostra che l’inclusione non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche un’opportunità per costruire un futuro più equo e sostenibile. Le aziende che scelgono di investire in politiche inclusive non solo migliorano la qualità della vita dei loro dipendenti, ma creano anche un ambiente di lavoro più produttivo e innovativo.René conclude con un messaggio di speranza: «Non dobbiamo aspettare che il mondo cambi per noi. Possiamo chiedere ciò di cui abbiamo bisogno e contribuire a costruire una società più giusta».
Articolo precedente: Teatro San Carlo, progetto “Suoni Senza Barriere”
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