Il 17 settembre al Parlamento Europeo di Bruxelles si terrà un incontro sulle buone pratiche per contrastare la violenza e la discriminazione intersezionale contro le donne con disabilità. Un evento internazionale per condividere strumenti concreti, reti di protezione e formazione professionale
Quando la violenza colpisce una donna con disabilità, le ferite non sono soltanto fisiche o psicologiche: diventano ferite doppie, aggravate dall’isolamento, dalle barriere culturali e sociali, dalla difficoltà di accedere ai servizi e di essere credute. Non si tratta di un problema marginale: secondo i dati raccolti da organizzazioni europee, le donne con disabilità subiscono violenze — fisiche, sessuali, psicologiche o economiche — con una frequenza maggiore rispetto alle donne senza disabilità.
Questa realtà rimane spesso invisibile. La violenza viene raccontata poco e ancora meno riconosciuta dalle istituzioni, dai servizi sociali e sanitari, perfino dalle reti antiviolenza. Si tratta di una doppia discriminazione: come donne e come persone con disabilità.
Bruxelles, 17 settembre: un incontro europeo per rompere il silenzio
È proprio per dare visibilità a questo tema che il 17 settembre, nella sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, si terrà un incontro pubblico dal titolo “Buone pratiche per contrastare la discriminazione intersezionale e la violenza contro le donne con disabilità”.
L’appuntamento, aperto anche online tramite lo streaming sul canale YouTube di CBM Italia, rappresenta un momento cruciale di scambio e confronto tra ONG, reti europee, attivisti, operatori dei servizi sociali e sanitari. L’obiettivo non è solo raccontare esperienze, ma soprattutto trasferire strumenti concreti, protocolli e materiali utili alla pratica quotidiana. Promosso da CBM Italia insieme a realtà europee come EDF, EASPD, Inclusion Europe, ENIL, il meeting vuole trasformare la consapevolezza in azione, creando una rete transnazionale capace di incidere realmente sul sistema di protezione delle vittime.

CARE-INT: un progetto europeo per la formazione e la prevenzione
L’incontro di Bruxelles si inserisce nel quadro del progetto europeo CARE-INT (Equipping future care professionals to tackle intersectional discrimination and violence against women with disabilities), cofinanziato dal programma Erasmus+. CARE-INT nasce per un obiettivo chiaro: formare le nuove generazioni di professionisti della cura affinché siano in grado di riconoscere le forme multiple di discriminazione che colpiscono le donne con disabilità.
Il progetto mette in rete esperienze italiane e olandesi per sviluppare:
- percorsi di formazione mirata;
- materiali operativi per i servizi sociali e sanitari;
- proposte di policy che tengano conto delle dimensioni di genere, disabilità e contesto socio-economico.
Si tratta di un cambio di paradigma importante: non basta parlare genericamente di violenza, occorre affrontare il tema con uno sguardo intersezionale, capace di riconoscere la stratificazione dei fattori di vulnerabilità.
Perché è urgente parlarne
I dati europei parlano chiaro. Le donne con disabilità hanno maggiori probabilità di subire:
- violenza domestica, spesso da parte di partner o familiari da cui dipendono anche per l’assistenza quotidiana;
- abusi istituzionali, in contesti come strutture residenziali o servizi non adeguatamente controllati;
- violenza psicologica ed economica, legata alla sottrazione di risorse, alla negazione di autonomia e al controllo sulla loro vita.
A tutto questo si aggiunge una barriera ulteriore: la difficoltà ad accedere a centri antiviolenza, case rifugio o percorsi di giustizia realmente inclusivi. Molte strutture non sono fisicamente accessibili, altre non dispongono di strumenti comunicativi adatti a donne con disabilità sensoriali o cognitive. Il risultato è una spirale di invisibilità che moltiplica i rischi e rende più difficile uscire dalla violenza.

Il contributo italiano: il Progetto Artemisia
Tra le esperienze più significative che saranno presentate a Bruxelles c’è il progetto Artemisia – Reti antiviolenza accessibili, promosso da LEDHA e conclusosi nel maggio 2024. Gli obiettivi principali di Artemisia sono stati tre:
- Far emergere la realtà della violenza contro donne e ragazze con disabilità, troppo spesso ignorata.
- Costruire reti territoriali accessibili, in grado di offrire supporto concreto e personalizzato.
- Rendere i servizi più inclusivi, attraverso adeguamenti strutturali e formazione specifica degli operatori.
Tra i risultati più concreti:
- l’adeguamento di una casa rifugio della Fondazione Somaschi, ora accessibile a donne con disabilità fisiche, sensoriali e cognitive;
- la pubblicazione delle Linee di indirizzo “Artemisia. Reti antiviolenza accessibili”, disponibili anche in versione Easy To Read, per garantire a tutte il diritto all’informazione chiara.
Il progetto porta il nome di Artemisia Gentileschi, pittrice che trasformò il dolore della violenza subita in un linguaggio artistico potente e liberatorio. Un simbolo di resistenza e visibilità che oggi diventa metafora del riscatto delle donne con disabilità.
Buone pratiche e prospettive
L’incontro del 17 settembre non sarà solo un momento di testimonianza, ma anche un laboratorio operativo. I temi principali in discussione saranno:
- adattamenti infrastrutturali e accessibilità delle case rifugio;
- formazione degli operatori per un’accoglienza realmente inclusiva;
- procedure investigative che non escludano le vittime con disabilità dall’accesso alla giustizia;
- cooperazione tra reti sociali, sanitarie, forze dell’ordine e società civile;
- strumenti comunicativi inclusivi, compresi materiali Easy To Read.
Un impegno che riguarda tutti
Seguire l’incontro in streaming non significa soltanto assistere a un dibattito: è un modo per entrare in un dialogo europeo che vuole trasformarsi in azione concreta. Ogni operatore, attivista o cittadino può trarre strumenti, idee e contatti per rafforzare le reti locali di protezione. La lotta contro la violenza sulle donne con disabilità non è una battaglia di nicchia, ma una questione di diritti umani. Riguarda la capacità delle nostre società di riconoscere tutte le vittime e garantire loro un futuro di libertà e autodeterminazione.
Conclusione: dall’invisibilità alla voce
Rompere il silenzio sulla violenza che colpisce le donne con disabilità significa riconoscere la loro piena cittadinanza e il loro diritto a vivere una vita libera da paura e discriminazioni. Eventi come quello di Bruxelles rappresentano un passo fondamentale: dalla denuncia alla costruzione di strumenti concreti, dalla frammentazione alla creazione di reti europee, dall’invisibilità alla voce.
Ogni donna ha diritto a essere protetta, ascoltata e sostenuta. E quando a subire violenza è una donna con disabilità, la responsabilità collettiva deve essere ancora più forte, perché le ferite non diventino invisibili ma diventino, finalmente, un impegno condiviso per la giustizia e l’inclusione.
Fai una donazione una tantum
Fai una donazione mensilmente
Fai una donazione annualmente
Scegli un importo
In alternativa inserisci un importo personalizzato
Apprezziamo il tuo contributo.
Apprezziamo il tuo contributo.
Apprezziamo il tuo contributo.
2 risposte