Amalia Scalise presenta Gianni il gufo e i racconti del Bosco U-magico – Un’estate indimenticabile, un libro nato da pura ispirazione. Tra fantasia, ironia e riflessioni educative, l’autrice racconta l’importanza della comunità e anticipa nuove avventure per i suoi giovani lettori

Parole d’Autore è una rubrica dedicata agli scrittori e alle loro storie. Ogni puntata offre un’intervista esclusiva, svelando l’ispirazione, il percorso creativo e i retroscena dietro la nascita di un libro.

di Marika Ascolese*

Gufo

Da dove è scaturita l’idea per scrivere questo libro?
In realtà non c’era, all’inizio, l’idea di scrivere un libro. È nato tutto da un’ispirazione improvvisa, quasi come un gioco o un bisogno di esprimere qualcosa che avevo dentro. Le parole sono venute da sé, una dopo l’altra, e solo col tempo ho capito che stava prendendo forma una storia completa. È stato un processo molto spontaneo, guidato più dal desiderio di raccontare che da un progetto prestabilito.

C’è stato un momento particolare o un evento che ha acceso la scintilla creativa?
Non c’è stato un evento particolare che mi ha spinto a scrivere il libro. Era estate, mi trovavo in vacanza, con uno spirito leggero e spensierato. Avevo finalmente il tempo e la tranquillità per lasciare l’immaginazione libera di spaziare. Da lì sono nate le prime idee, senza pressioni né aspettative. È stato un inizio semplice, scaturito dal piacere del momento.

Quanto della tua vita personale si riflette tra queste pagine?
Le favole che ho scritto riflettono il mio essere docente anche fuori dalle mura scolastiche. Esprimono il desiderio di far riflettere i piccoli lettori su diverse problematiche tratte dalla vita quotidiana, perché il compito di un buon insegnante non si limita solo a trasmettere la passione e a stimolare il pensiero critico nei confronti della propria disciplina.

Se dovessi riassumere in una frase il cuore del libro, quale sarebbe?
La tematica centrale del libro è il senso di comunità: nessuno si salva da solo.

Avevi in mente un lettore specifico mentre lo scrivevi? Una persona tipo?
I miei lettori ideali sono ragazzi, di età compresa tra i sette e i dodici anni, che hanno già acquisito la capacità di leggere in modo autonomo e che riescono a elaborare riflessioni personali. Tuttavia, ritengo che il libro possa risultare piacevole e rilassante anche ad adulti che non hanno smesso di coltivare il bambino che c’è in loro, perché, riferendo i commenti degli amici che lo hanno letto, è scritto con ironia e ha il pregio di far sorridere e risvegliare la fantasia.

Quanto tempo ti ha richiesto completare la scrittura?
Non posso quantificare il tempo dedicato a completare la stesura dell’opera perché non c’era l’idea iniziale di riunire i racconti in un unico volume né, tantomeno, di farne una pubblicazione. Solo dopo aver scritto un certo numero di storie ho realizzato che avrei potuto raccoglierle in un libro. Per questo motivo non mi sono data limiti di tempo.

Preferisci lasciarti guidare dall’ispirazione o lavori seguendo una scaletta precisa?
Preferisco scrivere quando mi sento ispirata, perché penso che la scrittura debba nascere da un’urgenza creativa, da qualcosa che si ha davvero voglia di dire. Se manca l’ispirazione, il rischio è che tutto suoni forzato o artificiale. Detto questo, credo sia comunque importante avere uno sguardo d’insieme sul lavoro, una sorta di direzione da seguire, anche se non una scaletta rigida. L’ispirazione dà vita alla storia, ma una visione chiara l’aiuta a prendere forma.

Ha intenzione di dare un seguito alle avventure di Gianni e dei suoi amici?
Gianni e i suoi amici hanno ancora molto da raccontare perché la vita della comunità è in continua evoluzione, entreranno in scena personaggi per ora sconosciuti e prenderanno vita situazioni diverse di cui mi piacerebbe rendere edotti i miei lettori. Del resto, si sa che, dopo “un’estate indimenticabile”, arriverà l’autunno con i suoi meravigliosi colori e nuove straordinarie sorprese.

Cosa ti spinge a scrivere, oltre alla voglia di raccontare una storia?
Il desiderio di esplorare emozioni, pensieri e mondi interiori. Scrivere è un modo per dare forma a ciò che spesso resta confuso dentro di noi, per capire meglio noi stessi e gli altri. È anche un atto di condivisione: attraverso le parole si crea un legame invisibile con chi legge, si lascia spazio all’empatia, alla riflessione e magari anche a un piccolo momento di bellezza.

Qual è il miglior consiglio che ti senti di dare a chi sogna di scrivere un libro?
Il consiglio che mi sento di dare a chi intende accingersi a scrivere un libro è quello di porsi tre domande fondamentali:

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*Marika Ascolese, affetta da tetraparesi spastica dalla nascita, è scrittrice e autrice di diversi libri, ha vinto diversi premi di poesia e narrativa. Oltre a scrivere è editor e si occupa di revisione e riscrittura testi.

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