La violenza di genere contro le donne con disabilità è un fenomeno diffuso ma largamente invisibile. Un’indagine condotta a Palermo mette in luce ostacoli strutturali, culturali e istituzionali che impediscono l’accesso ai servizi e il riconoscimento della violenza. Dal lavoro emergono raccomandazioni concrete per costruire percorsi realmente accessibili, integrati e fondati sui diritti umani

La violenza contro le donne è un fenomeno strutturale che attraversa tutte le classi sociali, le età e i contesti. Quando però alla violenza di genere si intreccia la disabilità, il rischio aumenta e, allo stesso tempo, diminuisce drasticamente la possibilità di essere ascoltate, credute e accompagnate.
L’indagine “Violenza contro le donne e disabilità: barriere, resistenze e percorsi possibili”, realizzata nell’ambito del progetto Oltre l’ostacolo, restituisce un quadro lucido e disturbante di questa realtà (link in calce).

Un fenomeno sommerso

I dati nazionali e internazionali citati nel volume confermano che le donne con disabilità subiscono violenza con un’incidenza superiore rispetto alla popolazione femminile generale. Tuttavia, la maggior parte di queste violenze non emerge.
Il problema non è solo la difficoltà a denunciare, ma l’impossibilità stessa di nominare la violenza: molte donne la percepiscono come una normalità, come parte inevitabile della propria condizione di dipendenza, isolamento o assistenza.

Disabilità, genere e potere

L’indagine adotta una prospettiva intersezionale: la disabilità non si somma semplicemente alla discriminazione di genere, ma la trasforma e la amplifica.
La dipendenza da caregiver, familiari o partner, la mancanza di autonomia economica, l’isolamento sociale, la difficoltà di accesso all’informazione e ai servizi creano un terreno fertile per l’abuso di potere.

Le forme di violenza rilevate sono molteplici:

Servizi poco accessibili, reti fragili

Un nodo centrale emerso riguarda l’accessibilità dei servizi. Non basta una rampa o un ascensore: l’accesso è anche comunicativo, relazionale, culturale.
Molti servizi non sono formati per accogliere donne con disabilità, non dispongono di strumenti adeguati e non lavorano in rete. Le istituzioni pubbliche appaiono spesso frammentate, burocratizzate, incapaci di una presa in carico integrata. Il Centro Antiviolenza, quando lavora in sinergia con le associazioni di persone con disabilità, emerge come uno spazio di possibilità reale. Ma questi esempi restano ancora troppo isolati.

Violenza contro le donne con disabilità

Sessualità negata, rischio aumentato

Un passaggio particolarmente forte del report riguarda la desessualizzazione delle donne con disabilità.
Considerate spesso asessuate o, al contrario, pericolosamente “inermi”, vengono private di percorsi educativi sull’affettività, sul consenso, sui confini del corpo.
Questo non le protegge: al contrario, aumenta il rischio di abuso e rende ancora più difficile riconoscerlo.

Raccomandazioni e cambiamento possibile

La seconda parte del volume propone raccomandazioni concrete:

Il messaggio di fondo è chiaro: la violenza non è un destino, nemmeno quando la società la rende più facile.

Conclusione

Questa indagine non è solo un documento tecnico. È un atto politico.
Racconta quanto la violenza prosperi dove la disabilità viene letta come mancanza e non come differenza, dove il corpo femminile disabile viene negato, controllato o silenziato.
Ma indica anche una strada: ascolto, alleanze, diritti, progettazione condivisa. Oltre l’ostacolo, davvero.

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Articolo precedente: Parole d’Autore: Devi andare, Nì: l’abbandono, l’amore e la speranza che resiste

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