Il Parlamento approva in via definitiva il ddl Semplificazioni-bis che riconosce la sordocecità come disabilità unica e specifica, includendo tutte le forme congenite o acquisite. Una svolta che riguarda oltre 360.000 persone e apre a nuove prospettive di diritti, servizi e inclusione
Il 28 novembre 2025 diventa una data destinata a restare nella storia dei diritti delle persone con disabilità in Italia. Con l’approvazione definitiva del Disegno di Legge “Semplificazioni-bis”, il Parlamento ha finalmente riconosciuto la sordocecità come una disabilità unica e specifica. Non un semplice incrocio tra due minorazioni sensoriali — quella uditiva e quella visiva — ma una condizione complessa che richiede interventi, percorsi e tutele pensati in modo mirato.
Si tratta di un passaggio atteso da anni, fondamentale per rendere pienamente operativa la Legge 107/2010, che aveva posto le basi per il riconoscimento dei diritti delle persone sordocieche ma che, di fatto, non era mai stata compiutamente attuata. Il nuovo provvedimento supera limiti e ambiguità della normativa precedente e introduce un principio chiaro: la sordocecità è una disabilità specifica, a prescindere dall’età in cui insorge, dal grado di compromissione o dalla causa che l’ha generata.
Questo significa includere finalmente tutte le persone con compromissioni combinate, totali o parziali, della vista e dell’udito, siano esse congenite o acquisite. Per la prima volta, dunque, la legge riconosce pienamente anche chi perde progressivamente udito e vista nel corso della vita a causa di patologie, traumi o degenerazioni, offrendo a tutti pari dignità e pari accesso ai diritti.
La soddisfazione della Fondazione Lega del Filo d’Oro, storico punto di riferimento nazionale per le persone sordocieche, è palpabile. Il presidente, Rossano Bartoli, ha parlato di un “traguardo fondamentale per tutte le persone sordocieche e per le loro famiglie”, ricordando come questo risultato sia frutto di oltre sessant’anni di lavoro, advocacy, ascolto e costruzione di una cultura della dignità. Perché se c’è una cosa che la sordocecità ha insegnato a chi ci lavora ogni giorno, è che nulla può essere dato per scontato: dalla comunicazione all’orientamento, dalla relazione alla formazione, ogni gesto richiede attenzione, professionalità, strumenti e competenze specifiche.
Secondo le stime della Lega del Filo d’Oro, questa nuova definizione normativa riguarda oltre 360.000 persone che presentano contemporaneamente una disabilità sensoriale alla vista e all’udito e, spesso, anche limitazioni motorie o condizioni plurime. Una cifra già altissima, ma considerata “al ribasso”: non include infatti i minori sotto i 15 anni, esclusi dalle rilevazioni ufficiali, né le persone che presentano anche una disabilità intellettiva, che vivono una quotidianità ancora più complessa e spesso ancora più invisibile.

Ed è proprio l’invisibilità il nodo centrale che questo provvedimento contribuisce ad affrontare. Per troppo tempo le persone sordocieche sono rimaste ai margini del dibattito pubblico, intrappolate in una condizione che molti faticano perfino a immaginare. Chi non vede e non sente, o vive una riduzione significativa di entrambe le funzioni, incontra barriere che il resto della società dà per scontate. Non si tratta solo di comunicare o di muoversi in sicurezza: è la relazione stessa con il mondo, con gli altri, con il proprio ambiente, che viene messa costantemente alla prova.
Il riconoscimento formale come disabilità unica permette di rendere più chiara la cornice legislativa, aprendo alla possibilità di percorsi più coerenti sul piano assistenziale, educativo, riabilitativo e lavorativo. Significa avere criteri di valutazione più omogenei, servizi più adeguati, un accesso più equo agli interventi personalizzati. Significa, soprattutto, non essere più trattati come un’eccezione dentro l’eccezione.
Tuttavia, il percorso che si apre ora è tutt’altro che concluso. Una legge che riconosce un diritto è un primo passo, non l’ultimo. Perché quel diritto sia esigibile servono investimenti, formazione, professionalità, continuità dei servizi. Servono interpreti e mediatori esperti nei diversi sistemi di comunicazione usati dalle persone sordocieche, dal LIS tattile al Braille in tutte le sue varianti, dalla comunicazione aptica alle tecnologie assistive sofisticate. Servono centri specializzati, équipe multidisciplinari, percorsi educativi personalizzati e una sensibilità collettiva che ancora oggi rimane troppo spesso carente.
Il ddl Semplificazioni-bis pone finalmente ordine sul piano normativo, ma ora la sfida si sposta sul territorio, sui servizi sociali, sui distretti sanitari, sulle scuole, sui luoghi di lavoro. È qui che si giocherà la partita più importante: trasformare una conquista formale in una trasformazione reale della vita delle persone.
Questo riconoscimento rappresenta un atto di giustizia, un avanzamento culturale e un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni. Ma soprattutto è una promessa: quella di costruire una società in cui nessuno venga lasciato nell’ombra o nel silenzio, in cui anche chi vive nella doppia complessità della sordocecità possa trovare spazio, dignità, ascolto e piena cittadinanza.
Fai una donazione una tantum
Fai una donazione mensilmente
Fai una donazione annualmente
Scegli un importo
In alternativa inserisci un importo personalizzato
Apprezziamo il tuo contributo.
Apprezziamo il tuo contributo.
Apprezziamo il tuo contributo.
Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente