La Sicilia fatica a garantire servizi adeguati alle persone con disabilità, nonostante nuove definizioni normative e fondi regionali. Il sistema, frammentato tra enti diversi, genera ritardi, confusione e tagli che colpiscono le famiglie più fragili
Alla fine di ogni anno si tirano le somme, e in Sicilia i conti sulla disabilità non sembrano mai tornare del tutto. I numeri raccolti dalla banca dati regionale parlano chiaro: oltre 14.000 persone sono considerate “disabili gravissimi”. Tuttavia, i servizi e i contributi per queste persone sono gestiti da enti diversi, generando spesso confusione e ritardi. Se da un lato è il sistema sanitario a doversi occupare dei servizi assistenziali, dall’altro il dipartimento regionale della Famiglia e delle Politiche Sociali è responsabile dell’erogazione dei contributi economici, attingendo sia dal fondo nazionale per la non autosufficienza sia dal bilancio regionale.I fondi per i disabili gravi: un impegno economico limitato
A dicembre 2024, il dipartimento regionale ha stanziato circa 2,5 milioni di euro per i disabili gravi, destinati ai distretti socio-sanitari. Questi fondi, disponibili a partire da gennaio 2025, copriranno l’80% dei contributi che verranno poi distribuiti alle famiglie delle persone con necessità di “sostegno intensivo”, una definizione introdotta di recente per indicare coloro che richiedono un’assistenza costante e significativa.
La nuova definizione di disabilità
L’introduzione del decreto legislativo n. 62 del 3 maggio 2024 ha modificato il linguaggio ufficiale sulla disabilità. Termini considerati ormai obsoleti e potenzialmente discriminatori, come “portatore di handicap” o “disabile grave”, sono stati sostituiti da espressioni più rispettose, come “persona con disabilità” e “persona con necessità di sostegno intensivo”. Questa trasformazione semantica è stata accompagnata dall’avvio di nuove procedure di accertamento della disabilità in alcune province italiane, tra cui Brescia, Firenze, Salerno e Trieste. L’obiettivo delle nuove definizioni è superare vecchie logiche assistenzialistiche e promuovere un approccio più inclusivo e rispettoso dei diritti delle persone con disabilità.
Chi è considerato persona con disabilità?
Per comprendere chi rientra in questa categoria, è necessario fare riferimento all’articolo 3 della legge 104/1992, che definisce persona con disabilità chiunque presenti compromissioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali di lunga durata che ostacolano la piena partecipazione alla vita sociale su base di uguaglianza con gli altri. Le nuove normative distinguono tra persone che necessitano di un sostegno “non intensivo” e coloro che hanno bisogno di un supporto “intensivo”. Quest’ultima categoria include persone con gravi limitazioni che richiedono interventi personalizzati e continuativi.
L’accomodamento ragionevole: un principio da applicare
Una delle novità più rilevanti introdotte dal decreto è il concetto di “accomodamento ragionevole”. Si tratta di misure che le istituzioni, i concessionari di servizi pubblici e i privati devono adottare per garantire alle persone con disabilità l’accesso ai diritti fondamentali, senza imporre un onere sproporzionato.Questo principio, già noto nella giurisprudenza, è ora sancito dalla legge e impone agli enti pubblici di adottare soluzioni che facilitino la vita delle persone con disabilità, anche in caso di risorse limitate. Tuttavia, perché l’accomodamento ragionevole non diventi una scusa per giustificare inadempienze statali, deve essere applicato in modo concreto e sussidiario, assicurando che le misure adottate siano realmente efficaci e non simboliche.

La manovra finanziaria siciliana: pochi fondi per la disabilità
A fine anno, la Sicilia ha approvato la legge di bilancio per il triennio 2024-2026, una manovra da quasi un miliardo di euro. Tuttavia, i fondi destinati alla disabilità restano limitati rispetto alle reali esigenze. Sono stati stanziati 22 milioni di euro per adeguare le rette sanitarie destinate a Cta, Rsa e strutture riabilitative; 160 milioni di euro per i disabili gravi e solo 4 milioni per le comunità alloggio che ospitano persone con disabilità psichiche.
Il Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) per il triennio 2025-2027 riserva alla disabilità solo qualche riga, menzionando interventi di supporto domiciliare e servizi integrati per favorire la permanenza delle persone con disabilità all’interno del nucleo familiare. Tuttavia, queste dichiarazioni di intenti non sembrano tradursi in azioni concrete e sufficienti.
«Disabilità – Realizzare prestazioni, interventi e servizi di supporto domiciliare, alla persona, in un’offerta integrata di servizi socio sanitari; iniziative di solidarietà alle famiglie al cui interno figurino disabili gravi, e disabili gravissimi, finalizzandole ad agevolare il loro mantenimento in famiglia; definire modelli di intervento che agevolino la permanenza degli anziani edelle persone non autosufficienti all’interno del nucleo familiare».
La crisi del terzo settore: un sistema al collasso
In Sicilia, il terzo settore gioca un ruolo fondamentale nel garantire servizi alle persone con disabilità. Tuttavia, le associazioni denunciano una situazione sempre più critica. Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane (AGCI) Sicilia, ha recentemente incontrato l’assessora alle politiche sociali Nuccia Albano per esporre le difficoltà del settore, aggravate dai ritardi nei pagamenti e dai fondi insufficienti stanziati dalla regione.
Un esempio emblematico riguarda le comunità alloggio per disabili psichici: per ogni persona ospitata, il costo annuo è di circa 32.685 euro. La regione Sicilia copre solo il 22,46% di questa cifra, lasciando i comuni in difficoltà nel garantire i servizi essenziali. Questo ha portato molte amministrazioni locali a ridurre i servizi, mettendo a rischio l’assistenza per le persone più fragili.
Il caso Catania: tagli all’assistenza scolastica
Un episodio recente che evidenzia le difficoltà della gestione della disabilità in Sicilia riguarda il Comune di Catania. A novembre 2024, la giunta guidata dal sindaco Enrico Trantino ha deciso di tagliare del 15% il servizio di assistenza specialistica (ASACOM) destinato agli alunni con grave disabilità delle scuole pubbliche. La motivazione? Mancanza di fondi nel bilancio comunale.
Questa decisione ha scatenato proteste da parte delle associazioni che si occupano di disabilità, le quali hanno immediatamente impugnato la delibera davanti al TAR. Il tribunale amministrativo ha sospeso il provvedimento in attesa della sentenza definitiva. Tuttavia, l’episodio mette in luce quanto sia fragile il sistema di assistenza e come le persone con disabilità siano spesso le prime vittime dei tagli alle spese pubbliche.
Conclusione: un sistema che ha bisogno di riforme strutturaliLa situazione della disabilità in Sicilia riflette un problema più ampio che riguarda tutto il Paese. Le nuove definizioni introdotte dalla legge rappresentano un passo avanti sul piano dei diritti e della dignità delle persone con disabilità. Tuttavia, senza risorse adeguate e una gestione efficiente, le nuove normative rischiano di rimanere lettera morta.
La sfida per il futuro sarà quella di garantire un sistema di servizi integrati e personalizzati che rispondano realmente alle esigenze delle persone con disabilità. Questo richiede investimenti significativi e una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, sia a livello regionale che nazionale. Perché, come sottolineano le associazioni, la disabilità non può essere relegata a una questione di bilancio: riguarda i diritti fondamentali delle persone e la qualità della loro vita. E su questo, i conti devono tornare.
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