Daniele Ceraolo racconta la genesi del suo romanzo, tra emozioni profonde, tradimenti e introspezione. Un libro nato dall’osservazione della realtà e scritto con passione, per chi ama essere sorpreso fino all’ultima pagina
Parole d’Autore è una rubrica dedicata agli scrittori e alle loro storie. Ogni puntata offre un’intervista esclusiva, svelando l’ispirazione, il percorso creativo e i retroscena dietro la nascita di un libro.
di Marika Ascolese*

Come è nata l’idea di questo libro?
L’idea è nata dal desiderio di unire emozioni forti, mistero e colpi di scena, raccontando come l’amore possa diventare inganno.
C’è un episodio specifico che ha ispirato la trama o un personaggio?
Sì, l’ispirazione è nata osservando quanto spesso le persone indossino maschere anche nelle relazioni più intime. Un episodio in particolare? Una conversazione reale su un tradimento ha acceso la scintilla: “E se chi amiamo fosse il nostro peggior nemico?” Da lì è nato tutto.
Quanto c’è di autobiografico in questa storia?
Molto poco a livello di eventi, ma tanto a livello emotivo. Le insicurezze, i dubbi, la voglia di proteggere chi si ama… sono emozioni che conosco bene e che ho riversato nei personaggi.
Qual è il messaggio principale che vorresti trasmettere al lettore?
Il messaggio principale è che anche l’amore più forte può accecare e portarci a ignorare segnali evidenti. Bisogna imparare a fidarsi di sé stessi, anche quando la verità fa male.
Hai avuto un lettore “ideale” in mente mentre scrivevi?
Sì, ho pensato a chi ama le storie intense, piene di emozioni e colpi di scena. Il mio lettore ideale è qualcuno che cerca un romanzo capace di coinvolgerlo fino all’ultima pagina, facendolo dubitare, emozionare e riflettere.
Quanto tempo hai impiegato per scrivere il libro?
Ci ho impiegato 8 anni a scriverlo. È stato un percorso lungo, fatto di pause, riscritture e tanta dedizione, perché tra lavoro e famiglia il tempo è sempre poco. Ma ogni singola
pagina è frutto di passione e costanza.
Scrivi di getto o pianifichi tutto nei minimi dettagli?
In genere pianifico abbastanza, ma spesso scrivo di getto per lasciarmi sorprendere dai personaggi e dagli sviluppi della trama. Mi piace avere una struttura, ma lascio spazio alla
creatività e all’improvvisazione lungo il cammino.
Quali sono i tuoi rituali creativi, se ne hai?
Non ho rituali creativi particolari. Mi lascio ispirare dal momento e cerco di scrivere quando mi sento pronto, senza forzare troppo il processo.
Che ruolo ha l’ispirazione nel tuo processo creativo?
L’ispirazione è importante, ma la disciplina è ciò che permette di portare avanti la storia. Quando arriva, la sfrutto, ma senza dimenticare il lavoro costante.
Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere?
Inizia senza paura, scrivi senza preoccuparti della perfezione. Migliorerai strada facendo.
*Marika Ascolese, affetta da tetraparesi spastica dalla nascita, è scrittrice e autrice di diversi libri, ha vinto diversi premi di poesia e narrativa. Oltre a scrivere è editor e si occupa di revisione e riscrittura testi.
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