La sperimentazione della riforma sulla disabilità rivela un dato allarmante: Palermo registra 2.807 nuove domande in due mesi, il numero più alto d’Italia. Un fenomeno che interroga la politica sul legame tra povertà, welfare e diritti
I dati della sperimentazione della riforma sulla disabilità in Italia tracciano uno scenario che va ben oltre le statistiche burocratiche, delineando un quadro sociale ed economico che merita un’analisi approfondita. Tra settembre e novembre 2025, Palermo ha registrato un primato che fa riflettere: 2.807 nuovi certificati medici introduttivi per l’accertamento della disabilità, il numero più elevato tra tutte le province italiane coinvolte nella sperimentazione.
Un Primato che Interroga
Per comprendere la portata di questi numeri, è sufficiente un confronto: Genova, al secondo posto, si ferma a 1.674 domande, seguita da Lecce con 1.600. Ma il dato palermitano non rappresenta un’anomalia momentanea. Nel 2024, infatti, il capoluogo siciliano aveva già fatto registrare 2.789 nuovi certificati, dimostrando una sostanziale continuità del fenomeno. La percentuale di presentazione del 43,97% evidenzia come non si tratti di un picco occasionale, ma di una caratteristica strutturale del territorio.
La sperimentazione, avviata a settembre 2025 e destinata a proseguire fino al 2027, coinvolge 20 province italiane e rappresenta il banco di prova per la riforma sulla disabilità che entrerà a pieno regime su tutto il territorio nazionale. L’INPS, diventato accertatore unico e responsabile dell’interoperabilità tra le piattaforme pubbliche, ha il compito di garantire una procedura digitalizzata e più efficiente.
Le Criticità del Sistema
Tuttavia, i numeri palermitani nascondono un’altra verità preoccupante: l’efficienza del sistema di accertamento. Su 2.807 domande pervenute, sono state convocate a visita 1.191 persone, mentre le pratiche definite con l’emissione del certificato finale sono solo 476, pari al 16,96% del totale. Si tratta della percentuale più bassa tra tutte le province monitorate, un dato che evidenzia un grave collo di bottiglia nel sistema.
Questo rallentamento non è solo una questione di efficienza amministrativa, ma si traduce in un danno concreto per i cittadini che attendono il riconoscimento dei loro diritti. La legge 241 del 1990 prevede che le pubbliche amministrazioni siano tenute al risarcimento del danno ingiusto causato dall’inosservanza dei termini di conclusione del procedimento. L’articolo 4 della legge 104/1992, recentemente riformato, stabilisce che il riconoscimento della condizione di disabilità deve essere effettuato dall’INPS mediante le unità di valutazione di base, rendendo centrale la capacità operativa delle strutture territoriali.

Disabilità o Ammortizzatore Sociale?
La domanda che emerge spontanea di fronte a questi numeri è se il certificato di disabilità sia diventato, di fatto, un ammortizzatore sociale. Il riconoscimento dello stato di disabilità garantisce infatti numerose agevolazioni: IVA agevolata al 4%, detrazioni per l’acquisto di veicoli e ausili tecnici, esenzione dal bollo auto, sgravi per spese mediche e assistenza specifica, oltre a benefici in ambito lavorativo e collocamento mirato.
Il Sud Chiede Aiuto
Dietro i numeri palermitani si nasconde una realtà più ampia che riguarda tutto il Mezzogiorno. I dati ISTAT sulla povertà assoluta del 2024 parlano chiaro: nel Mezzogiorno l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta raggiunge il 10,5%, coinvolgendo oltre 886.000 famiglie, contro il 6,5% del Centro Italia. Il 39,8% delle famiglie assolutamente povere risiede nel Mezzogiorno, e nelle Isole la povertà individuale è aumentata significativamente dal 11,9% del 2023 al 13,4% del 2024.
L’intensità della povertà assoluta, che misura quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia al di sotto della soglia di povertà, è aumentata nel Mezzogiorno dal 17,8% del 2023 al 18,5% del 2024. Nei comuni centro di area metropolitana del Sud si registrano i valori più elevati, con il 12,5%. L’ANCI ha recentemente denunciato il “caso Sicilia”, puntando il dito contro l’impennata dei bisogni sociali e sanitari a fronte dei tagli ai fondi dei Comuni, nonostante l’aumento delle entrate regionali. Il dato palermitano sulla disabilità va quindi letto in combinazione con la povertà diffusa: un grido d’aiuto che il Sud sta lanciando alla politica.
Una Riforma Rivoluzionaria
Il convegno tenutosi presso il CEFPAS di Caltanissetta, voluto dalla Garante regionale per la persona con disabilità Carmela Tata, ha fatto il punto sulla riforma introdotta dal decreto legislativo n. 62 del 3 maggio 2024. Questa riforma, che chiude un cerchio durato trent’anni, rappresenta una svolta culturale epocale.
Il nuovo approccio abbandona la prospettiva puramente sanitaria per abbracciare una visione bio-psico-sociale, in linea con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità ratificata dall’Italia nel 2009. La disabilità non è più considerata una malattia, ma una condizione. Al centro della riforma c’è la persona con disabilità, per la quale si vuole costruire un progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.
Gli obiettivi sono ambiziosi: garantire il pieno esercizio dei diritti civili e sociali, il diritto alla vita indipendente, l’inclusione sociale e lavorativa, attraverso l’autonomia e le pari opportunità. Un progetto sartoriale, declinato in termini di portabilità, che vuole dare corpo al principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3, secondo comma, della Costituzione.
Conclusioni
I numeri di Palermo sono uno specchio fedele delle contraddizioni del nostro Paese: una riforma innovativa che guarda al futuro si scontra con un Sud impoverito che cerca nel welfare le risposte che il sistema economico e sociale non riesce più a garantire. Per rendere efficace la riforma sono necessari interventi strutturali che migliorino l’efficienza del sistema di accertamento e, soprattutto, politiche economiche e sociali che affrontino alla radice le cause della povertà nel Mezzogiorno.
Il primato palermitano non è solo un dato statistico, ma un indicatore sociale che interroga in primis la politica sulla capacità di garantire i diritti fondamentali delle persone con disabilità nel rispetto della loro dignità e autonomia.


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