Padre Bill Atkinson, tetraplegico dal 1965, è stato il primo sacerdote con disabilità motoria grave nella Chiesa cattolica. La sua vita è testimonianza di fede, coraggio e amore divino, oggi al centro di una Causa di beatificazione

Nel grande mosaico della spiritualità agostiniana, sono molti i volti che illuminano con la loro vita il cammino dei credenti. Uno di questi è senz’altro quello di Padre Bill Atkinson, religioso dell’Ordine di Sant’Agostino e primo sacerdote tetraplegico ordinato nella storia della Chiesa cattolica. La sua esistenza, segnata da una grave disabilità fisica ma anche da un’incredibile forza interiore, è oggi oggetto di venerazione e studio, tanto da aver avviato un percorso di beatificazione.

Un giovane pieno di vita e di vocazione

William Edward Atkinson nacque il 4 gennaio 1946 a Filadelfia, in Pennsylvania, settimo di otto figli in una famiglia profondamente cattolica. Frequentò la scuola elementare nella parrocchia di Sant’Alice, dove avrebbe anche celebrato la sua prima Messa molti anni dopo, e si diplomò presso la Monsignor Bonner High School. Fin da giovane, Bill si mostrò brillante, sportivo, entusiasta della vita. Aveva i tratti classici dell’americano medio: capelli biondi, occhi azzurri, grande carisma. Non sorprende che, come suo fratello maggiore Al – che avrebbe poi vinto il Super Bowl con i New York Jets nel 1969 – anche Bill si fosse avvicinato inizialmente al mondo dello sport.

Ma il suo cuore batteva per qualcosa di più grande. Sentì la chiamata alla vita religiosa e decise di entrare nell’Ordine degli Agostiniani nel 1963. Dopo il periodo da postulante a Staten Island, fu ammesso al noviziato nel settembre 1964. Aveva solo 18 anni e tutta una vita davanti a sé.

Padre Atkinson

Il giorno che cambiò tutto

Il 22 febbraio 1965, durante una pausa invernale al noviziato di New Hamburg, Bill e alcuni confratelli si divertirono a scendere con una slitta lungo una collina. Era un gesto semplice, quasi infantile, ma la slitta uscì fuori controllo e si schiantò contro un albero. Bill fu trasportato d’urgenza in ospedale: la diagnosi fu devastante. Aveva subito danni irreversibili alla spina dorsale. Era rimasto tetraplegico, paralizzato dal collo in giù. La notizia scosse profondamente l’Ordine, la sua famiglia e tutti quelli che lo conoscevano. Inizialmente non si pensava che sarebbe sopravvissuto. Ma Bill sorprese tutti: dopo 14 mesi di ospedale e riabilitazione, lasciò la struttura con una sedia motorizzata e una matita da tenere in bocca, che gli serviva per scrivere o attivare dispositivi. Il suo corpo era segnato per sempre, ma la sua anima era più viva che mai.

La chiamata che non si spegne

La disabilità non spense in Bill il desiderio di consacrarsi a Dio. Anzi, lo rafforzò. Chiese di poter proseguire il cammino verso il sacerdozio, una richiesta che all’epoca appariva straordinaria, se non impossibile. Eppure, l’Ordine lo sostenne con fede e amore. Fu accolta la sua richiesta di formazione speciale, e venne seguito da un’équipe di agostiniani nella casa di formazione di Villanova.

Nel 1970 professò i voti temporanei, nel 1973 quelli perpetui. E il 2 febbraio 1974, con dispensa di Papa Paolo VI, fu ordinato sacerdote nella sua parrocchia di origine. Era passato meno di un decennio dall’incidente che aveva stravolto la sua vita, eppure eccolo lì, con il cuore traboccante di gioia, a celebrare la sua prima Messa. Grazie a uno speciale meccanismo, poteva toccare la particola per consacrarla, diventando un testimone vivente della potenza della grazia.

Una missione vissuta nella scuola e nel cuore dei giovani

Per quasi trent’anni, padre Bill ha servito come educatore nella stessa scuola in cui aveva studiato: la Monsignor Bonner High School. Qui insegnò teologia, coordinò ritiri spirituali, seguì programmi di recupero scolastico ed esercitò il suo ministero come confessore e guida spirituale. Era presente nella vita degli studenti con umanità, autorevolezza e, soprattutto, un sorriso disarmante.

Chi lo ha conosciuto ricorda il suo senso dell’umorismo, la sua disciplina in classe, la capacità di vedere il meglio in ogni studente. Nonostante i limiti fisici, trasmetteva una gioia contagiosa. Nel 2000, la Villanova University gli conferì un dottorato honoris causa per il suo impegno nella formazione e nella pastorale giovanile.

Gli ultimi anni e l’eredità spirituale

Nel 2004, le sue condizioni di salute peggiorarono e fu trasferito presso l’unità sanitaria del Monastero di San Tommaso, sempre all’interno dell’Università di Villanova. Si spense il 15 settembre 2006, circondato dalla sua famiglia religiosa e biologica. Fu sepolto il giorno successivo nella sezione agostiniana del cimitero di Calvary, a West Conshohocken.

La sua morte non ha segnato la fine della sua storia. Al contrario, è stato l’inizio di un nuovo capitolo: la sua testimonianza ha continuato a parlare, a ispirare, a generare speranza. Per questo motivo, nel 2014, alcuni amici e conoscenti hanno avviato il processo di beatificazione. Oggi, Padre Bill è riconosciuto come Servo di Dio.

Un simposio per ricordarlo e portarlo agli altari

Nel cammino verso la beatificazione, la Provincia di Villanova, in collaborazione con la Villanova University, ha promosso un simposio per approfondire la figura di Padre Bill. Durante l’evento, numerosi studiosi, teologi e testimoni hanno condiviso riflessioni e ricordi.

Il professor Brendan T. Sammon ha analizzato la spiritualità della disabilità, mentre l’arcivescovo di Filadelfia, Monsignor Nelson J. Perez, ha sottolineato il valore della Comunione dei Santi e le lezioni spirituali che la vita di Padre Bill ci lascia. Thomas F. Dailey, docente di teologia, ha invece spiegato i passaggi necessari del processo canonico.

Particolarmente toccante è stata la tavola rotonda con quattro persone che hanno conosciuto Padre Bill da vicino: sua sorella Joan Muller, il suo ex studente Ted Donnelly, Anne Marie Dolceamore (che testimonia una guarigione attribuita alla sua intercessione) e Michael Gaynor, padre di figli con disabilità, che lo ha ricordato come guida e amico.

Padre Bill Atkinson ha dimostrato che la santità non conosce barriere fisiche, che la vocazione può fiorire anche nel dolore, e che la debolezza del corpo non toglie forza allo spirito. La sua vita, oggi più che mai, è un faro per chiunque lotti con le proprie fragilità, ma non vuole rinunciare all’amore, alla fede e alla speranza.

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