Il mal di schiena è una crescente emergenza sanitaria globale, destinata a diventare la settima causa di disabilità entro il 2050. In Italia, colpisce milioni di persone e richiede interventi fisioterapici e riabilitativi, spesso limitati dall’accessibilità economica.
Il mal di schiena, noto in ambito medico come “low back pain“, sta rapidamente emergendo come una delle principali cause di disabilità a livello globale. Attualmente, questa condizione si colloca all’ottavo posto tra le patologie più invalidanti, ma le previsioni per il 2050 indicano che salirà al settimo posto, superando persino la malattia di Alzheimer in termini di impatto sulla qualità della vita. Questa tendenza allarmante è stata messa in luce da uno studio di forecasting pubblicato su *The Lancet*, che ha analizzato la diffusione di diverse malattie in 204 Paesi fino al 2050.
Il mal di schiena in Italia: un problema diffuso
In Italia, il mal di schiena rappresenta già una vera e propria emergenza sanitaria. Si stima che una persona su tre debba affrontare ogni anno episodi di mal di schiena così gravi da costringerla a rimanere a casa, rinunciando al lavoro o ad altre attività. Questo impatta non solo sulla salute personale, ma anche sul sistema economico e sociale. Molti italiani, infatti, si trovano a dover rinunciare alle cure fisioterapiche necessarie a causa di costi elevati o difficoltà di accesso ai servizi sanitari.Secondo un recente rapporto dell’Istat, 8,6 milioni di persone in Italia soffrono di problemi motori, di cui 3,4 milioni affrontano difficoltà gravi.
Tra questi, ben 5,5 milioni si rivolgono a un fisioterapista per cercare sollievo. Le donne rappresentano la maggioranza di coloro che si sottopongono a trattamenti fisioterapici, con una percentuale del 57%.Inoltre, un’analisi condotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a fine 2022 ha evidenziato come il 40% della popolazione europea necessiti di interventi riabilitativi, con l’Italia che presenta una percentuale ancora più elevata: il 47%. Questo significa che oltre 27 milioni di italiani potrebbero trarre beneficio da trattamenti fisioterapici.
Lo studio pubblicato su *The Lancet* offre una visione chiara e preoccupante per il futuro. Tra il 2022 e il 2050, l’Italia rientra tra i Paesi che vedranno un aumento significativo dei casi di mal di schiena, con una crescita prevista tra il 46% e il 53%. Questo aumento avrà conseguenze importanti non solo per il sistema sanitario, ma anche per la produttività lavorativa e la qualità della vita dei cittadini.
La Giornata Mondiale della Fisioterapia e l’importanza della prevenzione
L’8 settembre si celebra la Giornata Mondiale della Fisioterapia, un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di mantenere il corpo in movimento e di prevenire patologie come il mal di schiena. Lo slogan di quest’anno, “Il movimento che non si ferma”, sottolinea proprio la necessità di combattere l’immobilità e promuovere uno stile di vita attivo.La Federazione Nazionale Ordini dei Fisioterapisti (Fnofi) ha lanciato una campagna informativa in occasione di questa giornata, con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini su come prevenire e affrontare il mal di schiena.
Secondo Piero Ferrante, presidente della federazione, la chiave per ridurre l’incidenza del mal di schiena risiede nella prevenzione, nell’accesso alle cure fisioterapiche e nella diffusione di informazioni corrette attraverso canali moderni come i social media. “Come Fnofi, ci impegniamo a migliorare l’accessibilità alle cure e a far sì che il fattore economico non rappresenti una barriera per i cittadini”, ha dichiarato Ferrante durante una conferenza tenutasi a Roma. “Vogliamo garantire che chiunque soffra di mal di schiena possa ricevere un trattamento adeguato, migliorando così la sostenibilità del sistema sanitario e valorizzando il ruolo dei fisioterapisti.”

Le nuove linee guida dell’OMS per il trattamento del mal di schiena
L’OMS ha recentemente pubblicato nuove linee guida per il trattamento del mal di schiena cronico, sia per gli adulti che per gli anziani. Queste raccomandazioni si concentrano su interventi non chirurgici e includono cinque tipi principali di trattamenti: educazione, esercizi fisici, terapie psicologiche, trattamenti multimodali e l’uso di farmaci.L’educazione del paziente è considerata un elemento chiave, in quanto permette di aumentare la consapevolezza e la comprensione del proprio corpo e della propria condizione. Gli esercizi fisici, soprattutto quelli mirati a rafforzare la muscolatura del core e a migliorare la postura, rappresentano un altro pilastro fondamentale del trattamento.
Le terapie psicologiche, come la gestione dello stress e la terapia cognitivo-comportamentale, sono altrettanto importanti, in quanto il dolore cronico spesso si intreccia con stati di ansia e depressione. Infine, l’OMS sottolinea l’importanza di trattamenti multimodali, che combinano diverse tecniche terapeutiche, e l’uso responsabile dei farmaci, limitando l’uso di analgesici potenti come gli oppioidi, che possono causare dipendenza.
Le linee guida dell’OMS mettono in guardia anche su alcuni trattamenti che, sebbene diffusi, non sono raccomandati o devono essere utilizzati con cautela. Tra questi vi sono la trazione vertebrale, gli ultrasuoni e la stimolazione elettrica transcutanea nervosa (TENs). Inoltre, l’uso di farmaci come oppioidi, antidepressivi e anticonvulsivi dovrebbe essere limitato solo a casi selezionati, e la perdita di peso farmacologica non è consigliata come trattamento primario per il mal di schiena.
L’importanza di un intervento tempestivo
Affrontare il mal di schiena in modo tempestivo e con un approccio integrato è fondamentale per evitare che la condizione diventi cronica. L’intervento fisioterapico precoce può fare la differenza nel migliorare la qualità della vita delle persone affette e nel ridurre il peso economico e sociale della malattia. Tuttavia, è altrettanto importante adottare uno stile di vita attivo e consapevole, prevenendo così l’insorgere di problemi alla schiena.La Giornata Mondiale della Fisioterapia rappresenta un’occasione preziosa per riflettere su questi temi e promuovere un cambiamento culturale che metta al centro il benessere fisico e la prevenzione, per garantire una migliore qualità della vita a tutti i cittadini, oggi e nel futuro.
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