Tiziano Benini racconta la nascita del suo primo thriller, tra ricordi, ispirazioni cinematografiche e tratti autobiografici. Un viaggio creativo iniziato in gioventù e sbocciato in pensione

Parole d’Autore è una rubrica dedicata agli scrittori e alle loro storie. Ogni puntata offre un’intervista esclusiva, svelando l’ispirazione, il percorso creativo e i retroscena dietro la nascita di un libro.

di Marika Ascolese*

Thriller

Come è nata l’idea di questo libro?
L’idea di scrivere un libro mi accompagna sin da adolescente, poi la tranquillità e il tempo libero che lo stato di pensionato mi ha regalato hanno fatto il resto. Quindi ho tirato fuori dal cassetto gli appunti e mi sono lanciato in questa avventura meravigliosa.

C’è un episodio specifico che ha ispirato la trama o un personaggio?
Diciamo che uno dei personaggi cult della mia generazione, Clint Eastwood, mi ha “costretto“ ad ambientare la  storia a San Francisco. Una scelta che qualche amico ha considerato  strana ma che è stata l’unico filo conduttore imprescindibile che mi sono imposto per raccontare la mia
storia.

Quanto c’è di autobiografico in questa storia?
Non è esattamente autobiografico, però in ogni personaggio maschile “positivo” del mio thriller qualche tratto caratteristico
mi appartiene. Sfumature, affermazioni, idee, stati d’animo e sentimenti sono
miei: spalmati nei vari personaggi che ripercorrono le stagioni della mia vita,
anche professionale.

Qual è il messaggio principale che vorresti trasmettere al lettore?
In un thriller ogni personaggio racconta
qualcosa di sé e con sé porta le idee, le visioni della vita, della spiritualità proprie dell’autore. Più il protagonista o i personaggi saranno credibili, maggiore sarà la probabilità che il messaggio raggiunga il lettore.

Hai avuto un lettore “ideale” in mente mentre scrivevi?
Durante le varie fasi di scrittura non ho mai pensato in maniera ‘’ossessiva” al mio lettore. Ho scritto, ma soprattutto riletto il mio thriller con i miei occhi. Quando mi sono accorto che riusciva a emozionarmi e a coinvolgermi, ho capito che avevo fatto del mio meglio. Era pronto per essere “ giudicato “ da chi voleva leggerlo, con la presunzione che poteva essere letto da chiunque.

Quanto tempo hai impiegato per scrivere il libro?
Possiamo considerarlo un parto elefantiaco. Dalla prima stesura, passando per la seconda e infine al lavoro certosino di correzione bozze ed editing sono trascorsi quasi ventuno mesi.

Scrivi di getto o pianifichi tutto nei minimi
dettagli?

La verità sta esattamente nel mezzo. Scrivo di getto, perché quando parto riesco a scrivere anche una decina di pagine senza fermarmi, ma senza una buona “scaletta”, il rischio che la storia perda di linearità, pathos e coerenza è davvero alto.

Quali sono i tuoi rituali creativi, se ne hai?
I miei rituali sono davvero banali: indossare gli auricolari (scollegati) e avere accanto la mia tazza preferita con la mia
tisana all’arancio.

Che ruolo ha l’ispirazione nel tuo processo creativo?
L’ispirazione è tutto. Spesso lo scrivere
sulla carta è solo l’ultimo passaggio formale di idee che nascono mentre dormi, mentre porti a spasso il tuo amico a quattro zampe o fai la spesa al supermercato.

Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere?
Non sono nessuno per dare consigli  a chicchessia, però potrei darli a me stesso.
Quando ti viene voglia di scrivere qualcosa, fallo. “Adesso non ho tempo” è
solo una scusa. Fallo subito, ma soprattutto individua un/a editor che ti
consigli, ma rispetti il tuo lavoro e il tuo stile.

*Marika Ascolese, affetta da tetraparesi spastica dalla nascita, è scrittrice e autrice di diversi libri, ha vinto diversi premi di poesia e narrativa. Oltre a scrivere è editor e si occupa di revisione e riscrittura testi.

In collaborazione con:

Articolo precedente: Il dramma invisibile dei caregiver familiari: La tragedia di Marzaglia Nuova

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