A Marzaglia Nuova, una tragedia familiare denuncia l’abbandono dei caregiver familiari. Urge una riforma che garantisca diritti, servizi e un Reddito di Cura per chi si dedica all’assistenza
Alcuni giorni fa è passata sottobanco e nel silenzio generale una notizia di cronaca molto brutta e inquietante nei fatti e antefatti accaduti. Marzaglia Nuova, in provincia di modena, è stata teatro di una tragedia che scuote profondamente le nostre coscienze.
Nell’abitazione di famiglia sono stati ritrovati i corpi senza vita di Gian Carlo Salsi, 83 anni, della moglie Claudia Santunione, 79 anni, e del loro unico figlio, Stefano Salsi, 48 anni, affetto da una grave forma di autismo.Madre e figlio sarebbero morti nel sonno, forse per soffocamento, mentre Gian Carlo si sarebbe tolto la vita nel vano scale della palazzina.
Un gesto estremo, che racconta molto più di quanto appaia: parla della solitudine, della disperazione, della fatica senza fine che ogni caregiver familiare conosce.
Per 48 anni, i genitori avevano vissuto dedicandosi completamente alla cura di Stefano. Negli ultimi tempi, però, la situazione era diventata ancora più difficile: Gian Carlo era stato colpito da un principio di Alzheimer, mentre Claudia soffriva di una grave demenza senile. La loro vita, già segnata da anni di sacrifici, si era trasformata in una montagna insormontabile.
Eppure, questa famiglia aveva saputo dare molto alla propria comunità. A proprie spese, per vent’anni, avevano organizzato il “Trofeo Stefano Salsi”, una gara ciclistica in onore del figlio, grande appassionato di ciclismo. Un esempio luminoso di amore e dedizione, ora spezzato tragicamente.
Una tragedia che non può essere considerata un caso isolato. In Italia, infatti, ci sono tre milioni di persone con disabilità e chi si prende cura ogni giorno di un familiare con disabilità grave o malattie neurodegenerative è sistematicamente abbandonato a sé stesso. Nonostante da anni esistano proposte di legge in Parlamento, ancora oggi manca una vera legge nazionale che riconosca i diritti dei caregiver familiari.
È evidente che è urgente cambiare rotta. Tra le proposte più interessanti emerse di recente, c’è quella di Beppe Grillo sul “Reddito di Cura“: un sostegno economico stabile, garantito, indipendente dall’ISEE, destinato ai caregiver familiari. Non un bonus sporadico, ma un reddito universale che riconosca il valore sociale della cura e che permetta a chi assiste di vivere con dignità.
Un Reddito di Cura per i caregiver familiari sarebbe solo il primo passo. Accanto al reddito, servono anche servizi reali, assistenza psicologica e domiciliare, diritti pienamente riconosciuti:
- tutele previdenziali e sostegno economico (per chi non ha potuto lavorare per dedicare la sua vita a tempo pieno alla cura del proprio caro);
- diritto alle cure, al riposo e alle ferie;
- a percorsi preferenziali e a semplificazione burocratica delle pratiche al fine di ridurre i tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie (ad esempio domiciliarizzazione delle visite specialistiche).
Non un euro, ovviamente, per integrare la vergogna del fondo per i caregiver previsto dalla attuale norma nazionale.
Non basta “dare un assegno” per assolversi: bisogna costruire una società in cui nessuno sia lasciato solo nel peso della cura. Se Gian Carlo, Claudia e Stefano non fossero stati lasciati soli, forse oggi staremmo raccontando un’altra storia.
Non possiamo più permettere che il dramma dei caregiver familiari resti invisibile. Serve giustizia, dignità, diritti. Serve adesso. Serve il coraggio di ascoltare queste vite spezzate e di agire concretamente. Perché ogni storia ignorata è una ferita alla nostra umanità. E ogni giorno perso rende più ingiusto e crudele il destino di chi ama e si prende cura, senza mai chiedere nulla in cambio.

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