Le persone con disabilità affrontano gravi ostacoli nell’accesso agli screening oncologici. Ritardi diagnostici, barriere culturali e organizzative compromettono la sopravvivenza. Servono percorsi inclusivi, formazione per i professionisti e campagne contro lo stigma per garantire diagnosi e cure tempestive

La diagnosi precoce è oggi il primo e più importante alleato nella lotta contro i tumori. Programmi di screening per il tumore al seno, al colon-retto e al collo dell’utero hanno migliorato significativamente la sopravvivenza della popolazione generale. Tuttavia, quando si tratta di persone con disabilità, questo diritto fondamentale si scontra con barriere ancora troppo radicate. Ostacoli fisici, culturali e organizzativi compromettono l’accesso agli screening e alle cure, mettendo a rischio la salute e la vita di milioni di persone.

Secondo il Consiglio dell’Unione Europea, una persona su quattro sopra i 16 anni vive con una qualche forma di disabilità. Questo dato, già imponente, assume un peso ancora maggiore se si considera l’invecchiamento della popolazione: nella fascia over 60, la più colpita dai tumori, circa la metà ha una disabilità. La compresenza di condizioni croniche può inoltre mascherare i sintomi oncologici, rendendo ancora più difficile un riconoscimento tempestivo della malattia.

Disuguaglianze sistemiche

I dati italiani su questo tema sono scarsi e disomogenei, ma le evidenze disponibili — in linea con revisioni internazionali — raccontano un quadro preoccupante: le persone con disabilità presentano una maggior mortalità per tumore e una minore sopravvivenza, a causa di ritardi nella diagnosi, minor accesso a trattamenti innovativi e una generale sottovalutazione dei loro sintomi e dei loro bisogni clinici.

Uno studio pubblicato nel 2022 sulla rivista BMJ Open ha evidenziato come, nei paesi ad alto reddito, le persone con disabilità abbiano il 25% in meno di probabilità di partecipare ai programmi di screening per il cancro, rispetto ai coetanei senza disabilità. In Italia, uno studio della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha mostrato che le donne con disabilità intellettiva accedono meno frequentemente ai test di screening mammografico rispetto alla popolazione generale, e con ritardi significativi.

Questo avviene nonostante gli screening oncologici siano inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a garantire a tutti. La disabilità, però, continua a essere trascurata nei protocolli standard, che spesso non tengono conto delle esigenze specifiche di chi ha limitazioni fisiche, cognitive o sensoriali.

Tumori disabilità

Barriere fisiche e culturali

Molti ambulatori non sono pienamente accessibili. Le apparecchiature diagnostiche, come mammografi o letti per colonscopia, sono raramente progettate per accogliere persone in carrozzina o con mobilità ridotta. Ma il problema non è solo architettonico. Spesso manca una formazione specifica dei professionisti sanitari, che non sono preparati a comunicare con pazienti con disabilità intellettive o sensoriali, o a gestire correttamente situazioni complesse con supporto di caregiver.

Inoltre, esiste uno stigma radicato che accompagna ancora le persone con disabilità, basato sull’idea — del tutto errata — che siano meno esposti ai rischi oncologici, o che non possano sostenere determinati trattamenti. Questo pregiudizio porta talvolta i medici a rinunciare in partenza a indagini diagnostiche, o a proporre solo cure palliative. È un approccio discriminatorio, oltre che clinicamente inefficace.

Il progetto Intrecci: una possibile svolta

Un esempio concreto di risposta a questo problema è il progetto “Intrecci”, finanziato da Fondazione Cariplo, che si propone di costruire una rete tra professionisti della salute, architetti esperti di ambienti sanitari, istituzioni e persone con disabilità. L’obiettivo è sviluppare percorsi diagnostici e terapeutici realmente inclusivi, offrendo pari opportunità di accesso alla prevenzione e alla diagnosi precoce. Questo tipo di iniziative non solo migliora la salute della persona, ma rappresenta anche un investimento per il sistema sanitario, riducendo i costi legati a diagnosi tardive e terapie più invasive.

Un’assistenza davvero integrata

Affrontare il nodo dell’accesso agli screening oncologici per le persone con disabilità richiede un cambiamento di paradigma. Servono percorsi integrati e multidisciplinari, in cui i diversi attori del sistema — medici, infermieri, tecnici, assistenti sociali, caregiver — collaborino in modo continuativo, non solo occasionale. La medicina territoriale deve giocare un ruolo chiave in questo processo, andando a intercettare i bisogni delle persone nei luoghi in cui vivono, anziché costringerle a percorsi a ostacoli.

È urgente anche un investimento nella formazione continua dei professionisti, affinché possano riconoscere tempestivamente i segnali di allarme anche in contesti complessi, e comunicare efficacemente con ogni tipo di paziente. Parallelamente, è fondamentale promuovere campagne pubbliche di sensibilizzazione contro lo stigma e i pregiudizi che ancora oggi impediscono una vera equità nella salute.

Disabilità, cancro e diritti: una battaglia culturale

La disabilità non può e non deve più essere un fattore di esclusione nei percorsi oncologici. Parlare di salute pubblica significa occuparsi di tutte le persone, soprattutto di quelle più vulnerabili. Includere la disabilità nella programmazione sanitaria non è solo una questione etica, ma di giustizia sociale.

Come ha sottolineato anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il principio di equità nella salute implica che ogni individuo abbia le stesse possibilità di vivere in buona salute, indipendentemente dalle sue condizioni fisiche o cognitive.
È tempo che anche in Italia si faccia un salto di qualità: dalla buona volontà alla struttura sistemica. Dai progetti pilota alle politiche pubbliche. Dalle dichiarazioni di principio all’azione concreta. Perché dietro ogni ritardo diagnostico c’è una storia, un dolore, una vita che si sarebbe potuta salvare.

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