La salute urologica e sessuale nelle persone con disabilità è spesso trascurata, nonostante l’elevata diffusione dei disturbi e il loro impatto sulla qualità della vita. Serve un approccio multidisciplinare che integri prevenzione, diagnosi e cura, considerando la persona nella sua totalità, inclusa la sfera intima e relazionale.

Salute urologica e sessuale

Ci sono aspetti della salute che, quando si parla di disabilità, restano in silenzio. Non perché siano meno importanti, ma perché spesso mettono a disagio, vengono considerati secondari o, peggio ancora, invisibili. Tra questi ci sono la salute urologica e quella sessuale. Due dimensioni fondamentali della vita di ogni persona che, nel caso delle persone con disabilità – soprattutto nelle malattie neuromuscolari – vengono troppo spesso ignorate.

Eppure i numeri parlano chiaro: i disturbi delle basse vie urinarie possono arrivare a colpire fino all’85% delle persone con alcune patologie neuromuscolari. Non si tratta quindi di situazioni rare o marginali, ma di una realtà quotidiana che incide profondamente sulla qualità della vita.

Chi vive queste condizioni lo sa bene. Il bisogno improvviso di urinare, la difficoltà a svuotare completamente la vescica, il flusso debole, la sensazione costante di non avere il controllo. A volte si aggiunge anche l’incontinenza. Tutti elementi che complicano la gestione della giornata, aumentano il disagio e possono portare anche a complicanze più serie.

Spesso, a questi disturbi si associano anche problemi intestinali, come la stipsi. Due aspetti che si influenzano a vicenda, creando un circolo difficile da interrompere. Eppure, nonostante questa complessità, raramente si affrontano in modo strutturato all’interno dei percorsi di cura.

Le cause? Non esiste una risposta unica. Possono entrare in gioco diversi fattori: alterazioni muscolari, problemi neurologici, disfunzioni del pavimento pelvico, oppure conseguenze indirette di interventi chirurgici, come quelli alla colonna vertebrale. E un aspetto importante da sottolineare è che non sempre c’è una correlazione diretta tra la gravità della malattia e l’intensità dei sintomi urinari. Questo significa che ogni persona ha bisogno di una valutazione specifica, senza semplificazioni.

Accanto a tutto questo, c’è un altro tema ancora più sommerso: la sessualità. Parlare di sessualità e disabilità, ancora oggi, sembra quasi un tabù. E invece è una parte essenziale della vita, dell’identità, delle relazioni. Nelle malattie neuromuscolari, le disfunzioni sessuali sono tutt’altro che rare. Negli uomini, ad esempio, la disfunzione erettile può riguardare una percentuale molto elevata, arrivando in alcuni casi fino al 70%.

Dietro questi numeri non ci sono solo aspetti fisici. La sessualità è il risultato di un equilibrio complesso tra corpo, mente e relazioni. Possono influire fattori neurologici, ormonali, psicologici, ma anche la fatica cronica, i cambiamenti dell’umore e il modo in cui si vive il proprio corpo.

E poi c’è un dato che colpisce ancora di più: la quasi totale assenza di studi sulla sessualità femminile nelle donne con disabilità neuromuscolare. Un vuoto enorme, che racconta quanto questa dimensione sia stata trascurata. Non conoscere significa non poter intervenire, e questo rischia di tradursi in una mancanza di risposte concrete per tante donne.

Tutto questo ci porta a una riflessione che dovrebbe essere ovvia, ma che ancora oggi fatichiamo a interiorizzare: una persona con disabilità è, prima di tutto, una persona. Con gli stessi bisogni, gli stessi desideri, gli stessi diritti alla salute e al benessere.

E invece, troppo spesso, si tende a concentrare l’attenzione solo sulla patologia principale, trascurando tutto il resto. Come se il resto fosse meno importante. Ma non è così.

La prevenzione, ad esempio, dovrebbe essere garantita a tutti, senza eccezioni. Screening, controlli, visite specialistiche non devono diventare un lusso o qualcosa da rimandare “perché c’è altro di più urgente”. La salute urologica e quella sessuale fanno parte di un equilibrio più ampio, che riguarda la qualità della vita nel suo complesso.

C’è poi un altro aspetto che non possiamo ignorare: quello familiare e assistenziale. Le persone con disabilità spesso vivono all’interno di contesti in cui il carico di cura è elevato. Questo ha un impatto anche sulle relazioni, sull’intimità, sugli equilibri emotivi. Non riguarda solo la persona, ma anche chi le sta accanto ogni giorno.

Per questo serve un cambio di prospettiva. Serve un approccio davvero multidisciplinare, che metta insieme competenze diverse e che guardi alla persona nella sua interezza. Non solo sintomi da trattare, ma vita da comprendere. Non solo malattia, ma identità, relazioni, dignità.

Riconoscere e affrontare i disturbi urologici e sessuali nelle persone con disabilità non è un dettaglio. È un passo fondamentale per restituire completezza alla cura. Perché prendersi cura davvero di qualcuno significa non lasciare indietro nessuna parte della sua vita. Nemmeno quelle di cui si parla meno.

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