Ruggero Giglio, 51 anni e amputato a 17, ha attraversato a nuoto lo Stretto di Messina. Tra correnti impegnative e momenti di emozione, la sua impresa è un messaggio di resilienza, amore e forza interiore.
Il 26 agosto 2025 resterà una data indimenticabile per Ruggero Giglio, 51 anni, originario di Milazzo. Amputato a 17 anni in seguito a un grave incidente, ha realizzato un’impresa che va oltre lo sport: attraversare a nuoto lo Stretto di Messina, simbolo di sfida e rinascita. Un gesto che parla di forza interiore, amore e determinazione. Partito dalla costa siciliana con un unico obiettivo – raggiungere la Calabria a forza di bracciate – Ruggero ha affrontato il mare con determinazione e lucidità.
Lo abbiamo intervistato subito dopo l’impresa, raccogliendo le sue emozioni, le difficoltà affrontate e il messaggio che vuole lasciare a tutti.
Cosa hai provato mentre attraversavi lo Stretto di Messina e quale momento ti ha emozionato di più?“Quando nuoti per un’impresa del genere cerchi di non pensare e di concentrarti sull’obiettivo, che nel mio caso era quello di seguire la barca che mi dava la giusta direzione per arrivare in Calabria. Tuttavia, arrivato al centro dello Stretto di Messina, mi sono fermato con lo stupore di chi mi accompagnava in barca, che prontamente mi ha chiesto se stavo bene. Sì, stavo benissimo, mi ero solo preso un attimo per godermi il momento… e quando mi ricapiterà di trovarmi tra Scilla e Cariddi?”
Attraversare lo Stretto di Messina a nuoto non è mai semplice. Le correnti, talvolta impetuose, possono spostare lateralmente anche i nuotatori più esperti, mentre le onde imprevedibili mettono a dura prova la resistenza fisica e mentale. Le acque, fresche e mutevoli, richiedono concentrazione e preparazione costante. A complicare ulteriormente l’impresa, il traffico marittimo: traghetti, pescherecci e imbarcazioni turistiche rendono indispensabile la presenza di barche di supporto che seguano i nuotatori passo passo, garantendo sicurezza e orientamento.
Le traversate ufficiali sono organizzate da associazioni specializzate come la Sicilia Open Water, che fornisce un team completo di istruttori, medici e assistenti, pianifica la partenza in base alle condizioni del mare e coordina il percorso. Grazie a questa struttura, anche chi affronta la sfida con una disabilità può vivere l’esperienza in totale sicurezza, trasformando la difficoltà in un traguardo raggiungibile e indimenticabile.

La traversata è stata più impegnativa di quanto ti aspettassi? Quali difficoltà hai dovuto affrontare in mare?
“La traversata in realtà è stata tutta molto impegnativa, anche perché le correnti ci hanno spostato di parecchio. La partenza è stata sicuramente il momento più difficile, sempre a causa delle correnti, ma sono riuscito a fare metà percorso in solo 35 minuti, un ottimo tempo, per poi concludere in 1 ora, 27 minuti e 12 secondi.”
Dietro ogni bracciata, però, c’era molto più di una sfida personale. C’era l’amore di Laura, la sua compagna, e del piccolo Lorenzo, che da casa seguivano con il cuore quella nuotata.
Come ti ha aiutato, nei momenti più duri, il sostegno della tua compagna, di tuo figlio e del team al seguito?
“Sicuramente mentre nuotavo pensavo a Laura e a Lorenzo che da casa mi sostenevano, e soprattutto alla fiducia dimostratami da Laura che, seppur preoccupata, mi ha dato il massimo appoggio e aiuto per realizzare il mio sogno. Ma anche dalla barca il mio ‘Angelo’ Achille mi incoraggiava e mi sosteneva, facendo anche dei video e delle dirette per trasmettere sui social la mia energia e il mio entusiasmo.”

La sua impresa non si ferma alla cronaca di un tempo record o di una difficoltà superata. È un messaggio che va oltre il nuoto, oltre la disabilità, oltre la fatica.
Guardando ora alla tua impresa, quale messaggio senti di voler lasciare a chi combatte le proprie battaglie quotidiane?
“Sembra forse scontato, ma in realtà non lo è: il messaggio che vorrei trasmettere a tutti quelli che hanno visto la traversata è di incamminarsi verso lo sport, ognuno secondo le proprie capacità fisiche. Il nuoto, come tutti gli sport, ti aiuta a stare meglio, a riempire un po’ di quel vuoto lasciato dalla disabilità, ma anche per le persone normodotate serve a staccare dalla quotidianità e ad addolcire il presente di tutti.”
Quella di Ruggero Giglio non è solo una traversata, ma un atto di libertà e di speranza. È la dimostrazione che la forza non si misura solo nei muscoli, ma nella volontà di non fermarsi di fronte agli ostacoli. Tra Scilla e Cariddi, Ruggero ha lasciato un segno indelebile: il coraggio di chi non smette mai di credere nei propri sogni.
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