La Giornata Nazionale delle Demenze, promossa da SINdem il 15 dicembre, sensibilizza su prevenzione, diagnosi tempestiva e presa in carico. Le demenze non sono inevitabili: stili di vita sani, supporto ai caregiver, servizi dedicati e informazione corretta migliorano qualità della vita e contrastano stigma sociale
di Chiara Cupidi*
Le demenze sono un insieme di malattie neurologiche caratterizzate da un progressivo deterioramento delle funzioni cognitive – memoria, linguaggio, orientamento, capacità di giudizio – tale da compromettere l’autonomia nella vita quotidiana. La malattia di Alzheimer è la forma più frequente e rappresenta circa il 60–70% dei casi; seguono le demenze vascolari e altre forme meno comuni, come la demenza frontotemporale.
Le demenze non sono una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento, ma condizioni patologiche complesse che richiedono risposte sanitarie e sociali strutturate. Inoltre, non riguardano esclusivamente l’età avanzata: una quota non trascurabile di casi insorge prima dei 65 anni, con un impatto particolarmente rilevante sul piano lavorativo, familiare e sociale.
In Italia oltre un milione di persone vive con una demenza e il numero è destinato ad aumentare con l’invecchiamento della popolazione. Se si considerano anche familiari e caregiver, l’impatto coinvolge una parte molto ampia della società. Le demenze rappresentano oggi una delle principali sfide di salute pubblica, non solo per il carico assistenziale e i costi, ma anche per le profonde implicazioni sulla qualità della vita delle persone coinvolte.
È in questo contesto che SINDEM (Associazione autonoma aderente alla SIN – Società Italiana di Neurologia – per le demenze) ha istituito il 15 dicembre come Giornata Nazionale delle Demenze, con l’obiettivo di promuovere informazione corretta, sensibilizzazione e una maggiore consapevolezza collettiva. Parlare di demenze significa contrastare lo stigma, sostenere le famiglie e diffondere una cultura della cura fondata sulle evidenze scientifiche.
Uno dei messaggi centrali riguarda la prevenzione. Le conoscenze attuali, recepite anche nelle Linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sulla diagnosi e il trattamento delle demenze, indicano che una quota significativa del rischio di sviluppare una demenza è associata a fattori modificabili presenti lungo tutto l’arco della vita. Ipertensione arteriosa, diabete, obesità, fumo, sedentarietà, depressione, isolamento sociale, basso livello di istruzione e deficit sensoriali, come la perdita dell’udito, influiscono sulla salute cerebrale e rappresentano ambiti concreti di intervento.
La prevenzione delle demenze non può essere affidata a interventi occasionali o a messaggi semplicistici, ma deve tradursi in politiche di sanità pubblica orientate alla promozione di stili di vita sani, alla tutela della salute cardiovascolare, alla stimolazione cognitiva e alla partecipazione sociale. Prevenire le demenze significa investire in un invecchiamento più sano e attivo e migliorare il benessere complessivo della popolazione.

Un altro aspetto fondamentale è la diagnosi tempestiva. Spesso i primi segnali di deterioramento cognitivo vengono sottovalutati o attribuiti all’età, con il rischio di arrivare tardivamente a una valutazione adeguata. Le Linee guida dell’ISS chiariscono che non è indicato né fattibile uno screening generalizzato nella popolazione asintomatica, ma raccomandano di prestare attenzione a cambiamenti persistenti della memoria, del linguaggio, del comportamento o delle capacità funzionali che interferiscono con la vita quotidiana.
Una diagnosi formulata nei tempi giusti consente di escludere cause potenzialmente reversibili di declino cognitivo, di avviare interventi appropriati e di aiutare la persona e la famiglia a orientarsi nel percorso di cura. In questo processo il medico di medicina generale rappresenta il primo punto di riferimento, mentre i Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD) svolgono un ruolo centrale nella valutazione specialistica, nella definizione del piano assistenziale e nel follow-up.
La diagnosi non deve rappresentare un punto di arrivo, ma l’inizio di una presa in carico strutturata e continuativa. Le demenze, inclusa la malattia di Alzheimer, sono condizioni croniche e progressive che richiedono un approccio multidimensionale, personalizzato e centrato sulla persona. I trattamenti farmacologici disponibili devono essere inseriti in un progetto di cura più ampio, che comprenda interventi non farmacologici, supporto psicosociale, attenzione ai disturbi comportamentali, adattamento dell’ambiente di vita e tutela della dignità della persona.
Un capitolo fondamentale della presa in carico riguarda il sostegno ai caregiver, che rappresentano una risorsa essenziale ma spesso fragile, a causa del carico emotivo, fisico e organizzativo che l’assistenza comporta, con un rischio aumentato di isolamento e burnout.
La Giornata Nazionale delle Demenze è quindi un’occasione per diffondere conoscenze corrette, contrastare lo stigma e rendere più visibili i servizi disponibili sul territorio. Informarsi è il primo passo per prendersi cura. In presenza di cambiamenti cognitivi o comportamentali persistenti, è importante parlarne con il proprio medico, che potrà indirizzare verso un percorso di valutazione appropriato. Conoscere le risorse esistenti, come i CDCD, e sapere che esistono indicazioni nazionali condivise per la prevenzione e la presa in carico può fare la differenza nel percorso di chi vive con una demenza e di chi se ne prende cura.
Risorse:
https://sindem.org/
https://www.iss.it/-/snlg-diagnosi-e-trattamento-delle-demenze
*Chiara Cupidi è una neurologa, ricopre il ruolo di presidente SINdem per la sezione Sicilia

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