In Grecia, Spagna e Italia le persone con disabilità affrontano barriere crescenti nell’accesso alle cure. Mediterraneo spaccato tra ticket, differenze regionali e attese infinite spingono sempre più famiglie verso il privato. Il rischio è un sistema sanitario meno universale e più diseguale
Quando si parla di salute e disabilità, il primo tema che emerge è l’uguaglianza di accesso alle cure. In teoria, i sistemi sanitari pubblici di Grecia, Spagna e Italia sono universalistici, cioè garantiscono a tutti prestazioni fondamentali. In pratica, la situazione è ben diversa: vincoli di bilancio, carenze strutturali e disuguaglianze territoriali hanno creato un vero e proprio “divario mediterraneo” che colpisce con particolare durezza chi convive con una disabilità.
La riabilitazione, le terapie continuative e l’assistenza specialistica non sono optional per chi ha una disabilità, ma elementi imprescindibili per preservare autonomia e qualità della vita. Eppure, proprio queste cure sono tra le più difficili da ottenere senza pagare di tasca propria.
Grecia: dal ticket zero al copayment
Il caso greco mostra con chiarezza quanto una modifica normativa possa cambiare la vita quotidiana di migliaia di famiglie. Fino a poco tempo fa, le persone con disabilità motorie o croniche godevano di un’esenzione totale per i trattamenti riabilitativi. Dal 2024, invece, è stato introdotto un co-pagamento del 15%.
A prima vista può sembrare una percentuale contenuta, ma per chi vive con una pensione di invalidità di 338 euro (se l’invalidità supera il 67%) o di 570 euro (oltre l’80%) il peso diventa insostenibile. Un mese di riabilitazione può costare centinaia di euro, riducendo drasticamente la capacità economica di intere famiglie.
C’è poi la questione geografica: i centri specializzati si concentrano nelle grandi città, lasciando scoperte le aree rurali e insulari. Il risultato è che chi vive lontano dai centri urbani deve affrontare spostamenti lunghi e onerosi, un ulteriore ostacolo che rischia di trasformare un diritto in un privilegio.

Spagna: cure gratuite, ma liste infinite
In Spagna, il sistema sanitario nazionale copre formalmente molte terapie riabilitative, ma la gestione è demandata alle comunità autonome. Questo significa che non tutti hanno lo stesso diritto allo stesso numero di sedute, né agli stessi tempi di accesso. La media è di 4-12 sedute mensili per fisioterapia, logopedia o terapia occupazionale. Ma chi ha una disabilità grave sa bene che questo è insufficiente: servirebbero percorsi intensivi e continuativi.
Il dato che più impressiona è quello delle liste d’attesa: oltre 4,5 milioni di persone, alla fine del 2023, aspettavano un intervento chirurgico o una prima visita specialistica. Per questo sempre più famiglie si rivolgono al privato. Ma i costi sono altissimi: tra 400 e 800 euro al mese per la fisioterapia intensiva di un adulto, fino a 1.000 euro per un bambino. Ecco allora che in Spagna si ricorre sempre di più alle assicurazioni sanitarie private: nel 2023 ne usufruiva il 25,8% della popolazione, con punte del 40,5% a Madrid. Un dato che parla da solo: il privato non è più una scelta, ma spesso l’unica via per accorciare i tempi e garantire continuità alle cure.
Italia: un mosaico di disuguaglianze
Anche in Italia il Servizio Sanitario Nazionale garantisce cure e terapie riabilitative. Ma, come sempre, la teoria non coincide con la pratica. La frammentazione regionale crea vere e proprie disparità di cittadinanza. In alcune regioni esistono reti territoriali capillari e convenzioni con strutture private accreditate; in altre, invece, i pazienti devono fare i conti con ospedali sovraccarichi e tempi di attesa che possono superare i sei mesi. Un’eternità per chi ha bisogno di fisioterapia o logopedia costante.
Il ricorso al privato diventa quindi inevitabile. Una seduta di fisioterapia costa in media dai 30 ai 70 euro, con punte più alte per trattamenti specialistici. Facendo due conti, l’indennità di accompagnamento (circa 530 euro al mese) o le pensioni di invalidità (tra i 300 e i 500 euro) non bastano nemmeno a coprire un ciclo di terapie. E così, anche da noi, cresce il settore assicurativo sanitario privato, soprattutto nelle grandi aziende che offrono polizze collettive ai dipendenti. Un modello che rischia di spaccare ancora di più il Paese tra chi può permetterselo e chi no.

La fuga verso il privato: un effetto domino
In Grecia, Spagna e Italia, il meccanismo è sempre lo stesso: il pubblico non riesce a rispondere adeguatamente alla domanda; le liste d’attesa si allungano; le famiglie, per non perdere mesi preziosi, scelgono il privato; chi non può permetterselo, semplicemente rinuncia. Il risultato è drammatico: peggiorano le condizioni di salute delle persone con disabilità, aumenta il carico delle famiglie e, a lungo termine, cresce la spesa sanitaria complessiva. È un paradosso: i tagli al pubblico, pensati per risparmiare, producono un aggravio futuro.
Strategie e promesse
Certo, qualche contromisura esiste. In Spagna si è creata un’Agenzia Statale di Sanità Pubblica per coordinare le politiche nazionali. In Italia, il PNRR promette di rafforzare la sanità territoriale con le Case di Comunità. In Grecia, il governo ha annunciato sostegni economici per le famiglie con figli disabili. Ma la domanda di fondo resta: sono misure sufficienti a invertire la rotta? O si tratta di cerotti su una ferita che continua a riaprirsi?
L’universalità sotto pressione
Il nodo centrale è la tenuta stessa del principio di universalità. Se la sanità pubblica non è in grado di garantire tempi, quantità e qualità di cure adeguate, allora l’universalità resta solo sulla carta. E questo vale soprattutto per le persone con disabilità, che più di altri dipendono dalla continuità terapeutica.
La sfida per Italia, Spagna e Grecia non è soltanto sanitaria: è politica, economica e sociale. Significa decidere se la salute sia davvero un diritto di tutti o un bene acquistabile solo da chi può permetterselo. Per chi vive la disabilità sulla propria pelle — o accanto a un familiare che ogni giorno affronta terapie, spostamenti e burocrazia — la risposta non può essere rinviata ancora a lungo.
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