Disabilità e barriere. Tra intelligenza artificiale e metaverso, il vero salto verso il futuro è un mondo accessibile a tutti

Il nuovo episodio della serie In Tutti i Sensi continua a raccontare i tratti del mondo della disabilità ancora a ostacoli e la concreta possibilità di abbatterli

Disabilità, In Tutti I Sensi la serie

Nell’era tecnologica per eccellenza, dove digitale e multimediale si intrecciano e le idee di multiverso e di intelligenza artificiale si trasformano in concrete possibilità, ci si chiede se questa corsa al futuro sia davvero un salto in avanti per tutti. Una domanda che le persone con disabilità si fanno da anni, ogni volta che all’idea di soluzioni all’avanguardia, vorrebbero unire il diritto di poter passeggiare per le strade della propria città senza continui ostacoli. Si tratta di libertà ancora troppo negate che il nuovo episodio della serie In Tutti i Sensi di Open con Lega del Filo d’Oro sceglie di raccontare: L’obiettivo è quello di fare il punto su una corsa all’evoluzione troppo distratta che continua a lasciare indietro diritti umani fondamentali.

Le testimonianze raccolte riportano l’immagine di un mondo fatto di barriere e limiti imposti, ma anche di esempi virtuosi di come combattere l’inaccessibilità, fonte di costante esclusione dalla vita quotidiana per molti. “Sono madre di un bambino che non cammina, pensare di scendere da casa e raggiungere il parco più vicino come fanno tutti i genitori con i propri figli per noi è utopia”, spiega Maria, mamma di Gabriele. La semplicità di un gesto comune diventa barriera e di conseguenza diritto negato. 

A impedire che questa corsa verso il futuro sia davvero di tutti c’è anche un’accessibilità sensoriale e informatica ancora troppo difficile da garantire. Una serie tv, un sito di informazione, una ricerca online per studio o lavoro, una bacheca social: fonti quotidiane e ormai comunissime di formazione e intrattenimento a cui Francesco e Lucia non sempre riescono ad accedere. “Inaccessibilità equivale a esclusione”, spiegano, raccontando una voglia di stare nel mondo proprio come tutti, ma che solo in pochi finora sono riusciti a capire sul serio.

“Con gli operatori della Lega del Filo d’Oro abbiamo ragionato su come poter superare le mie difficoltà nella comunicazione con gli studenti durante le ore di lavoro che svolgo come bibliotecaria”, racconta Lucia. Ausili e metodi specifici le hanno permesso di sentirsi nel posto giusto mentre svolge la professione che con non poca fatica è riuscita a ottenere. “La vita di un cieco è un continuo inseguimento delle nuove tecnologie”, racconta ancora Francesco, “la lotta costante, per esempio, è quella di poter accedere a un computer alla pari degli altri. Ma il più delle volte non è mai alle stesse condizioni”. 

E così il mondo accelera, entrando in nuovi spazi e prospettive, lasciando indietro chi è ancora costretto a fare della propria vita un’ingiusta corsa a ostacoli. “Finché continueremo a pensare alla persona con disabilità in virtù dei suoi problemi e non in virtù del suo “essere” continueremo a realizzare ambienti pieni di barriere architettoniche e sensoriali”, spiega Emanuela Storani, tecnico dell’orientamento e mobilità della Lega del Filo d’Oro. “Una scala non è in sé una barriera, lo diventa se non viene pensata per tutti. Nel nostro centro ogni rampa viene anticipata da un tappeto capace di segnalare ai non vedenti la presenza della scala.

Un accorgimento che sconfigge l’idea di limite e rende lo spazio davvero di tutti”, continua Storani, sottolineando come l’abbattimento di barriere architettoniche spesso non equivalga a giganti investimenti ma a semplici e realizzabili adattamenti tecnologici in grado di cambiare la vita di tanti. “Dai colori ai segnali a terra, da un qr code a un’app sullo smartphone, gli accorgimenti per garantire autonomia a chi vive con una disabilità sarebbero molto più semplici di quello che crediamo. Una questione culturale prima che tecnica che non può più essere ignorata”. (open.online)

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