L’Italia si vanta della chiusura dei manicomi, ma molte persone con disabilità vivono ancora in istituzioni mascherate da strutture assistenziali. La vera deistituzionalizzazione richiede investimenti, cambiamenti culturali e politiche concrete per garantire autonomia e inclusione
L’Italia è spesso celebrata a livello internazionale per la chiusura dei manicomi, avvenuta con la Legge Basaglia del 1978, e per essere un modello di deistituzionalizzazione. Questo risultato viene esibito con orgoglio in dossier internazionali e conferenze sui diritti umani. Tuttavia, la realtà è più complessa e meno rosea di quanto si voglia far credere. Sebbene i manicomi siano stati ufficialmente chiusi, sono emerse nuove forme di istituzionalizzazione, meno visibili ma altrettanto oppressive, che continuano a limitare la libertà e i diritti delle persone con disabilità.
La Legge Basaglia e le sue conseguenze
Nel 1978, con l’approvazione della Legge 180, nota come Legge Basaglia, l’Italia decretò la chiusura dei manicomi, diventando il primo paese al mondo a disporre una simile riforma. Questa legge rappresentò una svolta radicale nel trattamento della malattia mentale, promuovendo l’inclusione sociale e il superamento dell’isolamento istituzionale. Tuttavia, la sua attuazione ha incontrato diverse difficoltà e resistenze. Ad esempio, gli ospedali psichiatrici giudiziari rimasero operativi fino al 2015, evidenziando una certa lentezza nel processo di deistituzionalizzazione completa.

Le nuove forme di istituzionalizzazione
Nonostante la chiusura dei manicomi, molte persone con disabilità intellettive o psicosociali sono ancora confinate in strutture residenziali come le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), le strutture socio-riabilitative e le comunità alloggio. Queste strutture, pur avendo nomi diversi, spesso replicano le dinamiche istituzionali dei vecchi manicomi: orari rigidi, regolamenti interni stringenti e assistenza standardizzata che limita l’autonomia degli individui. In teoria, la deistituzionalizzazione dovrebbe garantire che le persone con disabilità vivano nella comunità, ricevano supporto personalizzato e godano di una reale autonomia. Tuttavia, in pratica, molte di queste persone continuano a essere segregate e private del controllo sulle proprie vite.
Le criticità delle RSA durante la pandemia COVID-19
La pandemia di COVID-19 ha messo in luce le gravi carenze delle RSA italiane. Tra marzo e aprile 2020, si sono registrati circa 15.600 decessi in eccesso nelle RSA, evidenziando una gestione inadeguata dell’emergenza sanitaria. Le principali criticità riscontrate includevano la mancanza di dispositivi di protezione individuale, la carenza di personale sanitario e difficoltà nell’isolamento dei pazienti infetti. Questi problemi hanno sollevato interrogativi sulla qualità dell’assistenza fornita e sulla reale tutela dei diritti degli ospiti.
Il costo della vera deistituzionalizzazione
Una deistituzionalizzazione autentica richiede non solo investimenti economici significativi, ma anche un profondo cambiamento culturale e sociale. Significa restituire potere decisionale alle persone con disabilità, promuovere la loro inclusione nella comunità e garantire loro un supporto personalizzato. Tuttavia, l’Italia sembra preferire mantenere un sistema di istituzionalizzazione mascherata, più facile da gestire e spesso più redditizio per le cooperative e gli enti privati che gestiscono queste strutture. Questo approccio perpetua dinamiche oppressive e limita le opportunità di autonomia e inclusione per le persone con disabilità.
Esempi di modelli alternativi: il caso di Trieste
Nonostante le criticità diffuse, esistono esempi positivi di approcci alternativi in Italia. Il sistema psichiatrico di Trieste è rinomato per il suo approccio comunitario, che evita coercizione e isolamento, enfatizzando i diritti dei pazienti e la loro integrazione nella società. Questo modello, sviluppato nel corso di cinque decenni, ha attirato l’attenzione internazionale per la sua transizione di successo dalla istituzionalizzazione psichiatrica a una cura basata sulla comunità locale. Nonostante le sfide finanziarie e di personale, il modello di Trieste mostra risultati positivi, con tassi di suicidio più bassi e un’efficace integrazione dei pazienti nella vita comunitaria.
Conclusioni
Per affrontare seriamente il tema della deistituzionalizzazione, è necessario andare oltre l’autocelebrazione e confrontarsi con la realtà attuale. Non basta chiudere i manicomi se poi si creano strutture che replicano gli stessi meccanismi oppressivi. L’inclusione reale richiede politiche concrete, investimenti coraggiosi e un cambiamento culturale radicale. Fino a quando ciò non avverrà, l’Italia rischia di rimanere un grande bluff sulla scena internazionale in materia di diritti delle persone con disabilità.
Documenti di riferimento
Per approfondire le misure necessarie a garantire che le persone con disabilità possano vivere in modo indipendente e siano pienamente integrate nella società, si segnalano i seguenti documenti:
- Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza: pubblicate dal Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, queste linee guida mirano a sostenere gli Stati nell’attuazione del diritto delle persone con disabilità a vivere in modo indipendente e a essere incluse nella comunità.
- Commento Generale n. 5 (2017) sul diritto a vivere in modo indipendente e a essere inclusi nella comunità: questo documento del Comitato ONU approfondisce il significato dell’articolo 19 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, fornendo indicazioni agli Stati su come promuovere l’inclusione e prevenire l’istituzionalizzazione.
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