Una bambola senza volto per combattere l’Alzheimer in Italia

Secondo il progetto HIRO, assistere un anziano anche tramite una semplice simulazione, si rivela benefico per chi è affetto dalla malattia di Alzheimer. Il risultato è emerso dalla fase sperimentale della ricerca, condotta da un team di esperti dell’Università di Napoli Federico II, in collaborazione con il Japanese Institute for Advanced Study e la Residenza del Sole di Cinisello Balsamo, in provincia di Milano. Questa innovativa terapia coinvolge un bambolotto senza volto chiamato Hiro-Chan, un robot dal design minimale prodotto in Giappone.

La malattia di Alzheimer è una realtà dolorosa che priva gli individui della capacità di prendersi cura di sé stessi, negando la gioia degli affetti, delle amicizie e dei ricordi. Questa patologia neurodegenerativa, prevalentemente associata alla popolazione anziana, provoca un graduale declino delle funzioni cognitive, influenzando memoria, pensiero, linguaggio e orientamento spazio-temporale.

Il progetto HIRO si pone l’ambizioso obiettivo di migliorare la qualità di vita degli anziani affetti da questa malattia, introducendo una forma innovativa di terapia: l’utilizzo della bambola interattiva Hiro-Chan. L’iniziativa cerca di affrontare le problematiche emotive e fisiche affrontate da coloro che vivono con l’Alzheimer, cercando di stimolare la mente attraverso una connessione empatica con il robot-bambola. La speranza è che Hiro-Chan possa portare comfort, sorrisi e momenti di gioia a chi lotta quotidianamente con questa malattia.

Bambola Hiro-Chan per Alzheimer
Un bambolotto senza volto contro l’Alzheimer: ecco Hiro-Chan

Hiro-Chan è diverso dai comuni robot umani e sociali: è una rappresentazione astratta del corpo simile a una bambola di pezza, priva di molti dettagli. La sua particolarità sta nel non avere una faccia, proprio perché le sperimentazioni hanno dimostrato che i pazienti attribuiscono più facilmente un volto immaginario a questo “gioco terapeutico”. Il bambolotto emette gemiti simili a quelli di un bimbo e ha la voce registrata di un bambino umano reale, con molteplici stati emotivi.

Il progetto HIRO rappresenta un’importante scoperta contro l’Alzheimer: ha dimostrato risultati positivi all’interno della Residenza del Sole, migliorando l’interazione sociale, recuperando parti della memoria, riducendo lo stress e riattivando il movimento degli anziani affetti da demenza. Il costo di Hiro-Chan è di circa 50 euro ed è destinato principalmente agli anziani per i suoi effetti curativi.

Doll Therapy contro la demenza: quali sono i benefici

La Doll Therapy, basata sulla teoria dell’attaccamento formulata da John Bowlby negli anni ’60, ha trovato un’applicazione innovativa in Italia con il progetto HIRO. Questa terapia utilizza il piccolo robot Hiro-Chan come oggetto transizionale per stimolare la mente degli anziani affetti da demenza, favorendo la comparsa di sensazioni e sentimenti positivi.

I benefici tratti dalla doll therapy includono una riduzione degli accessi d’ira e degli stati d’ansia. Concentrarsi sulla bambola e mostrare affetto verso di essa aiuta gli anziani a rilassarsi, influenzando positivamente anche il loro sonno. Inoltre, la terapia favorisce il risveglio di ricordi piacevoli, contribuendo al miglioramento dell’umore e riducendo l’apatia.

Il progetto HIRO, guidato dalla professoressa Cristina Mele dell’Università di Napoli, rappresenta un passo avanti nella ricerca di soluzioni robotiche per migliorare il benessere degli anziani affetti da demenza. La speranza è che questa innovativa forma di terapia possa presto diffondersi anche in altre strutture, offrendo un sollievo significativo a coloro che affrontano demenza e Alzheimer. (virgilio.it)

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