“CAP 90036” è una rubrica dedicata alle vostre “lettere“. La lettera di questa settimana ce la invia Silvia Evangelisti per raccontare la vicenda accadutale alla stazione ferroviaria di Viareggio
Silvia Evangelisti

In un paese dove si parla sempre più spesso di maggiore inclusione e rispetto per le persone con disabilità, la realtà sembra ancora lontana dal raggiungere tali obiettivi.
Un episodio che a mio avviso rasenta l’assurdo, mi riguarda personalmente e si è verificato presso la Stazione Ferroviaria di Viareggio qualche tempo fa.

Ero lì per riaccompagnare il mio ragazzo al treno; nell’attesa ho avuto l’esigenza di andare in bagno e così iniziamo a cercarne uno, possibilmente accessibile.
Lo troviamo subito, ma veniamo accolti da un’amara sorpresa: una grande e scura porta con istallata una macchinetta “raccogli spiccioli”. Della serie …. “Hai bisogno del bagno? Caccia dentro 1 o 2 Euro”. Ciò mi ha lasciata incredula ed indignata: la libertà di poter utilizzare un bagno è un diritto universale, sancito dalle normative vigenti, tra cui spicca la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità.

In queste convenzioni si ribadisce il diritto di ogni individuo, inclusi i disabili, ad accedere senza ostacoli alle strutture pubbliche, compresi, appunto, i bagni. Pagare per svolgere un’esigenza basilare come l’uso del bagno? Ma stiamo scherzando? E se fossi stata sola, senza soldi e con l’urgenza?

Lo scopo di questa lettera non è soltanto denunciare ciò che ho subito personalmente, ma far emergere un problema sistemico. I diritti umani, a prescindere dalle differenti
condizioni fisiche, devono essere rispettati e tutelati in ogni ambito della
nostra società, inclusa la rete ferroviaria.


Chiedo, pertanto, che le autorità competenti intervengano prontamente per garantire un accesso gratuito, senza ostacoli e umiliazioni, ai bagni pubblici nelle stazioni ferroviarie.
Siamo nel 2024 o nella preistoria? Credo che sia finalmente arrivato il momento di attuare politiche inclusive che rispettino la dignità di tutti i cittadini, senza distinzioni. Bisogna porre fine a questa ingiustizia e garantire che situazioni simili non si ripetano mai più.

Se “questa brillante soluzione” é stata adottata per evitare che malintenzionati deturpino o provochino danni ai bagni, dovrebbero essere trovate altre soluzioni sicuramente più efficaci, come ad esempio considerare l’installazione di maggiori telecamere di sorveglianza o l’impiego di maggiore personale addetto alla sicurezza per prevenire vandalismi e danneggiamenti vari.

Queste misure potrebbero essere utili per creare un ambiente più sicuro e scoraggiare i malintenzionati dal commettere atti di vandalismo, sensibilizzare ed educare la comunità sull’importanza di mantenere puliti e rispettare i luoghi pubblici contribuirebbe sicuramente a ridurre i comportamenti indesiderati. A mio avviso è fondamentale cercare alternative più efficaci per garantire la salvaguardia dei
bagni pubblici senza limitare l’accesso a coloro che ne hanno effettivamente bisogno.

Articolo precedente: Franco Bomprezzi: un’eredità che vive nel cuore del giornalismo e dei diritti umani

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