C’è chi arriva in televisione inseguendo un sogno e chi, invece, ci arriva quasi per caso, portandosi dietro un bagaglio di esperienze, passione e autenticità. È il caso di Giusi Battaglia, volto amatissimo di Food Network e protagonista di un percorso unico, che unisce comunicazione, cucina e racconto del territorio. Prima di diventare “Giusina”, Giusi ha lavorato per anni dietro le quinte del mondo dello spettacolo, come ufficio stampa al fianco di grandi nomi della televisione e della cucina. Un lavoro fatto di strategie, relazioni e capacità di leggere il pubblico, che oggi ritroviamo nel suo modo diretto e genuino di stare davanti alla telecamera. Il successo arriva durante il lockdown, quasi per gioco, tra foto di piatti condivise sui social e un hashtag nato per caso. Da lì, un percorso che l’ha portata nelle case degli italiani con “Giusina in Cucina” e, più recentemente, anche nel cast di È sempre mezzogiorno! accanto a Antonella Clerici. In questa intervista, Giusi si racconta senza filtri: il lavoro dietro le quinte, la paura delle prime telecamere, il legame profondo con la Sicilia e il segreto di un successo che, forse, sta tutto nella sua semplicità.

Giusi, prima di diventare “Giusina in Cucina” eri già una professionista della comunicazione e dell’ufficio stampa nel mondo dello spettacolo. Quanto quella esperienza ti ha aiutato a costruire la tua identità televisiva e il tuo modo di raccontarti al pubblico?
Sono certa che l’esperienza nel mondo della comunicazione mi abbia aiutato nell’approccio. Ho sempre guardato la televisione per capire meglio le dinamiche e rapportarle al mio lavoro. di comunicatrice. Avevo chiara l’idea della TV che mi sarebbe piaciuto fare. Ma ovviamente mai al mondo, avrei pensato non che questo ambito che studiavo per gli altri, sarebbe potuto diventare anche il mio non dietro,ma davanti la telecamera. Sono rimasta me stessa. Fin dal primo giorno. E forse questo è stato il modo inconsapevolmente vincente di approcciarmi al pubblico che ha funzionato.
Nel tuo lavoro di ufficio stampa hai affiancato molti protagonisti dello spettacolo e della cucina, da Antonino Cannavacciuolo, Alessandro Siani e Ficarra e Picone. C’è qualcosa che hai imparato da queste personalità che oggi ritrovi nel tuo modo di comunicare e di stare davanti alle telecamere?
Diciamo che io in questi anni di lavoro, sono stata sempre una spugna. Guardavo i miei talenti come persone e non come personaggi. Devo ammettere che sono cresciuta con loro e se professionalmente ho raggiunto dei bei traguardi, lo devo solo ed esclusivamente a loro. Da ognuno di loro, ho preso e prendo tutt’ora (perchè ci lavoro ancora!) linfa, ispirazione, consigli. Ricordo vent’anni fa Ficarra e Picone, che durante una conferenza stampa molto importante, gestita da altri professionisti, non da me, mi dissero: mi raccomando non perdere mai il sorriso. Quella frase c’è l’ho tatuata in testa.

La tua avventura televisiva nasce quasi per caso durante il lockdown, quando hai iniziato a condividere sui social le ricette della tradizione siciliana. In quel momento avevi la percezione che quei video potessero diventare qualcosa di molto più grande?
Assolutamente no. Mai e poi mai avrei pensato che potessero diventare altro. Anche peerchè io non pubblicavo video, ma semplici foto del cibo che cucinavo. Una cosa che ho sempre fatto, da quando sono nati i social. Più che la mia vita, pubblicavo foto di piatti, e firmavo la foto con l’hashtag #giusinaincucina, perchè faceva rima. E non sapevo che quelle due parole unite insieme, tanti anni dopo, mi avrebbero stravolto la vita.
“Giusina in Cucina” ha conquistato il pubblico anche per la sua atmosfera familiare e autentica. Quanto è importante per te quella dimensione domestica e spontanea anche davanti alle telecamere?
Non è importante: è FONDAMENTALE. Quando ho girato le prime puntate a casa, eravamo io e mio marito. Comfort zone assoluta. Poi quando mi proposero di avere una produzione vera e propria, cercai di oppormi strenuamente. Non potevo avere estranei che mi guardavano mentre parlavo davanti la telecamera. Mi vergognavo. Fui rassicurata che saremmo stati in pochi, un piccolo gruppo di lavoro. E così è stato, ed è tutt oggi. Io parlo come nella mia vita fuori dalle telecamere, mi dimentico del mezzo, sono molto verace in questo. Non sono una cuoca, non devo insegnare la tecnica di un piatto. Ma faccio solo vedere come lo faccio io. Unica certezza: viene bene. E non è presunzione. E’ solo che le ricette sono super testate e non si sbaglia. Infatti ricevo centinaia di messaggi commoventi, di persone che non andavano oltre la pasta al pomodoro e oggi, sono felici di fare il pane più buono e le pizze più croccanti del mondo.

Nei tuoi piatti la Sicilia è sempre protagonista. Che rapporto hai oggi con la tua terra vivendo da tanti anni a Milano? La cucina è anche un modo per restare legata alle tue radici?
Come dico nel mio ultimo libro La Sicilia dei sapori segreti, che è un grande omaggio alla mia terra, mi sono tremendamente innamorata della Sicilia, da quando l’ho lasciata. Quando vivi in una città, in un territorio, dai tutto per scontato. Poi quando te ne vai, ti manca tutto. A me manca la luce della Sicilia. La cucina è stata da 6 anni a questa parte, un nuovo momento della mia vita, che è servita a ricongiungere la mia anima con la mia adorata terra.
Nei tuoi programmi racconti spesso non solo le ricette ma anche i territori, le tradizioni e le storie delle persone. Quanto conta, secondo te, il legame tra cucina e identità culturale?
Fino a poco tempo fa, quando mi chiedevano come spiegare il successo del mio format, onestamente facevo fatica a rispondere. Oggi a quella domanda rispondo con certezza, che il segreto è proprio in questo racconto che non si ferma alla realizzazione della ricetta, ma al territorio, alla provenienza delle materie prime, alla raccolta di aneddoti, di storie che a mio avviso servono per completare un discorso a 360 gradi. Sono felice che questo sia accaduto e che la gente apprezzi. Non è stata la costruzione di un percorso, con strategia. E’ venuto tutto molto naturale.
Oggi comunichi la cucina attraverso diversi linguaggi: televisione, libri e social network. Come cambia il modo di raccontare una ricetta quando ti rivolgi a pubblici e piattaforme differenti?
Questi tre mezzi di comunicazione sono assolutamente paralleli tra loro. Non comunicano, sono spesso complementari ma differenti. Tre linguaggi che richiamano pubblici diversi, a cui ti devi porre in maniera trasversale. Il pubblico che guarda la tv, in questo caso i miei programmi, non per forza mi segue sui social o compra i miei libri. Ma tutti partecipano comunque a questa straordinaria ruota che è il mio lavoro di Giusina in cucina.

Essere passata dall’altra parte, cioè da ufficio stampa che raccontava il lavoro degli altri a protagonista televisiva, ti ha fatto guardare il mondo dello spettacolo con occhi diversi?
No assolutamente, non cambia nulla. Anzi. Io continuo a fare il mio lavoro di ufficio stampa, e per me è tutto come sempre.
I tuoi social hanno una community molto affezionata perché raccontano una cucina accessibile, fatta di tradizione e semplicità. Pensi che oggi il pubblico cerchi sempre più autenticità, anche in televisione?
Si assolutamente. C’è un ritorno alla genuinità, alla tradizione. La gente vuole immedesimarsi in te, non devi risultare irraggiungibile, ma alla loro portata. E io sono una di loro, sempre e comunque.
Guardando al tuo percorso, che oggi unisce comunicazione, televisione e cucina, quale progetto o sogno ti piacerebbe ancora realizzare nei prossimi anni?
In realtà se mi giro e mi guardo indietro, trovo assurdo che tutto quello che ho costruito in questi anni, sia davvero reale, e che sia successo a me. Devo ammettere, che ho lavorato sodo, sempre. Sono una secchiona. Mi impegno molto in quello che faccio e forse questo alla lunga mi ha premiata. Ho iniziato a lavorare a 18 anni. Mentre i miei amici andavano a ballare, io la sera scrivevo pezzi per il Giornale di Sicilia con la mia Olivetti. Preferivo fare questo. E oggi sono orgogliosa di quello che ho costruito. Sono felice così. In pochi anni da quando ho fatto la prima puntata del programma, ho realizzato dei sogni incredibili. Volevo conoscere Antonella Clerici, l’ammiravo come giornalista sportiva, ho scelto di fare la giornalista perché volevo essere come lei. La vita mi ha premiata: non solo l’ho conosciuta ma da tre anni faccio parte del cast fisso di E’ sempre Mezzogiorno. Insomma, che dire. Non svegliatemi
Quella di Giusi Battaglia non è solo una storia di successo televisivo, ma il racconto di un percorso costruito con pazienza, dedizione e autenticità. Dalla sua Olivetti alle cucine televisive, passando per anni di lavoro dietro le quinte, ogni tappa sembra aver trovato il suo senso nel momento giusto. Colpisce la naturalezza con cui Giusi riesce a tenere insieme mondi diversi: la comunicazione professionale, la cucina di casa, la televisione e i social. Senza mai perdere il contatto con le proprie radici e, soprattutto, senza trasformarsi in qualcosa di distante dal pubblico. Il suo è un messaggio potente, anche oltre la cucina: non serve essere perfetti o irraggiungibili per arrivare alle persone. Basta essere veri. Ed è forse proprio questa verità, semplice e luminosa come la sua Sicilia, ad aver conquistato chi oggi la segue, la guarda e, soprattutto, si riconosce in lei.


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