Il podcast Sexability, ideato dall’urologo Nicola Macchione, torna con la terza stagione per parlare di sessualità nelle persone con disabilità. Un viaggio tra testimonianze e libertà, per abbattere stereotipi e restituire dignità al diritto universale al piacere
Parlare di sesso resta un tabù in molte società, ma parlarne in relazione alla disabilità sembra ancora oggi un territorio proibito. Eppure, la sessualità è parte integrante dell’essere umano, di tutti gli esseri umani, senza eccezioni. A ricordarlo con forza e ironia è Sexability, il videopodcast ideato dall’urologo e divulgatore Nicola Macchione, che dal 2023 esplora l’intreccio tra eros e disabilità, mettendo al centro le voci delle persone con corpi “non conformi”.
Dopo due stagioni di grande successo, Sexability torna su Spotify e YouTube con una terza stagione di sette episodi, diffusi settimanalmente fino a dicembre. Un nuovo viaggio, tra Bari e Pavia, dove ancora una volta saranno i diretti protagonisti a raccontare la loro esperienza erotica, senza censure e senza filtri. Macchione lo dice con semplicità ma con una forza disarmante: “Forse la cosa più bella di questa terza stagione è che dalle parole degli intervistati emerge tutto fuorché la disabilità. In un certo senso, quasi scompare”.
Il messaggio è potente: il corpo con disabilità non è un corpo “rotto” o “mancante”, ma semplicemente diverso — e come ogni corpo, merita di essere vissuto, esplorato, desiderato. In questa prospettiva, Sexability diventa uno spazio di restituzione: restituire voce, desiderio e identità a chi per troppo tempo è stato privato del diritto di essere considerato anche un soggetto erotico.
Il tabù dei normodotati
Il vero tabù, spiega Macchione, non è tanto nelle persone con disabilità, quanto negli sguardi dei cosiddetti “normodotati”. È la società esterna che fatica a concepire la disabilità al di fuori della fragilità e dell’assistenza. Le persone disabili vengono ancora infantilizzate, percepite come eterne creature da accudire, prive di desideri e pulsioni. Ma chi vive in prima persona la disabilità sa bene che l’attrazione, la voglia di piacere e la curiosità verso il proprio corpo non scompaiono, anche quando cambia la forma, la mobilità o la sensibilità.
Nel primo episodio della nuova stagione, Angelo — protagonista con una lesione midollare — racconta come ha riscoperto la propria vita erotica dopo l’incidente. Il suo racconto è diretto, sincero, ma soprattutto liberatorio: la disabilità non cancella la sessualità, la trasforma, la costringe a cercare nuove vie, nuovi linguaggi. Nelle puntate successive arriveranno anche una campionessa paralimpica di tennistavolo e un ragazzo trans, a testimoniare quanto sia ampia e diversificata la mappa dell’erotismo inclusivo.
La “sessualità invisibile”
L’idea del podcast nasce da un’urgenza: quella di rendere visibile ciò che la società preferisce ignorare. Macchione lo aveva già raccontato nel suo libro Il sesso semplice, in cui introduceva il concetto di “sessualità invisibile”. Una dimensione negata non solo socialmente, ma anche dal punto di vista medico e istituzionale.
Troppo spesso la medicina dimentica che anche le persone con disabilità hanno un corpo erotico, e quindi una sessualità da rispettare e accompagnare. Negarlo significa privarle di un pezzo di salute mentale e relazionale. Non a caso, la World Association for Sexual Health ha sancito nella Dichiarazione dei Diritti Sessuali che “la sessualità è parte integrante della personalità di ogni essere umano” e che il suo pieno sviluppo “è essenziale per il benessere individuale, interpersonale e sociale”.

Eppure, questo diritto resta ancora oggi non riconosciuto nei fatti. La sessualità delle persone con disabilità rimane invisibile, censurata o ridotta a curiosità morbosa. L’educazione sessuale nelle scuole non affronta mai questi temi, i servizi sanitari non sono preparati a fornire consulenze adeguate, e parlare di assistenza sessuale — come avviene in altri Paesi europei — è ancora considerato uno scandalo.
Il benessere sessuale come libertà
Uno dei messaggi centrali di Sexability è che il sesso non è una performance. Non è il raggiungimento di uno standard fisico o meccanico, ma un incontro, un linguaggio, un modo di sentirsi vivi. “Il benessere sessuale va oltre un corpo considerato canonico”, afferma Macchione. “Paradossalmente, le persone con disabilità sono assai più libere e audaci di molti cosiddetti ‘normodotati’”.
In effetti, quando il corpo non aderisce ai canoni estetici o funzionali imposti dalla società, può nascere una libertà nuova: quella di inventare, sperimentare, ascoltarsi. Molti ospiti del podcast raccontano proprio questo — una sessualità più consapevole, più comunicativa, più autentica. Non c’è spazio per la finzione o la vergogna, ma per la scoperta reciproca e la complicità.
Superare l’infantilizzazione
L’infantilizzazione delle persone disabili è una delle radici più profonde del pregiudizio. Trattare un adulto come se fosse privo di desiderio significa negargli una parte fondamentale della propria identità. Significa ridurlo a corpo assistito, mai desiderante. È una violenza sottile, ma devastante, che si riflette nel modo in cui la società costruisce l’immagine della disabilità: tenera, fragile, “angelicata”, ma mai sensuale. Progetti come Sexability, a cui collabora anche l’attivista Valentina Tomirotti, sono essenziali proprio per ribaltare questa narrativa. Non per scandalizzare, ma per normalizzare. Per dire, finalmente, che anche chi vive una disabilità può desiderare, essere desiderato e vivere relazioni fisiche ed emotive complete.
Un nuovo immaginario del desiderio
Rendere visibile la sessualità delle persone con disabilità non significa ridurla a un discorso tecnico o medico, ma inserirla dentro l’immaginario collettivo dell’amore e del piacere. È un atto politico e culturale. Sexability lo fa con il linguaggio più umano di tutti: la parola. Interviste, risate, confessioni, esperienze condivise che mostrano una verità semplice — la disabilità non toglie nulla all’erotismo, ma può renderlo più profondo e più reale.
E allora sì, forse sono proprio le persone con corpi non conformi, come dice Macchione, a essere più libere e audaci. Perché hanno dovuto conquistarsi il diritto di amare e di essere amate, anche contro i tabù. E ogni loro storia è un invito a guardare la sessualità non con pietà o paura, ma con rispetto e curiosità. In fondo, il messaggio di Sexability è universale: la libertà erotica non è una concessione, ma un diritto. E parlarne, finalmente, è il primo passo per riconoscerlo davvero.
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