Ogni giorno oltre 30 palestinesi a Gaza restano permanentemente o temporaneamente disabili, secondo Euro-Med. Le amputazioni, la paralisi e la cecità aumentano, mentre l’assistenza collassa: oltre il 70% dei servizi disabili è distrutto, amplificando un dramma umanitario ignorato

L’organizzazione Euro-Mediterranean Human Rights Monitor (Euro-Med), con sede a Ginevra, ha denunciato che ogni giorno oltre 30 palestinesi nella Striscia di Gaza sviluppano disabilità permanenti o temporanee a causa delle violenze israeliane, che dal 7 ottobre 2023 hanno assunto connotati genocidiari secondo l’organizzazione. In 22 mesi di attacchi continui, più di 21.000 persone hanno subito disabilità, con un +35 % della popolazione colpita rispetto al periodo antecedente il conflitto. Tra questi, almeno 8.700 casi sono permanenti, con 4.800 amputazioni documentate.

I fattori che amplificano il dramma

Il collasso del sistema sanitario di Gaza, dovuto a bombardamenti, blocchi e carenza di carburante, ha reso impossibile garantire cure tempestive. I medici sono spesso costretti ad amputare arti per salvare vite in condizioni disperate. Parallelamente, quasi l’80 % delle strutture per disabili – centri di riabilitazione, ospedali specializzati (come lo Sheikh Hamad Hospital per protesi) e associazioni – è stato distrutto.

Il significato giuridico e morale

Euro-Med denuncia che questi attacchi costituiscono un elemento integrante del genocidio, nel diritto internazionale, poiché mirano a compromettere la capacità di sopravvivenza e ricostruzione della popolazione palestinese. Aggiunge che la distruzione delle infrastrutture sanitarie e il rifiuto di accesso ai soccorsi riflettono una politica sistematica di distruzione collettiva.

Testimonianze del dolore quotidiano

Le cifre diventano realtà drammatica attraverso le testimonianze:

«Mi sveglio ogni giorno in un’oscurità infinita. Non riesco nemmeno più a vedere il volto di mia madre.»

Gaza
Il bambino palestinese Mustafa Nasr, 11 anni, è stato accudito dalla sua famiglia nella zona di Al-Nazla a Jabalia, Gaza City, il 13 febbraio 2025, dove le sue gambe sono state amputate in un attacco aereo israeliano che ha preso di mira la casa della sua famiglia. (Omar Ashtawy\APA)

Contesto più ampio: un genocidio che l’Occidente fatica a denunciare

Euro-Med non è l’unica organizzazione a parlare di genocidio. Amnesty International, Human Rights Watch, il Centro Europeo per i Diritti Costituzionali e Umanitari (ECCHR), Medici Senza Frontiere e altri hanno denunciato violazioni sistematiche e crimini di guerra in corso. Anche la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati d’arresto per crimini di guerra contro leader israeliani. Tuttavia, secondo molte analisi, l’azione internazionale resta tardiva o inefficace. La vicepresidente della Commissione Europea, Teresa Ribera, ha commentato che la situazione a Gaza “sembrerebbe molto simile a un genocidio”, un’affermazione che, seppur significativa, non ha ancora portato a politiche forti da parte dell’UE.

Connivenze economiche e politiche

Accuse analoghe arrivano anche dal fronte economico e istituzionale: il rapporto dell’UN special rapporteur Francesca Albanese in sede ONU denuncia che aziende globali come Lockheed Martin, Caterpillar, Volvo, e istituti finanziari come Barclays, BNP Paribas, complici nella “economia del genocidio”, stanno profitttando dalla distruzione a Gaza, senza conseguenze concrete.

L’appello urgente di Euro-Med

Euro-Med conclude con un appello chiaro: la comunità internazionale deve intervenire senza indugi, esercitare pressioni concrete su Israele, facilitare l’accesso immediato degli aiuti umanitari e medici e garantire che i responsabili paghino, nel rispetto del diritto internazionale.

Oltre le parole: cosa serve davvero

Conclusione

Il dato è shockante: 30 palestinesi al giorno a Gaza restano menomati, vittime di un conflitto che mina anche la dignità della sopravvivenza. Ma al di là dei numeri, è l’assenza di una risposta globale decisiva e umanitaria che rende questo genocidio “invisibile”.

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