Dalle cabine accessibili al voto assistito, passando per il trasporto gratuito e il voto a domicilio: tutte le informazioni utili per le persone con disabilità che vogliono partecipare ai referendum dell’8 e 9 giugno. Scadenze, procedure e strumenti disponibili
In vista dei cinque referendum dell’8 e 9 giugno 2025 – che riguardano temi fondamentali come licenziamenti, contratti precari, appalti, sicurezza nei luoghi di lavoro e cittadinanza – è essenziale ricordare e rendere effettivo il diritto di voto per tutte le cittadine e i cittadini, comprese le persone con disabilità. Un diritto sancito dalla Costituzione e rafforzato dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ma che ancora oggi deve fare i conti con ostacoli pratici e informativi.
Per superare questi ostacoli, numerose norme e servizi sono stati messi a disposizione, affinché il suffragio sia realmente inclusivo. Dall’accessibilità dei seggi, al voto assistito, dal trasporto gratuito al voto a domicilio: vediamo nel dettaglio cosa prevede la legge e cosa occorre fare per esercitare il diritto di voto senza barriere.

Seggi accessibili: la base dell’inclusione
Come sottolinea l’avvocato Franco Lepore, presidente dell’Agenzia Iura, uno dei punti centrali è l’accessibilità dei seggi elettorali. Ogni sezione elettorale deve garantire almeno una cabina conforme a specifici criteri:
- Accesso facilitato per persone con mobilità ridotta, come chi utilizza la carrozzina.
- Quesiti referendari affissi ad un’altezza leggibile anche da seduti.
- Piani di scrittura posizionati a circa 80 cm di altezza.
- Segnaletica chiara che indichi la cabina accessibile.
Se la propria sezione di voto non risulta accessibile, è possibile chiedere di votare in un’altra sezione del medesimo comune che sia priva di barriere architettoniche. Per esempio, il Comune di Milano ha una sezione dedicata sul proprio sito per facilitare l’accesso al voto da parte delle persone con disabilità.
Il voto assistito: quando e come richiederlo
Il voto assistito è previsto per tutte le persone che, a causa della loro condizione, non sono in grado di votare autonomamente. In particolare, ne hanno diritto:
- Persone cieche;
- Persone amputate agli arti superiori;
- Persone con paralisi o impedimenti analoghi.
Chi si trova in queste condizioni può farsi assistere da un accompagnatore – un elettore, familiare o meno – anche se non iscritto alle liste elettorali dello stesso comune. Tuttavia, non è consentito accompagnare più di una persona con disabilità.
Per accedere al voto assistito in modo automatico, è consigliabile presentare in anticipo al Comune il verbale di invalidità o cecità per ottenere l’apposizione del simbolo o timbro sulla tessera elettorale. Se la disabilità non è evidente, è necessario presentare un certificato medico rilasciato gratuitamente da medici dell’ASL, che attesti l’impossibilità a votare autonomamente.
Trasporto gratuito al seggio: un diritto previsto dalla legge
La Legge 104/1992, all’articolo 29, impone ai Comuni di organizzare un servizio gratuito di trasporto pubblico per permettere agli elettori non autosufficienti di raggiungere il proprio seggio. Questo servizio è fondamentale per chi non può utilizzare mezzi propri o ha difficoltà a muoversi autonomamente.
Ogni Comune stabilisce modalità e tempi per la prenotazione del trasporto. È quindi importante informarsi con anticipo presso l’Ufficio Elettorale del proprio Comune per conoscere i dettagli del servizio, come ad esempio:
- Le date entro cui prenotare;
- Gli orari di trasporto disponibili;
- Gli eventuali documenti da presentare.
Il voto a domicilio: per chi non può lasciare la propria abitazione
In casi di gravi disabilità o infermità che impediscono completamente lo spostamento, è prevista la possibilità di votare direttamente da casa. Questo diritto è disciplinato dalla legge n.22/2006, aggiornata dalla legge n.46/2009, ed è rivolto a:
- Persone affette da gravi patologie;
- Persone in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali domiciliari.
Per usufruirne, occorre:
- Richiedere all’ASL una certificazione medica che attesti la grave infermità (la certificazione deve essere rilasciata non più di 45 giorni prima della consultazione).
- Presentare una domanda al Sindaco del Comune in cui si è iscritti nelle liste elettorali entro il 19 maggio.
Il voto viene poi raccolto direttamente a casa dell’elettore da parte del presidente dell’ufficio elettorale competente, durante le giornate previste per il voto.
Le guide al voto per persone con disabilità intellettiva
Non tutte le disabilità sono visibili o fisiche. Anche le persone con disabilità intellettiva hanno pieno diritto di votare, anche se spesso questo diritto è sottovalutato o ignorato.
Per supportarle, l’AIPD – Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down ha realizzato una Guida al voto facile, con un linguaggio semplice e accessibile. “Autonomia, partecipazione e cittadinanza attiva sono valori fondamentali”, sottolinea il presidente Gianfranco Salbini, “e questa guida vuole rendere il diritto di voto davvero esigibile per tutti”.
La guida è apprezzata non solo all’interno dell’associazione, ma anche da molte realtà che lavorano nel campo dell’inclusione sociale.
Il ruolo della società e delle istituzioni
Nonostante le leggi e le disposizioni esistenti, non sempre il diritto di voto delle persone con disabilità viene garantito in modo efficace. Spesso mancano informazioni, servizi adeguati o semplicemente la consapevolezza.
Valerio Serino della CGIL sottolinea come l’Italia sia stata tra i primi Paesi a promuovere norme inclusive, ma l’effettiva applicazione è ancora disomogenea. La Convenzione ONU del 2006, ratificata nel 2009, all’art. 29 afferma chiaramente che le persone con disabilità devono poter partecipare “effettivamente e pienamente” alla vita politica e pubblica, compreso il voto.
Perciò, è essenziale che Comuni, ASL, associazioni e istituzioni si impegnino a:
- Informare correttamente i cittadini;
- Garantire l’accessibilità e i servizi previsti;
- Promuovere la partecipazione attiva di tutte e tutti.
Conclusione: un referendum davvero per tutti
Partecipare ai referendum è un diritto, ma anche un dovere civico. Per le persone con disabilità, esercitarlo significa superare barriere culturali, architettoniche e burocratiche. È compito delle istituzioni rendere effettiva questa possibilità, ma anche della società civile promuovere consapevolezza e inclusione.
Un referendum può dirsi davvero democratico solo quando nessuno viene escluso, e ogni cittadino, indipendentemente dalle sue condizioni, può esprimere la propria volontà. Perché il diritto di voto non è solo un gesto individuale, ma un segno tangibile di appartenenza e dignità.
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