Un gruppo di persone disabili dalla Polonia realizza il sogno di visitare Parigi grazie alla fondazione Teraz Wy. Arte, inclusione e resilienza si intrecciano in un viaggio che sfida ogni barriera
Parigi a Pasqua. Con le vetrine addobbate, le luci della Senna e la promessa di bellezza dietro ogni angolo. È questo il sogno che ha accompagnato per anni tanti cittadini europei, e che per alcuni — con disabilità, provenienti da zone meno centrali del continente come la Polonia — sembrava un’utopia. Ma quel sogno oggi ha preso vita, e lo ha fatto con la determinazione, la forza e la creatività di una fondazione che ha scelto di rompere gli schemi e costruire ponti: la Teraz Wy.
Viaggiare con disabilità: un diritto spesso negato
In un’Europa che si vuole unita e solidale, viaggiare da Varsavia a Parigi dovrebbe essere normale. Ma per chi vive la disabilità sulla propria pelle, ogni spostamento si trasforma spesso in una sfida fatta di barriere architettoniche, pregiudizi, ostacoli logistici ed economici.
Tuttavia, la fondazione Teraz Wy (che in polacco significa “Adesso Tu”) ha deciso di reagire. Di rifiutare il ruolo passivo che troppo spesso viene assegnato alle persone disabili. E di portarle, invece, proprio lì dove l’arte e la bellezza si manifestano in modo clamoroso: nella capitale francese.
Una Parigi più inclusiva dopo le Olimpiadi?
L’occasione perfetta è arrivata nell’anno delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Parigi, che hanno lasciato una traccia significativa anche dal punto di vista dell’accessibilità. In una città che ha brillato sotto i riflettori internazionali, molte infrastrutture sono state adattate, rendendo possibile — o quanto meno meno difficile — muoversi anche per chi è su una sedia a rotelle o convive con una disabilità intellettiva o sensoriale.
«Abbiamo incontrato delle difficoltà, certo, ma ci siamo sempre rialzati. La cosa più difficile non sono mai le scale o i gradini: sono i muri dentro la testa della gente», racconta Martyna Ditbrener, presidente della fondazione Teraz Wy. Una donna energica e visionaria, che ha creduto in questo viaggio fin dal primo istante.L’arte come motore di inclusione
L’obiettivo del viaggio non era solo turistico. Era culturale, umano, artistico. Le persone che hanno partecipato — circa una trentina, tra cui molte con sindrome di Down, disabilità motorie o disturbi cognitivi — sono state accompagnate in un percorso sensoriale e creativo, fatto di visite ai musei, passeggiate sui lungosenna, sketch en plein air, trenini improvvisati davanti alla Tour Eiffel.
«L’arte è un mezzo potentissimo per aprire le menti. È per questo che portiamo sempre con noi colori e pennelli», spiega ancora Martyna. «I nostri ragazzi hanno una grande sensibilità artistica. Molti di loro dipingono, disegnano, raccontano il mondo con le immagini. E Parigi è il luogo perfetto per lasciarsi ispirare».

Non solo monumenti: anche gelati, shopping e… vita vera
Il gruppo non si è limitato ai grandi classici. Oltre alla Torre Eiffel, al Louvre e alla Cattedrale di Notre-Dame, hanno esplorato anche le strade meno battute, visitato una delle glacerie più famose della città, assaporato un menù completo in una brasserie sugli Champs-Élysées (con annesso sussulto per i prezzi) e fatto visita perfino a una nota boutique di lusso.
Non per comprare, ovviamente. «Ci hanno dato un’autorizzazione speciale per entrare. Anche se abbiamo dovuto affrontare qualche scalino… ma non importa: volevamo esserci, anche solo per guardare», dice Martyna con orgoglio. Ed è questo il punto: esserci. Partecipare. Non rimanere relegati ai margini, nei propri “villaggi sperduti di campagna”, come spesso accade a chi vive con un handicap.
Parigi accessibile: un sogno ancora a metà
Non tutto è stato semplice. In alcune tappe, come all’Arco di Trionfo, alcuni passanti si sono rifiutati di dare una mano. Le barriere architettoniche restano, e l’aumento dei prezzi del trasporto pubblico — non previsto — ha creato qualche grattacapo. Ma la determinazione dei volontari e dei partecipanti ha avuto la meglio. Dove non è arrivata l’accessibilità strutturale, è arrivata la solidarietà umana.
E anche i volontari, spesso giovani, alcuni spinti dalla fede, si sono messi in gioco. Hanno portato sulle spalle carrozzine, aiutato con i bagagli, chiesto aiuto a perfetti sconosciuti con educazione e grinta. Un vero savoir-faire relazionale, come lo definisce la stessa Martyna.
Un viaggio “normale” per sentirsi cittadini d’Europa
In fondo, il senso profondo di tutto questo è proprio questo: normalità. Sentirsi turisti come tutti. Concedersi un sorbetto sotto il sole di Pasqua, posare davanti alla Gioconda con un sorriso ironico, brindare in cima alla Tour Eiffel con un bicchiere di plastica, improvvisare un ballo tra i passanti.
«Siamo riusciti a far vedere Parigi a chi, senza di noi, non ci sarebbe mai arrivato. Per molti è stato il primo viaggio all’estero. E ci hanno dato fiducia, affidandoci i loro sogni», racconta Martyna, con un’emozione che si legge negli occhi.
Teraz Wy: l’arte come riscatto
La fondazione Teraz Wy lavora da anni per l’inclusione delle persone disabili attraverso progetti artistici e culturali. Non ha un’impronta confessionale, ma accoglie anche volontari provenienti da esperienze di fede. Collabora con realtà locali — come la Missione cattolica polacca di Parigi — e propone laboratori, viaggi, percorsi formativi centrati sulla bellezza, l’espressione individuale, la dignità.
Tutti elementi che spesso vengono negati alle persone con disabilità, che troppo spesso vengono viste solo come soggetti da assistere. E invece, come dimostra questo viaggio, sono portatori di sensibilità, creatività, allegria e desiderio di scoperta.
Viaggiare per resistere: il significato profondo del progetto
Resistere alla tentazione di chiudersi in casa, di nascondersi. Resistere agli sguardi curiosi, ai mormorii, agli ostacoli. Resistere con dolcezza, senza rancore, ma con la forza di chi sa di avere il diritto di vivere pienamente. Di chi, come diceva Victor Hugo, “vive perché lotta”.
È questa la vera lezione del viaggio polacco a Parigi. Una lezione per l’Europa intera, che ancora fatica a essere davvero inclusiva. Una lezione che passa per un gelato condiviso, per un pennello intinto nel colore, per un sorriso davanti a un’opera d’arte.
Conclusione: Parigi è davvero per tutti?
Parigi non è ancora una città pienamente accessibile. Ma, grazie a progetti come quello della fondazione Teraz Wy, si avvicina sempre di più a esserlo. E lancia un messaggio potente: l’inclusione non è solo una questione tecnica, ma culturale. E ogni gradino superato, ogni porta aperta, ogni sguardo accogliente, può cambiare la vita di chi, troppo spesso, viene lasciato indietro.
“Abbiamo dipinto, riso, sognato. Abbiamo fatto vedere che si può. Che la bellezza è per tutti. E che anche un viaggio può essere un atto di resistenza gentile”, conclude Martyna, mentre già pensa alla prossima destinazione. Perché i sogni, si sa, non hanno barriere.
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