La Consulta apre all’uso della firma digitale per elettori con disabilità, dichiarando incostituzionali norme discriminatorie. Questa decisione, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, rappresenta una svolta per la democrazia inclusiva e la partecipazione politica digitale

La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso presentato dall’Associazione Luca Coscioni, dichiarando l’illegittimità costituzionale di alcune norme che, fino ad ora, impedivano l’utilizzo della firma digitale agli elettori con disabilità per la sottoscrizione delle liste elettorali. Una sentenza che segna un punto di svolta nella tutela dei diritti civili e nell’accesso alla vita politica delle persone con gravi impedimenti fisici.

La Corte, nella sentenza numero 3 depositata ieri, ha sancito che ogni qualvolta l’ordinamento giuridico, con le sue previsioni o divieti, rende una persona incapace di compiere un’azione che altrimenti potrebbe svolgere con i propri mezzi, la dignità umana viene compromessa. Nello specifico, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità degli articoli 9, terzo comma, della legge 17 febbraio 1968, numero 108, e 2, comma 6, del Codice dell’amministrazione digitale. Queste disposizioni non contemplavano la possibilità, per gli elettori impossibilitati a firmare autograficamente a causa di gravi disabilità fisiche o che esercitano il voto domiciliare, di sottoscrivere le liste di candidati per le elezioni tramite firma digitale.

Firma digitale

Un sistema obsoleto di fronte all’innovazione tecnologica

La Corte ha rilevato come le norme in questione siano ormai superate dai progressi tecnologici. In passato, prima dell’introduzione della firma digitale, l’ordinamento prevedeva strumenti che risultavano adeguati alle esigenze del tempo. Tuttavia, l’assenza di un’alternativa digitale oggi appare anacronistica e in contrasto con i principi costituzionali.

Secondo la Consulta, impedire l’uso della firma digitale per gli elettori con disabilità crea un paradosso: invece di abbattere gli ostacoli che limitano il pieno sviluppo della persona e la partecipazione alla vita politica, è l’ordinamento stesso a introdurre barriere inutili e sproporzionate. La verifica dell’autenticità e della genuinità della sottoscrizione, infatti, può essere garantita altrettanto efficacemente attraverso strumenti digitali, senza necessità di discriminare chi non è in grado di apporre una firma autografa.

La genesi della sentenza: il caso di Carlo Gentili

La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata dal Tribunale di Civitavecchia nell’aprile 2024, in seguito al ricorso presentato da Carlo Gentili, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni e affetto da SLA. Completamente paralizzato, Gentili si era trovato impossibilitato a firmare autograficamente per presentare la lista elettorale “Referendum e Democrazia” in occasione delle elezioni regionali del Lazio.
Assistito dall’avvocato Giuliano Fonderico, con il sostegno dell’Associazione Luca Coscioni, Gentili aveva chiesto di poter utilizzare la firma digitale per partecipare pienamente alla vita politica. Il Tribunale di Civitavecchia aveva ritenuto fondata la questione e trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale.

Durante il procedimento davanti alla Consulta, le avvocate Filomena Gallo e Marilisa D’Amico, in rappresentanza della lista “Referendum e Democrazia”, hanno sottolineato come il quadro normativo esistente già consenta l’uso della firma digitale in ambiti simili. Hanno inoltre ribadito che la presentazione delle liste elettorali è un atto fondamentale di partecipazione politica, complementare al momento del voto.

Una vittoria per i diritti delle persone con disabilità

La sentenza è stata accolta con entusiasmo da Carlo Gentili, che l’ha definita una «vittoria importante» nella lotta contro ogni forma di discriminazione. «Sono felice della decisione della Corte. Abbiamo fatto un passo avanti significativo verso l’inclusione delle persone con disabilità nella vita politica del Paese», ha dichiarato Gentili.
Marco Cappato e Filomena Gallo, rispettivamente tesoriere e segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, hanno sottolineato l’importanza della sentenza anche in ottica futura. «Da luglio 2024 è operativa la piattaforma pubblica per la raccolta digitale delle firme per referendum e proposte di legge di iniziativa popolare.

Questo strumento potrebbe essere immediatamente esteso anche alla presentazione di liste e candidature elettorali», hanno spiegato. La decisione della Consulta rappresenta quindi una riforma cruciale non solo per le persone con disabilità, ma per l’intero sistema democratico, facilitando la transizione verso una partecipazione civica sempre più digitale e inclusiva.

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L’appello al Governo: apertura della piattaforma online per tutti

La sentenza chiama ora il Governo a compiere il passo successivo: rendere operativa la piattaforma digitale per la raccolta delle firme elettorali. Cappato e Gallo hanno ribadito l’urgenza di un intervento normativo che consenta l’accesso a questo strumento a chiunque ne abbia diritto, compresi gli elettori con disabilità.
In linea con gli auspici del Presidente della Repubblica, i rappresentanti dell’Associazione Luca Coscioni hanno inoltre proposto di estendere l’utilizzo della piattaforma digitale anche agli strumenti di democrazia diretta a livello municipale e regionale. Un passo che rappresenterebbe un’ulteriore evoluzione del sistema democratico italiano, rendendolo più accessibile e partecipativo.

Un precedente che guarda al futuro

Questa sentenza non solo rappresenta un traguardo per l’Associazione Luca Coscioni, ma getta anche le basi per una riforma strutturale del sistema elettorale italiano. L’utilizzo della firma digitale potrebbe infatti semplificare molti aspetti della partecipazione politica, riducendo le barriere burocratiche e favorendo una maggiore inclusione.
La vicenda di Carlo Gentili e il pronunciamento della Consulta dimostrano come sia possibile trasformare un limite in un’opportunità. L’innovazione tecnologica, se accompagnata da una visione politica lungimirante, può diventare uno strumento potente per garantire pari diritti e opportunità a tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro condizioni fisiche.
Il futuro della democrazia italiana passa anche da qui: dall’impegno per una società in cui nessuno venga escluso e in cui la tecnologia sia al servizio dell’uguaglianza.

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