Rita Pecoraro e Giuseppe Lo Medico raccontano la nascita di Una Marcia In Più e il progetto “Via Libera!”: mappatura delle barriere, sensibilizzazione, Stelle UMIP e una Bagheria finalmente inclusiva per tutti
Ci sono associazioni che nascono per “fare attività”. E poi ce ne sono altre che nascono perché qualcuno, per troppo tempo, ha dovuto fare i conti con l’ingiustizia, con la fatica quotidiana, con quella sensazione umiliante di essere costretto a chiedere permesso perfino per vivere. Una Marcia In Più, a Bagheria, appartiene a questa seconda categoria. Rita Pecoraro e Giuseppe Lo Medico, presidente e vicepresidente dell’associazione, non parlano di inclusione come fosse una parola da convegno. La vivono, la inseguono, la pretendono. E soprattutto la trasformano in un progetto concreto: “Via Libera!”, un’iniziativa nata per mappare e abbattere le barriere architettoniche del territorio bagherese, ma anche per cambiare mentalità, educare la comunità e costruire una città realmente accessibile per tutti. In questa intervista, Rita e Giuseppe raccontano non solo l’origine della loro scelta, ma anche la visione di una società più giusta: una società in cui la disabilità non sia più un limite imposto dall’ambiente, dalla burocrazia o dall’indifferenza. Perché l’accessibilità non è un favore. È un diritto.

Qual è la storia personale che vi ha spinto a fondare o a impegnarvi con Una Marcia In Più?
Rita: nella mia vita ho subìto tante ingiustizie e discriminazioni, soprattutto negli anni scolastici. La spinta per dare vita all’Associazione Una Marcia in Più è stata quella di non volere più essere vista come una bambina incapace in quanto “disabile”, ma farmi vedere come una persona comunque capace di essere protagonista della sua vita, di dimostrare che oltre la disabilità esiste una persona con sogni e aspirazioni e che, se viene messa nelle giuste condizioni, può svolgere una vita normale come tutti gli altri.
Giuseppe: Per tanti anni mi è capitato di viaggiare e di recarmi in Germania tra Monaco di Baviera e dintorni per questioni inerenti alla mia salute. Spesso mi accorgevo di quanto fosse inclusiva la Germania per tutto ciò che riguarda la disabilità. Un posto non solamente inclusivo in termini di barriere architettoniche, ma anche in termini di tessuto sociale. La Germania mi ha permesso non solo di potermi curare, ma anche di potere crescere a livello personale e culturale, permettendomi di sviluppare una coscienza. Con inclusione, non parlo solo di accessibilità ai luoghi, ma anche di accessibilità nella società! Visto che per me la Germania è stata sempre un luogo di benessere, mi sono detto ad un certo punto della mia vita, perché non fare diventare anche l’Italia un luogo di benessere inclusivo? Un anno dopo avere conosciuto Rita, la mia ragazza, che condivide i miei stessi ideali, insieme abbiamo deciso di fondare la nostra associazione per potere fare la nostra parte verso il cambiamento. C’è anche una bellissima frase di un presidente americano, John Fitzgerald Kennedy, che dice: “Non chiedete cosa il vostro paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese”.
Come descrivereste in poche parole la missione dell’associazione Una Marcia In Più e qual è il valore aggiunto che portate nella comunità di Bagheria?
La missione di una Marcia In Più è quella di sensibilizzare la società alla tematica della diversabilità, migliorando la conoscenza di tale fenomeno, e migliorare la qualità di vita e l’autonomia delle persone con disabilità.
Il valore aggiunto che possiamo offrire alla nostra comunità è quello di mettere a disposizione il nostro bagaglio culturale e la nostra esperienza personale affinché migliorino le condizioni attuali. Ci aspettiamo tanto dalla nostra comunità e noi daremo il nostro contributo.
Il progetto “Via Libera!” è stato presentato pochi giorni fa insieme all’Amministrazione comunale. Qual è stata l’idea originaria del progetto e come è nata la collaborazione con il Comune?
L’idea di questo progetto è nata per abbattere le barriere architettoniche presenti nel territorio bagherese, poiché per chi ha una disabilità non è semplice uscire. Bisogna essere liberi di andare dove si desidera, potendo scegliere dove recarsi senza essere costretti dalle circostanze avverse. Un giorno noi abbiamo esposto il nostro progetto al sindaco di Bagheria, e lui ci ha detto che esisteva un piano per l’abbattimento delle barriere architettoniche e che erano onorati di iniziare una collaborazione con noi, poiché proprio in quanto persone disabili possiamo dare un contributo diverso, visto che viviamo il problema in prima persona. Da questo è nata la nostra collaborazione.
Rita, hai parlato di un approccio costruttivo e non solo di denuncia nel progetto “Via Libera!”. In che modo pensate di trasformare questa visione in azioni concrete sul territorio?
L’approccio che vogliamo attuare è quello della sensibilizzazione, solo sensibilizzando le persone o i commercianti si può ottenere qualcosa di concreto, migliorando la loro responsabilità sociale e sensibilità civica. Ed anche facendoci vedere in prima persona e mostrando concretamente loro l’importanza di questo progetto.
Giuseppe, puoi raccontarci come state organizzando la mappatura degli ostacoli urbani e quali strumenti tecnici o collaborazioni state utilizzando per monitorare barriere architettoniche, cantieri e ostacoli urbani?
Stiamo organizzando la mappatura del territorio attraverso dei sopralluoghi che faremo di persona io e Rita recandoci con le nostre carrozzine in giro per la città, filmando, fotografando e recensendo. Dove non arriveremo con le nostre carrozzine, ci avvarremo dell’utilizzo di un drone che userò io stesso per filmare e fotografare dall’alto. Sarà un lavoro di mappatura a 360°.

Il progetto coinvolge anche le attività commerciali, con le “Stelle UMIP” come riconoscimento per chi elimina le barriere architettoniche. Qual è la reazione da parte degli esercenti e della cittadinanza a questo tipo di iniziativa?
Le stelle UMIP sono nate con lo scopo di premiare e al contempo certificare le attività commerciali che sono accessibili e inclusive. Domenica 1 febbraio c’è stata la cerimonia di consegna delle prime 10 stelle, questa iniziativa sarà ripetuta in estate. La reazione è stata positiva, però è ancora troppo presto per potere dare un giudizio definitivo, visto che il lavoro è appena iniziato.
Per voi, cosa significa una città davvero inclusiva? E quali sono i primi segnali che vedete nel vostro territorio che vi fanno sperare in un cambiamento concreto?
Una città davvero inclusiva è un luogo non solo accessibile in termini architettonici, ma anche in termini sociali. Dove tutti i cittadini possono fare quello che vogliono senza sentirsi esclusi dal contesto sociale in cui vivono. Quello che ci fa sperare in un cambiamento positivo e concreto è il progetto “Via Libera!”, perché finalmente possiamo sensibilizzare concretamente gli animi delle persone, e possiamo iniziare a vivere in un ambiente più a misura di tutti. Un ringraziamento speciale va al sindaco di Bagheria, Filippo Maria Tripoli, e anche all’assessore allo sport e alla pubblica istruzione Antonella Elisa Insinga, che si sono mostrati da subito disponibili e nostri sostenitori.
L’accessibilità urbana non riguarda solo le persone con disabilità, ma anche anziani, famiglie con passeggini e tante altre categorie. Come riuscite a dare voce a queste diverse esigenze all’interno di un’unica progettualità?
Ci riusciremo documentando tutto quello che vedremo, attraverso dei video che realizzeremo durante il progetto di mappatura. In questo modo racconteremo il prima, il durante e il dopo, rispetto ai lavori di abbattimento delle barriere architettoniche a cui ambiamo. Racconteremo di volta in volta come si evolve il nostro lavoro, sperando di dare voce alle esigenze di tutti i cittadini. Anzi, li invitiamo a darci una mano, segnalando criticità e ostacoli da eliminare scrivendo una mail a info@umip.it.

Guardando al futuro, quali sono i principali obiettivi di Una Marcia In Più per il 2026 e oltre? Ci sono altri progetti simili a “Via Libera!” che state preparando?
Si, abbiamo tanti progetti in cantiere per il 2026: proseguire con il progetto “Via Libera!”, sperando di costruire una città più a misura di tutti, e portare avanti l’attività di sensibilizzazione nelle scuole bagheresi e dei comuni limitrofi. Un altro progetto molto ambizioso e innovativo su cui stiamo lavorando è quello del Villaggio dell’Inclusione, una giornata dove si respiri normalità, si raccontino storie impattanti nell’ambito della disabilità, si presentino libri, per stare insieme e riflettere sul fatto che la disabilità non deve fare “paura” ma va riconosciuta, compresa e accolta. Ma l’obiettivo principale è quello di trovare una sede fisica dove potere accogliere le persone con disabilità e offrire loro delle attività.
Infine, un messaggio personale: cosa vorreste dire a chi ancora non conosce UMIP oppure a chi si sente scoraggiato da ostacoli e barriere – non solo fisiche, ma sociali o culturali?
UMIP nasce per supportare, sensibilizzare e migliorare la collettività in generale, noi non giudichiamo nessuno ma vogliamo attuare un cambiamento per un miglioramento collettivo. Quindi invitiamo tutti a seguirci e sostenerci, perché come diciamo sempre: OGNI PICCOLO GESTO É UNA MARCIA IN PIÙ VERSO IL CAMBIAMENTO!
Leggendo le parole di Rita e Giuseppe si capisce subito una cosa: non siamo davanti a un progetto “di facciata”, né a un’iniziativa pensata per fare rumore per qualche giorno. “Via Libera!” è una dichiarazione di intenti, ma soprattutto una promessa di lavoro: sopralluoghi, documentazione, mappatura, segnalazioni, coinvolgimento della cittadinanza e un dialogo diretto con le istituzioni. Ed è proprio questo che rende UMIP diversa: l’idea che il cambiamento non si costruisca solo denunciando, ma anche proponendo, collaborando e mettendoci la faccia. In carrozzina, sul territorio, davanti agli ostacoli reali. Bagheria oggi ha un’occasione importante: trasformare l’inclusione da slogan a realtà quotidiana. E se è vero che le barrier architettoniche si abbattono con i cantieri, è altrettanto vero che le barriere culturali si abbattono con esempi come questo.


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