Al World Summit for Accessible Tourism di Torino, Xun Ji, Simon April e Igor Stefanovich condividono visioni per un turismo accessibile. Con esperienze personali e strategie globali, promuovono l’inclusione, rendendo il viaggio un diritto universale per le persone con disabilità
In un mondo sempre più interconnesso, viaggiare rimane un privilegio lontano per milioni di persone con disabilità. Tuttavia, al World Summit for Accessible Tourism di Torino, un gruppo di innovatori sta ridefinendo il concetto di turismo inclusivo. Tra loro, Xun Ji, Simon April e Igor Stefanovich emergono come protagonisti, ciascuno con una prospettiva unica che intreccia esperienze personali e ambizioni globali. Le loro storie non sono solo racconti di resilienza, ma rappresentano una guida per un futuro in cui il viaggio sia un diritto per tutti, capace di arricchire non solo chi lo intraprende, ma l’intera società.
Xun Ji, fondatrice di un’organizzazione che mira a trasformare il turismo per le persone con disabilità in Cina, è un ponte tra culture e continenti. La sua passione per i viaggi nasce dal desiderio di connessione umana. “Amo incontrare persone e immergermi in nuove culture”, ha dichiarato durante il summit. Provenendo da un contesto in cui l’accessibilità è ancora in via di sviluppo, Ji ha espresso ammirazione per le infrastrutture europee, che rendono gli spostamenti più fluidi e indipendenti. “Essere qui in Italia oggi è un traguardo significativo”, ha aggiunto, sottolineando l’onore di presentare il suo progetto in un forum globale frequentato da leader e pensatori dedicati alle persone con disabilità.

Il suo lavoro va oltre la logistica: Ji vuole rivoluzionare il concetto di viaggio in Cina, dove barriere architettoniche e culturali spesso impediscono alle persone con disabilità di esplorare il mondo. Immaginate luoghi iconici come la Grande Muraglia o metropoli vibranti come Shanghai, resi accessibili non solo fisicamente, ma anche culturalmente. Ji promuove collaborazioni locali e internazionali per sviluppare itinerari che rispondano a esigenze diverse, dai trasporti adattati alle guide formate per l’inclusione. Il suo impegno si inserisce in un movimento più ampio che vede il turismo come uno strumento di empowerment, permettendo alle persone con disabilità di scoprire se stesse attraverso l’incontro con il mondo.

Simon April, direttore di Kéroul – un’organizzazione québécoise che promuove l’accessibilità nel turismo e nella cultura – porta una narrazione profondamente personale. April, che si muove su una sedia a rotelle a causa dell’osteogenesi imperfetta, una condizione genetica che rende le ossa fragili, ha trasformato le sue sfide in una missione globale. Co-presidente del summit, ricorda un momento decisivo della sua vita: il primo viaggio a Parigi con la famiglia. “Mia madre mi disse: ‘Se è difficile, allora dobbiamo farlo’”, ha raccontato, indicando quel momento come la scintilla della sua resilienza.
Oggi, residente in Québec con la compagna e il figlio di otto anni, April lotta per i diritti delle persone con disabilità in ogni ambito della vita. Il suo talento nel creare connessioni lo ha portato a considerare il turismo non come un lusso, ma come una componente essenziale dell’esistenza. “Viaggiare mi ha insegnato a trovare soluzioni”, ha spiegato. “Quando sei un turista con disabilità, gli ostacoli richiedono creatività immediata, e questo non aiuta solo me, ma apre opportunità per tutti”. April sottolinea come lo stress di affrontare ambienti non accessibili sia ripagato dal valore del viaggio: scoprire nuove culture, assaporare la libertà e creare ricordi.
Tuttavia, April va oltre il racconto personale per affrontare questioni sistemiche. “Perché investire nel divertimento e nel tempo libero?”, si chiede. La risposta è radicata nella vita quotidiana: non può accedere alla scuola del figlio a causa di barriere architettoniche, lasciando alla compagna il compito di partecipare alle riunioni scolastiche. Anche l’ospedale dove lavora la sua partner presenta ostacoli, spesso invisibili ai colleghi normodotati. “Vivere con una disabilità è un cantiere continuo”, dice, evidenziando l’importanza dell’apprendimento reciproco nelle relazioni. Per April, il divertimento – come una vacanza o un viaggio – è fondamentale quanto l’accesso a scuole o ospedali, perché nutre lo spirito e promuove l’inclusione sociale.
Guardando al futuro, April avverte di un cambiamento demografico imminente: in Canada, entro il 2030, il 30% della popolazione avrà più di 65 anni, molti dei quali con limitazioni di mobilità. “Il futuro appartiene ai turisti anziani e con disabilità”, afferma. Investire ora in infrastrutture accessibili non è solo una scelta etica, ma anche economica: previene costi futuri e apre nuovi mercati. Il suo messaggio risuona in un contesto globale in cui il turismo genera trilioni di dollari, ma esclude una parte significativa della popolazione. April invita governi e imprese a considerare l’accessibilità come una priorità assoluta, trasformando il settore in un motore di equità.

Igor Stefanovich, coordinatore per l’accessibilità, il turismo culturale e le popolazioni indigene presso UN Tourism – l’agenzia delle Nazioni Unite dedicata al turismo – offre una prospettiva istituzionale arricchita da un’esperienza personale trasformativa. UN Tourism, che celebra 50 anni di attività, supporta 160 paesi nello sviluppo di politiche turistiche sostenibili, competitive e inclusive. “Quando una destinazione si sviluppa, passa dal focus sugli arrivi turistici all’inclusione sociale”, spiega Stefanovich. Questo cambiamento beneficia non solo i turisti, ma l’intera comunità, creando ambienti più equi per tutti.
Stefanovich promuove standard internazionali uniformi, collaborando con l’ISO (International Organization for Standardization) per sviluppare un linguaggio comune sull’accessibilità. “Dall’Italia al Perù, dalle Hawaii al Giappone, tutti possono adottare gli stessi criteri”, afferma. Questo approccio garantisce che le persone con disabilità possano soddisfare il loro desiderio di esplorare il mondo senza barriere. “La disabilità non definisce chi sei”, sottolinea. “Riguarda solo le condizioni esterne, non il contenuto interiore”.

La sua credibilità è rafforzata da un’esperienza personale: sette anni fa, a seguito di un’amputazione, Stefanovich ha acquisito una disabilità, cambiando il suo modo di vedere il mondo. “Ora noto le fragilità di chi mi sta accanto, dalle famiglie con passeggini agli anziani con mobilità ridotta”, confida. Questa empatia, unita a rigore e costanza, è fondamentale per mantenere l’accessibilità. “Senza manutenzione, si dissolve come neve al sole”, avverte, sottolineando la necessità di investimenti continui.
Al summit, Stefanovich ha elogiato la combinazione di attivisti esperti e giovani innovatori, che portano tecnologie e strategie di marketing all’avanguardia. Il suo ruolo all’ONU lo rende un catalizzatore per il cambiamento globale, spingendo le nazioni a integrare l’accessibilità nelle loro strategie turistiche. In un mondo post-pandemia, dove il turismo è in ripresa, Stefanovich sottolinea l’importanza di includere anche le popolazioni indigene e culturali, rendendo l’accessibilità un concetto intersezionale.
Le voci di Torino non sono isolate; rappresentano un movimento in crescita. Xun Ji sta aprendo la Cina al turismo inclusivo, Simon April umanizza il dibattito con storie di famiglia e resilienza, e Igor Stefanovich fornisce il quadro istituzionale per un cambiamento duraturo. Insieme, sfidano l’industria a ripensare il viaggio come un’esperienza universale.
Conclusione
Il turismo accessibile non riguarda solo le vacanze; è una questione di autonomia, dignità e gioia. Le persone con disabilità – circa il 15% della popolazione mondiale, secondo l’OMS – meritano di esplorare il mondo senza compromessi. Investire in rampe, trasporti adattati, app di navigazione e formazione del personale non solo amplia un mercato da miliardi di dollari, ma combatte lo stigma, promuovendo una società in cui la disabilità non limita i sogni.
Eventi come il summit di Torino sono semi per un futuro inclusivo. Come ha detto April, “Più è difficile, più vale la pena provare”. Per Xun, Simon e Igor, il viaggio è una metafora della vita: pieno di ostacoli, ma ricco di possibilità quando affrontato con empatia e innovazione. Il turismo sta cambiando, e con esso, la mappa dell’accessibilità si sta riscrivendo – un passo, una rampa, un viaggio alla volta.
Le foto presenti nell’articolo sono di Daria Capitani
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