SexJujube, la storia e gli obiettivi della piattaforma di sex toys per persone con disabilità motoria

A tu per tu con le fondatrici di SexJujube, piattaforma di sex toys che non si limita alla vendita, ma educa e informa su sessualità e disabilità. «Il nostro scopo è promuovere una vita sessuale indipendente per chiunque»

Con buona pace dei benpensanti o di coloro che ragionano per luoghi comuni, è bene ribadire l’ovvio: tutti e tutte, nessuno escluso, abbiamo desiderio di piacere e di provare piacere. Sono partite da questo assunto Antonella Amoruso, Anna Amoruso e Silvia Petrella, le tre ideatrici e fondatrici di SexJujube, start-up innovativa e piattaforma e-commerce di sex toys accessibili a tutti, che pone al centro i valori dell’inclusività, del benessere sessuale e dell’educazione alla sessualità.

«Siamo partite da una semplice considerazione: siamo persone fatte di corpo, desideri e fantasie. Tutti e tutte», racconta Antonella, Responsabile Marketing SexJujube «Noi vogliamo tutti i nostri utenti sexy, passionali e curiosi. Perché l’unico scopo della nostra offerta e ricerca è il piacere di tutti».

Siete partite nel 2019, appena prima del Covid, con un sogno in tasca: vendere sex toys. Ma esistono già molte piattaforme dedicate a questo compito. La vostra in cosa si differenzia? «SexJujube si differenzia dalle altre piattaforme e-commerce grazie all’attività di ricerca, in collaborazione con un team di esperti, sui toys adatti alle persone con disabilità motoria – spiega Silvia, Responsabile R&D SexJujube – Lo facciamo attraverso un bollino (realizzato dalla start up) apposto accanto a tutti i prodotti che rientrano nel sottoinsieme Disabilità, in modo da identificarli immediatamente anche quando visualizzati all’interno di categorie differenti. Il suddetto bollino rappresenta una vera e propria guida per le persone con disabilità, caregiver, sessuologi e figure mediche esperte sui benefici e l’accessibilità dei sex toys».

Voi quindi non producete sex toys, siete rivenditori? «Esatto. Ma non ci interessa la mera vendita del prodotto, bensì che sia chiaro il suo utilizzo, cosa va a stimolare, come va a promuovere o intensificare il benessere sessuale della persona – aggiunge Anna, Responsabile Customer Care SexJujube – L’educazione alla sessualità per noi viene prima di tutto. E quella va fatta soprattutto con le famiglie».

Vi avvalete della collaborazione di un team scientifico per questo? Antonella: «Sì. Il punto è che molte persone con disabilità magari già usano i sex toys, ma tanti altri non sanno nemmeno come sono fatti. Quindi occorre informarli. A breve l’e-commerce sarà implementato con una piattaforma di video-consulenze specialistiche sulla sessualità – includendo anche quelle sul benessere e l’utilizzo dei sex toys – erogate da psicosessuologi accuratamente selezionati dalla startup.

Il nostro team scientifico è composto dalla dottoressa Francesca Buonocunto, neuropsicologa, dal dottor Michele Massimo Laforgia, psicosessuologo e dalla dottoressa Azzurra Carrozzo, psicoterapeuta e sessuologa. Inoltre, la start up svolge attività offline di consulenza e formazione in centri di riabilitazione, organizza eventi e incontri di educazione alla sessualità nelle scuole e per la comunità tutta e sta creando una forte rete di collaborazioni con associazioni, enti pubblici e privati».

SexJujube
In questa società, chi ha una disabilità motoria viene pensato come “creatura angelica, asessuata”, incapace di provare desiderio e piacere. “Creatura angelica a chi?” è stato il primo pensiero delle fondatrici di SexJujube, piattaforma e-commerce di sex toys per persone con disabilità motoria, che non si limita alla vendita, ma a una serie di iniziative online e offline per promuovere una corretta educazione e informazione sessuale sull’argomento sessualità e disabilità, ma non solo. Ecco il loro progetto ZIANLOB

Un lavoro a favore dell’inclusione, quindi… Anna: «Non amo molto questa parola, e sa perché? Perché se ti devo includere, significa che mi reputo superiore a te. E invece siamo tutte persone in cerca di leggerezza, di piacere e abitiamo tutti corpi non conformi. Con questo lavoro si vuole spianare la strada verso l’emancipazione sessuale di tutti gli individui e contribuire a far emergere il binomio sessualità/disabilità motoria, oggi ancora sommerso, poco dibattuto e faticosamente affrontato dalle Istituzioni».

Silvia: «Negli ultimi decenni, l’approccio alla sessualità delle persone con disabilità è cambiato nel settore sanitario e sociale, passando da una considerazione secondaria a riconoscerla come essenziale per ogni individuo. Si promuove l’espressione sessuale rispettando le scelte individuali, ma persistono pregiudizi sociali».

Antonella: «Posso raccontarle questo aneddoto? Tra le migliaia di richieste che abbiamo ricevuto, mi colpì una: un ragazzo paraplegico ci scrisse, chiedendoci se anche lui avrebbe mai provato un orgasmo in vita sua o se si doveva rassegnare. Ci siamo date ancora più da fare per far sì che tutti possano avere delle possibilità».

Come avete fatto a offrire queste possibilità? Che iter avete seguito? Antonella: «Siamo partite da un presupposto: l’autoerotismo in chi ha una disabilità a volte è un tabù. Quindi, le persone con disfunzioni sessuali possono avere difficoltà nella scelta di dispositivi adeguati, richiedendo trattamenti specifici e informazioni pratiche per promuovere l’autonomia. Ecco che l’individuazione di sex toys adatti a specifiche alterazioni è fondamentale per aiutare a raggiungere l’autonomia e a ridurre i rischi associati all’uso improprio».

Silvia: «Nonostante il potere d’acquisto globale delle persone con disabilità sia stimato in 2,1 miliardi di dollari, il mercato dei sex toys raramente risponde alle loro esigenze. Abbiamo quindi somministrato un questionario a 42 partecipanti, persone con disabilità, caregiver e operatori, che ha evidenziato una forte richiesta di informazioni sulla sessualità, sui sex toys e sui metodi per migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità motoria. L’utilizzo dei sex toys come ausilio per accedere alla conoscenza del corpo, al piacere e al benessere sessuale suscita interesse, insomma, sottolineando la rilevanza di servizi informativi dedicati».

Voi siete una startup innovativa, vincitrice del bando regionale “Estrazione dei Talenti” nel 2019 e del bando TecnoNidi della Regione Puglia nel 2022: come vi siete proposte in Regione per reperire fondi? Anna: «Partendo dall’obiettivo di promuovere una sana e indipendente vita sessuale per le persone con disabilità, abbiamo avviato una collaborazione con Manè – Impresa Sociale con lo scopo di creare un precedente riguardo l’inserimento dei sex toys nei PRO.V.I (“progetti vita indipendente”) richiesti dalle persone con disabilità motoria. La Regione Puglia ha approvato i primi progetti, grazie ai quali le persone con disabilità motoria potranno far richiesta anche dei sex toys e trovare sul nostro sito un servizio e una guida adatta a loro. Poi, ringrazieremo sempre Vittorio Ignazzi, il primo a credere e a investire fondi nel progetto. Ora siamo sempre alla ricerca di investitori: SexJujube ha in serbo nuovi progetti molto ambiziosi, per parlare della sessualità da punti di vista diversi, finora poco presi in considerazione».

Antonella: «Crediamo molto nel fatto che la sessualità e il piacere rappresentino un diritto, oltre che un bisogno da soddisfare, e devono essere inclusi tra le aree d’interesse della vita quotidiana di ogni persona. La sessualità rappresenta una componente essenziale dello sviluppo di un essere umano in termini emozionali, etici, fisici, psicologici, sociali e spirituali dell’identità. Ecco perché continueremo a lavorare, di modo che a tale componente sia riconosciuto anche un ruolo preponderante nella costruzione dell’autostima, della percezione di sé e del proprio ruolo sociale». (vanityfair.it)

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