Parole di Carta: Il pensiero laterale

Se c’è un problema, c’è la sua soluzione – Rubrica a cura di Antonella Carta – Insegnante/Scrittrice – Questa rubrica si propone di passare in rassegna alcune delle piccole-grandi difficoltà del quotidiano di persone con disabilità e, anche con la collaborazione di chi ci è già passato, proporre una strada, senza la pretesa che sia la soluzione

Il coraggio di una donna che fa del problema la soluzione. Il pensiero laterale.

Una difficoltà che si presenta improvvisa e imprevista disorienta, quasi facesse deragliare dal percorso consueto.
Abbattersi e farsene travolgere o reagire? La risposta potrebbe sembrare scontata ma in realtà non lo è.

Non è così facile infatti a volte riuscire a riprendere in mano le redini per scavalcare l’ostacolo e proseguire il cammino.
C’è chi con difficoltà anche importanti è costretto a convivere stabilmente, come chi ha una disabilità.

Ne parliamo con Margherita Rastiello, mamma con disabilità che, insieme ad altre donne fa parte del gruppo Disabilmente Mamme impegnato nel sociale, in particolar modo nel sostegno a donne con disabilità che combattono per poter condurre una vita serena e appagante come donne e come madri e, anche per questo, presente su Facebook e Youtube. Il confronto tra chi ha vissuto o vive esperienze simili, infatti, può aiutare a trovare diverse soluzioni che poi è necessario comunque far proprie.

Non dovrebbe essere necessario condurre battaglie per tutelare i propri diritti, ma purtroppo ancora lo è, in molti settori. Come nello spirito di questa rubrica, chiediamo a Margherita di raccontare di come nel quotidiano sia riuscita a organizzarsi per poter fare quante più cose in autonomia, nella speranza di essere d’aiuto a chi sta cercando una soluzione in questo senso.

Prima di parlarci di sé, Margherita ci tiene a precisare come quella che può essere una soluzione per qualcuno può non esserlo per qualcun altro, anche se si parte dalla medesima condizione, ad esempio dallo stesso tipo di disabilità. L’importante è non scoraggiarsi ma impegnarsi nella risoluzione del problema tenendo conto dei consigli di chi ci è passato ma anche della propria individualità e dell’ambiente di riferimento.

IL CONSIGLIO

Talvolta quello che a prima vista sembra un problema può invece trasformarsi nella soluzione – afferma Margherita – Ad esempio per accedere a casa mia ci sono numerosi gradini. Ovviamente sono una barriera architettonica ma la necessità m’ha spinta a non farla diventare anche una barriera mentale; anzi sforzandomi di trovare un modo per salire e scendere in sicurezza, quell’ostacolo s’è trasformato nella mia terapia. Per la mia esperienza, posso dire che è necessario pensare a una soluzione nel momento in cui si presenta il problema. Per aggirare l’ostacolo è opportuno applicare quello che definisco “pensiero laterale”.

Quando le chiediamo di chiarirci il concetto, lo fa ricorrendo a esempi concreti: “Quando ero piccola si parlava poco di disabilità, nessuno dava consigli. I miei genitori si sono trovati ad affrontare tutto da soli e, così, hanno imparato e m’hanno insegnato a valutare di volta in volta quale potesse essere il percorso migliore per non farsi bloccare dalle difficoltà che via via si presentavano.

Pensiero laterale
esempio di pensiero laterale

Oggi cerco di vivere appieno la mia vita di mamma e moglie con gli accorgimenti più congeniali per me. Quando vado in un posto nuovo mi studio prima la mappa mentale, ossia mi faccio mandare le foto, soprattutto del bagno e della camera da letto, in modo da capire se il posto sia realmente adatto a me e mi preparo per potermi muovere in questo spazio senza dovere, per quanto possibile, chiedere aiuto ad altri. Un consiglio che mi sento di dare è quello di domandare sempre se ci siano barriere architettoniche non evidenti dalle foto, cosa che spesso accade.

A primo impatto si può pensare che gli spazi ampi siano i più adatti a chi ha una disabilità. Non sempre invece è così. Spiega Margherita: “Io mi muovo meglio in uno spazio non ampio, mi sento più sicura perché ho degli appigli. Vale soprattutto per il bagno. Anche in questo caso organizzarsi preventivamente fa la differenza; per la doccia, ad esempio, è bene preparare prima ciò che serve e porlo alla giusta distanza in modo da averlo a portata di mano, disponendo anche tovaglie e vestiti per strati e mettendo sopra ciò che servirà per primo.

Per quanto concerne la camera da letto, per me è importante che il letto non sia alto, in modo che possa salire e scendere da sola. Ciò non significa che in caso di bisogno non si debba chiedere aiuto, anzi è assolutamente giusto e doveroso farlo soprattutto per garantire a se stessi l’incolumità e a chi ci è vicino la serenità. Adesso che da due anni sono diventata mamma, poi, mi sento doppiamente responsabilizzata in questo senso, perché so che per star bene per mio figlio non devo essere imprudente.

Alla domanda se dopo l’età scolare sia più prudente continuare a vivere in famiglia o provare a gestire da soli la propria vita Margherita risponde: “Anche queste sono scelte personali. Il distacco dalla famiglia d’origine è sempre un salto nel buio, in particolar modo quando si devono affrontare disagi quotidiani che altri non hanno. Io ho fatto la scelta di andare a studiare fuori e abitare alla Casa dello studente. Sono stata supportata all’inizio da un’educatrice che mi ha insegnato a muovermi in autonomia in quel contesto per me sconosciuto.

Mi aiutava con dei promemoria scritti che affiggevamo ad esempio sugli elettrodomestici. Alla lunga ho imparato seguendo le sue istruzioni ma, per sicurezza, non ho tolto i promemoria. Pare sia stata la decisione giusta perché diversi miei compagni di studi, anche loro fuori dalla famiglia per la prima volta, ne hanno usufruito.

Amare qualcuno significa proteggerlo, ma a volte dovremmo fare un passo indietro e consentire a chi amiamo di fare le proprie esperienze, ovviamente con prudenza. Margherita conclude aggiungendo a tal riguardo: “La Casa dello studente per me è stata una palestra di vita. Lì ho imparato tante delle autonomie che adesso mi porto dietro nella mia vita di moglie e mamma. Tra le prime, tagliare una panino da sola; per quando non ce la faccio, perché più stanca o perché il pane è più duro, mi sono organizzata tenendo sempre in dispensa del pan carré o del pane confezionato già tagliato e degli affettati. Ho capito che solo vivendo direttamente il problema posso risolverlo.

Così ho imparato a usare le mollette per i panni per chiudere i pacchi di alimenti aperti, a stendere la biancheria appoggiandomi al muro con lo stendino davanti, a piegarla stando seduta sul letto o appoggiando tutto su una scrivania. Ho capito che per cucinare in sicurezza e mangiare senza problemi devo evitare di gettare gli alimenti nell’olio caldo e preferire la pasta corta, che devo privilegiare il fornetto a microonde perché è piccolo e posto in alto, piuttosto che il forno classico per usare il quale rischio di sbilanciarmi. Piccoli, significativi accorgimenti che fanno la differenza, almeno nel mio caso.

Come ci insegna Margherita, ciascuno ha i propri limiti ma il “pensiero laterale”, la ricerca di come aggirare l’ostacolo e la voglia di non mollare sono la strada per individuare la soluzione, senza scoraggiarsi davanti ai primi fallimenti perché sono proprio quelli i migliori maestri nel cammino verso l’autodeterminazione.

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