Il progetto Music 4 All, realizzato alla Residenza Guido Negri di Thiene, sperimenta musica elettronica e nuove tecnologie come strumenti di inclusione, relazione e benessere. Coinvolgendo anziani cognitivamente sani e persone con demenza, il laboratorio Dialoghi Sonori mostra nuove possibilità di partecipazione emotiva, stimolazione cognitiva e invecchiamento attivo.

Esistono linguaggi che sembrano non avere bisogno di traduzioni. La musica è certamente uno di questi. Può attraversare le differenze di età, superare le difficoltà della comunicazione verbale, evocare emozioni e creare uno spazio di relazione anche quando le parole diventano più fragili.
Ma cosa accade quando alla musica si uniscono le nuove tecnologie? E soprattutto, cosa può succedere se strumenti normalmente associati alla produzione musicale elettronica entrano in una residenza per anziani e incontrano persone con differenti livelli di autonomia cognitiva
È da queste domande che prende forma l’esperienza di Music 4 All, progetto che utilizza la musica elettronica e le tecnologie musicali come strumenti di inclusione e partecipazione.
Tra gennaio e febbraio 2026 il percorso ha trovato una nuova e interessante applicazione presso la Residenza “Guido Negri” di Thiene, struttura della Fondazione Opera Immacolata Concezione, coinvolgendo anziani cognitivamente presenti e persone con demenza. Un’esperienza che mette insieme musica, tecnologia, creatività e relazione, aprendo una riflessione più ampia sul benessere nella terza età e sulle attività rivolte alle persone con deterioramento cognitivo.
Dialoghi Sonori: il laboratorio nato all’interno di Music 4 All
L’esperienza prende il nome di “Dialoghi Sonori” ed è un laboratorio sperimentale ideato e condotto da Matteo Scapin, musicista ed esperto di musica elettronica. Il progetto è stato realizzato presso il Centro Residenziale Guido Negri di Thiene, struttura della Fondazione Opera Immacolata Concezione, in collaborazione con l’Istituto Musicale Città di Thiene e con il sostegno di Inner Wheel Schio-Thiene. Dialoghi Sonori nasce all’interno di Music 4 All, un percorso portato avanti da diversi anni con l’obiettivo di utilizzare la musica elettronica e le nuove tecnologie per favorire l’inclusione.
In questa occasione è stato esplorato un ambito nuovo: quello dell’invecchiamento attivo e della fragilità cognitiva.
Il percorso si è sviluppato attraverso dieci incontri della durata di un’ora ciascuno. Per rispondere in maniera più adeguata alle caratteristiche degli ospiti, i partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi di lavoro.
Il primo gruppo ha coinvolto anziani cognitivamente presenti, concentrandosi soprattutto sulla creatività, sulla socializzazione e sulla scoperta di sonorità e strumenti nuovi.
Il secondo gruppo ha invece coinvolto gli ospiti con difficoltà cognitive del nucleo protetto “Nuovi Passi”. In questo caso la musica è diventata uno strumento per favorire l’attenzione, la stimolazione sensoriale, l’espressione emotiva e la partecipazione.

Strumenti “strani” che rendono la musica accessibile
Uno degli aspetti più interessanti di Music 4 All riguarda la strumentazione utilizzata.
Accanto all’handpan sono stati introdotti controller MIDI sensibili al tocco, tastiere colorate, microfoni, modulatori vocali e strumenti normalmente utilizzati nel mondo della produzione musicale elettronica.
L’obiettivo non era insegnare agli anziani a suonare uno strumento secondo i metodi tradizionali. Non c’erano spartiti da leggere o complesse tecniche musicali da apprendere.
Al centro dell’esperienza c’era il gesto.
Un tocco, un movimento della mano, il contatto con una superficie potevano generare un suono. Quel suono poteva incontrarne un altro e trasformarsi progressivamente in un dialogo musicale.
È proprio questa immediatezza ad aver reso gli strumenti particolarmente accessibili e coinvolgenti.
Nel corso degli incontri alcuni ospiti hanno iniziato a riconoscere Matteo Scapin come “quello degli strumenti strani“. Una definizione spontanea, quasi divertente, che però racconta qualcosa di importante: il laboratorio e i suoi strumenti erano riusciti a lasciare una traccia nella quotidianità dei partecipanti.
Musica e demenza: cosa accade nel cervello
L’esperienza realizzata a Thiene assume un interesse particolare quando si osserva il progetto dal punto di vista neurologico.
A spiegarlo è la Dottoressa Chiara Cupidi, neurologa esperta di demenze, che evidenzia il duplice razionale dell’intervento musicale.
«Dal punto di vista neurologico, l’intervento musicale trova qui un duplice razionale: nel gruppo di anziani cognitivamente sani favorisce creatività e socializzazione, nelle persone con deterioramento cognitivo attiva le funzioni cognitive residue e la partecipazione emotiva anche quando la comunicazione verbale è compromessa».
Per comprendere meglio questo meccanismo è necessario osservare cosa accade nel cervello di una persona con malattia di Alzheimer.
Come spiega la Dottoressa Cupidi, l’Alzheimer colpisce precocemente l’ippocampo e le aree temporo-mesiali, strutture cerebrali coinvolte nella memoria episodica, cioè nella capacità di ricordare eventi ed esperienze della propria vita.
Altre funzioni e circuiti cerebrali possono invece essere relativamente preservati più a lungo.
«La malattia di Alzheimer risparmia più a lungo i circuiti motori, cerebellari e dei gangli della base, responsabili della coordinazione motoria e della memoria procedurale automatica, così come le connessioni tra corteccia uditiva e sistema limbico che sostengono la risposta emotiva alla musica».
Ed è probabilmente proprio in questo equilibrio tra funzioni compromesse e capacità ancora presenti che la musica riesce a trovare uno spazio di comunicazione.
Secondo la neurologa, questo “doppio risparmio” può spiegare perché una persona con un’importante compromissione del linguaggio verbale riesca ancora a manifestare partecipazione e reazioni affettive autentiche durante un’esperienza musicale.
Il ritmo, il gesto e il suono possono generare una risposta emotiva e un senso di gratificazione immediata. Non significa naturalmente parlare di cura della demenza attraverso la musica. Sarebbe scientificamente scorretto. Significa, invece, riconoscere e valorizzare le funzioni cognitive, motorie ed emotive residue della persona. Ed è qui che la tecnologia utilizzata nel laboratorio Dialoghi Sonori assume un ruolo particolarmente interessante.
Perché la musica elettronica può fare la differenza
«La particolarità di questo laboratorio è l’uso della musica elettronica: basta un tocco su un controller MIDI per ottenere un suono, senza la competenza tecnica richiesta da uno strumento acustico, rendendo l’intervento accessibile anche a chi ha una compromissione cognitiva importante», sottolinea la Dottoressa Chiara Cupidi.
Questo passaggio rappresenta uno degli elementi centrali dell’intero progetto.
Pensiamo a uno strumento musicale tradizionale. Per produrre un determinato suono possono essere necessarie coordinazione, tecnica, memoria e capacità di seguire precise sequenze di movimenti.
Un controller MIDI può invece ridurre questa complessità.
Il gesto diventa immediatamente suono.
La persona compie un’azione e riceve una risposta sonora istantanea. Può ripetere quel gesto, ascoltarne l’effetto e interagire con gli altri partecipanti. La tecnologia, quindi, non sostituisce la relazione umana. Al contrario, diventa un mezzo per facilitarla.
È un concetto particolarmente importante quando parliamo di innovazione e fragilità: la tecnologia è davvero inclusiva quando riesce a ridurre la distanza tra la persona e l’esperienza che desideriamo renderle accessibile.

La musica riattiva partecipazione, emozioni e relazioni
Durante il percorso Matteo Scapin ha osservato come la musica fosse in grado di riattivare ricordi e partecipazione. Ma è stato soprattutto l’aspetto tattile e tecnologico degli strumenti a creare una connessione sorprendente con gli ospiti.
Le testimonianze dei partecipanti raccontano chiaramente il coinvolgimento generato dal laboratorio.
«È stato un percorso interessante e a tratti impegnativo, che ci ha spinto a metterci in gioco con cose mai viste prima. Ci è piaciuto moltissimo».
Un altro partecipante ha descritto l’esperienza con parole ancora più significative:
«Questo modo di comunicare, questo colloquiare continuo con il suono e attraverso la musica, ci ha fatto sentire profondamente vivi».
Sentirsi vivi.
Forse sono proprio queste due parole a spiegare il senso più profondo di un progetto del genere. Perché quando parliamo di anziani, demenza e strutture residenziali rischiamo troppo spesso di concentrare il nostro sguardo esclusivamente sulla malattia, sulle difficoltà e sulla perdita delle autonomie.
Esperienze come Dialoghi Sonori ci ricordano invece che la persona continua ad avere emozioni, capacità residue e possibilità di relazione che devono essere cercate, stimolate e valorizzate.
Il riscontro della Residenza Guido Negri e della Fondazione OIC
Anche il riscontro della struttura è stato particolarmente positivo. La Direttrice del Centro, Emanuela Bolamperti, ha evidenziato come il laboratorio abbia favorito emozioni, attenzione, coinvolgimento e relazioni anche nelle persone con maggiore compromissione cognitiva.
Il Direttore Generale della Fondazione Opera Immacolata Concezione, Fabio Toso, ha invece sottolineato il valore dell’innovazione, della creatività e delle relazioni umane come strumenti concreti per costruire benessere e inclusione. L’iniziativa rappresenta inoltre uno dei progetti più innovativi sviluppati nell’ambito della coprogettazione dell’Istituto Musicale Città di Thiene, recentemente presentata dal Comune come esempio di cultura, innovazione sociale e servizio alla comunità.
Come ha dichiarato l’Assessora alle Politiche Sociali Anna Maria Savio:
«Il raggio d’azione dell’Istituto si estende in modo significativo anche alla terza età e alle fasce più fragili della popolazione. Questo è un importante obiettivo raggiunto dalla coprogettazione avviata».
Music 4 All, un’esperienza da osservare e replicare
Music 4 All e il laboratorio Dialoghi Sonori rappresentano molto più di una semplice attività musicale. Sono un esempio concreto di come innovazione tecnologica, competenza professionale e attenzione alla persona possano incontrarsi. In una società che deve confrontarsi con il progressivo invecchiamento della popolazione e con il crescente numero di persone affette da patologie neurodegenerative, abbiamo bisogno di sperimentare nuovi linguaggi e nuovi strumenti di partecipazione.
La musica elettronica può sembrare, a prima vista, distante dal mondo degli anziani e delle residenze sociosanitarie. Questa esperienza dimostra esattamente il contrario.
A volte basta un tocco.
Un gesto semplice su un controller.
Un suono che nasce e incontra quello prodotto da un’altra persona.
Da lì può iniziare un dialogo che non ha bisogno di parole.
E forse è proprio questa l’eredità più importante lasciata da Music 4 All alla Residenza Guido Negri: la consapevolezza che, anche quando la memoria si indebolisce e il linguaggio diventa fragile, possono esistere ancora strade per raggiungere la persona. La musica può essere una di queste. La tecnologia può aiutarci ad aprirla. Sta a noi avere la curiosità, la competenza e la sensibilità per percorrerla.


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