Ci sono artisti che fanno ridere e artisti che, mentre ti fanno ridere, ti costringono a guardare dove fa più male. Ficarra e Picone appartengono da sempre alla seconda categoria. Con Sicilia Express tornano a raccontare il Sud partendo da un’idea surreale che diventa subito realtà quotidiana: partire, allontanarsi, emigrare, spesso senza la certezza di poter tornare. In questa conversazione parlano di caro voli, disuguaglianze strutturali, identità meridionale, potere, politica e libertà creativa. Lo fanno con la loro ironia asciutta e disarmante, ma anche con una lucidità che non concede sconti a nessuno, nemmeno a sé stessi. Ne viene fuori un’intervista che attraversa il loro percorso umano e artistico e, allo stesso tempo, mette a nudo alcune ferite mai rimarginate di questo Paese.
Sicilia Express parte da un’idea surreale per raccontare un disagio realissimo: l’emigrazione dal Sud. Quanto c’è di autobiografico in questa storia e quanto invece nasce dall’osservazione del Paese?
Valentino: C’è molta autobiografia perché, quando abbiamo cominciato, anche noi siamo andati al nord in cerca di fortuna. Certo la nostra è una professione particolare e si sa che Roma e Milano sono i punti nevralgici dello Spettacolo in Italia. Ma è proprio quando abbiamo cominciato a essere pendolari che ci siamo resi conto che le differenze strutturali tra nord e sud sono reali e non un luogo comune. Noi del sud non siamo “geneticamente diversi” da chi vive al nord, come una parte di cultura popolare si ostina a dire, ma sono le opportunità che ci fanno apparire diversi.
Salvo: Entrambe le cose. E chiaro che noi adesso siamo dei privilegiati ma all’inizio della carriera certamente no.
Nella serie il caro voli e l’impossibilità di tornare a casa diventano un tema politico prima ancora che emotivo. Vi sorprendete che nel 2025 sia ancora un problema irrisolto?
Salvo: Sì ci sorprende. Chiaramente in negativo. È chiaro che la politica è lontana da queste problematiche. E come vediamo non è un problema di risorse economiche. Perché per opere che a mio parere sono inutili i soldi si trovano.
Valentino: Più che sorprenderci ci indigna. Conosciamo e incontriamo continuamente gente che non può permettersi di tornare a casa a causa del caro voli; che non va a votare, oppure (doppia ingiustizia), che è costretta a curarsi al nord e a pagare biglietti aerei altissimi, alberghi, ecc. Questa è una Nazione profondamente ingiusta!



La figura del direttore sanitario è grottesca ma inquietantemente credibile. Vi siete ispirati a personaggi reali o è una sintesi del potere italiano?
Valentino: Volevamo raccontare ironicamente l’uomo del sud che arriva al nord e dimentica da dove viene. Rinnegano forse per difesa. Ne abbiamo conosciuti addirittura che votavano Lega quando ancora i leghisti se la prendevano con noi meridionali (ndr ride). Non che adesso, solo perché hanno cambiato nemico, ci sia motivo per votarli. Rimangono quelli che erano. Mi ricordo che Salvini non voleva gli insegnati del sud, “perché non sapevano parlare bene l’italiano”. Invito chi leggerà questa intervista a cercare su internet (che non dimentica) il pezzo imbarazzante.
Salvo: È un altro tipo di meridionale. Uno che si sente integrato ma che in effetti è rimasto nel territorio. Lo tradisce il suo accento. È un cattivo stupendamente interpretato da Sergio Vastano.
La vostra carriera vi ha portato dal palco alla televisione, dal cinema d’autore alle piattaforme globali. Oggi dove vi sentite più liberi di raccontare storie scomode?
Valentino: Le storie si incontrano, non partiamo mai con la voglia o con l’obiettivo di essere scomodi, ma se ne incontriamo una scomoda ci lasciamo guidare da lei.
Salvo: Ovunque. La libertà se non l’hai dentro non te la possono dare gli altri. Pensiamo che ci siano storie che vadano raccontate sul piccolo schermo altre sul grande schermo altre a teatro.
Dopo l’esperienza con Roberto Andò in La stranezza e L’abbaglio, cosa è cambiato nel vostro modo di stare davanti alla macchina da presa?
Salvo: Ogni lavoro che fai ti aiuta a crescere. Fai esperienza. Sicuramente stare sul set con un grande attore come Tony Servillo e essere diretti da Roberto Andò è stata una esperienza enorme.
Valentino: In realtà quasi nulla, anzi, facendo “altro” abbiamo rifocalizzato il nostro modo di stare dentro una storia.



Avete dimostrato che si può fare grande pubblico parlando di storia, politica e fragilità sociali. Pensate che l’intrattenimento italiano stia diventando finalmente più adulto?
Valentino: L’intrattenimento non deve crescere, non deve diventare adulto, deve rimanere bambino, deve avere quel disincanto, quella meraviglia, quello stupore che serve alle storie per essere efficaci, emozionarti e darti eventualmente un punto di vista diverso da quello che avevi prima (giusto o sbagliato che sia).
Salvo: Non saprei dirti. Penso che il pubblico oggi abbia più scelta. Noi seguiamo il nostro percorso e facciamo delle proposte al pubblico. Speriamo continuino a seguire il nostro percorso e ci accompagnino con il loro entusiasmo.
Valentino Picone: Questa è una Nazione profondamente ingiusta!
Il vostro lavoro è spesso letto come satira politica. Vi sentite mai “usati” politicamente o riuscite ancora a restare davvero indipendenti?
Salvo: Non ci siamo mai sentiti usati per fortuna. Diciamo quello che sentiamo. A modo nostro. Con il nostro modo di stare in scena.
Valentino: Tutto ciò che riguarda la polis (città) è politica. Anche un film apparentemente ingenuo fa politica, anche decidendo di non fare politica fai politica, non puoi sottrarti; si prende continuamente posizione, anche omettendo di prenderla. Io e Salvo pensiamo di essere indipendenti, siamo dipendenti solo dal nostro stile.

Se oggi aveste davanti il Presidente del Consiglio, quale richiesta concreta fareste per la Sicilia, senza giri di parole?
Valentino:Non credo più al dialogo con i diretti interessati chiunque sia a rappresentarci perché loro sanno quello che serve. Credo invece solo alle matite che si usano dentro le cabine elettorali o a quelle che disegnano cassonetti magici.
Salvo: Più opportunità e servizi veri. Penso alle strade. Agli aeroporti. Siamo una regione enorme e lontana da Roma e ancora di più da Milano. È impensabile oggi fare viaggi da 13/14/15 ore di treno oppure pagare il alternativa 709/800 euro per partire.
In un Paese dove molti artisti evitano di esporsi, voi non lo avete mai fatto. Pagare un prezzo per le proprie idee è ancora inevitabile?
Valentino: Dire quello che pensiamo ma, soprattutto, pensare (più possibile) a quello che diciamo è la nostra unica regola.
Salvo: Questo non lo so. Ma sicuro dormiamo con serenità.
Salvo Ficarra: La libertà se non l’hai dentro non te la possono dare gli altri
Guardando avanti: Sicilia Express apre una nuova fase per voi o è un ritorno alle origini? E qual è il prossimo bersaglio che avete in mente di raccontare?
Salvo: È un’altra tappa del nostro percorso come dicevo prima. Per il futuro vedremo cosa ci dirà il cuore.
Valentino: Ora assai voi sapiri (ride)
Alla fine dell’intervista resta una sensazione chiara: Ficarra e Picone non cercano di essere “scomodi”, lo diventano perché rifiutano di essere accomodanti. Parlano di Sicilia, di Nord e Sud, di politica e di potere come si parlerebbe di casa propria: senza retorica, senza indulgenza, ma con affetto e responsabilità. La loro forza sta forse tutta qui, in quell’indipendenza che non è distanza, ma coerenza. E mentre ridiamo, pensiamo, e magari ci indigniamo, Sicilia Express ci ricorda che alcune storie non smettono mai di partire, perché il viaggio, in fondo, riguarda tutti noi.

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