Il Comitato europeo dei diritti sociali ha rilevato gravi violazioni in Italia: troppi contratti precari per gli insegnanti di sostegno e formazione inadeguata compromettono il diritto all’istruzione inclusiva degli alunni con disabilità
Una sentenza che fa riflettere quella pronunciata all’unanimità dal Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa: l’Italia viola sistematicamente i diritti degli insegnanti di sostegno e, di conseguenza, quelli degli studenti con disabilità. La decisione arriva in risposta al ricorso presentato nel 2021 dall’Associazione professionale e sindacale Anief, e mette in luce criticità strutturali del sistema scolastico italiano che persistono da anni.
Il problema della precarietà
Secondo il Comitato, gli insegnanti di sostegno nel nostro Paese faticano “a guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente intrapreso” a causa dell’elevatissima percentuale di contratti precari. I numeri parlano chiaro: se nell’anno scolastico 2010/2011 solo il 4,19% degli insegnanti di sostegno aveva un contratto a tempo determinato, questa percentuale è letteralmente esplosa raggiungendo il 46,18% nel 2023/2024. Un dato allarmante che evidenzia come quasi la metà di questi professionisti viva in una condizione di precarietà lavorativa costante.
Questa instabilità contrattuale non rappresenta solo un problema per i docenti, ma ha ripercussioni dirette sulla qualità dell’insegnamento e sulla continuità educativa degli studenti. Il turnover continuo impedisce la costruzione di relazioni educative stabili e durature, fondamentali per accompagnare efficacemente gli alunni con disabilità nel loro percorso di crescita e apprendimento.
La questione della formazione inadeguata
Un altro aspetto critico evidenziato da Strasburgo riguarda la formazione degli insegnanti di sostegno. Secondo i dati ufficiali dell’Istat del febbraio 2024, circa il 30% degli insegnanti di sostegno non ha completato la specializzazione richiesta per svolgere questo delicato ruolo. Parliamo di un insegnante su tre che si trova a dover gestire situazioni complesse senza aver ricevuto la preparazione adeguata.
Il Comitato riconosce gli sforzi del governo italiano per aumentare l’offerta formativa e semplificarne l’accesso, ma sottolinea come questi interventi non siano stati sufficienti a colmare il divario tra le esigenze reali e la preparazione effettiva dei docenti. Una lacuna formativa che si traduce inevitabilmente in un’assistenza inadeguata per gli studenti che ne avrebbero più bisogno.

Le conseguenze sugli studenti con disabilità
La vera vittima di questa situazione sono gli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali, il cui diritto a un’istruzione inclusiva risulta “ostacolato a causa della persistente precarietà degli insegnanti di sostegno e dalla mancanza di formazione”. L’inclusività, principio cardine della scuola italiana, viene di fatto negata quando mancano le condizioni concrete per realizzarla.
Gli studenti si trovano spesso ad avere insegnanti diversi ogni anno, quando non addirittura nel corso dello stesso anno scolastico, rendendo impossibile quella continuità educativa essenziale per costruire percorsi didattici personalizzati ed efficaci. La mancanza di formazione specifica, inoltre, impedisce ai docenti di utilizzare metodologie e strumenti adeguati per rispondere ai bisogni specifici di ciascun alunno.
I numeri dell’emergenza
Nonostante le criticità, va riconosciuto che il sistema ha tentato di rispondere all’aumento della domanda. Dall’anno scolastico 2010/2011 al 2022/2023, gli alunni con disabilità sono aumentati del 243%, passando da 139.000 a 338.000. Parallelamente, il numero degli insegnanti di sostegno è cresciuto del 248%, da 94.430 a 234.460. Tuttavia, come sottolineato dal Comitato, questo incremento è stato assorbito principalmente da contratti precari, senza una vera stabilizzazione della categoria.
La difesa del governo
Il governo italiano ha respinto con forza le accuse, sostenendo che il ricorso a contratti a tempo determinato sia “in parte inevitabile” data la difficoltà di prevedere in anticipo le esigenze specifiche. Le variabili in gioco sono molteplici: il numero di alunni con disabilità che arrivano o lasciano la scuola, le richieste di trasferimento, i congedi per malattia, i pensionamenti. Per l’esecutivo, non esisterebbe quindi una discrepanza tra posti assegnati ed esigenze effettive.
Il Comitato ha preso atto delle procedure straordinarie di assunzione previste per l’anno scolastico 2024/2025, finalizzate a ridurre la precarietà, ma ha precisato di non poterne ancora valutare l’impatto concreto, essendo ancora in fase di attuazione.
Uno sguardo al futuro
La decisione del Consiglio d’Europa rappresenta un importante campanello d’allarme per il sistema scolastico italiano. È necessario un cambio di paradigma che metta al centro la stabilizzazione degli insegnanti di sostegno e il completamento di un percorso formativo obbligatorio e di qualità. Solo così sarà possibile garantire davvero il diritto all’inclusione scolastica, trasformando un principio costituzionale in una realtà concreta per tutti gli studenti con disabilità.
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