COMPRENDERE E SOSTENERE IL MONDO DELLA DISABILITÀ: COME FARLO

Promuovere un approccio inclusivo capace di favorire una vera inclusione non solo a beneficio del singolo ma dell’intera collettività è sempre più importante: con questo articolo presentiamo alcuni punti chiave di comprensione e sostegno verso il mondo della disabilità

Prima di tutto, per iniziare un percorso di inclusione è essenziale comprendere appieno cosa significa convivere con una disabilità, come ad esempio essere consapevoli del fatto che esistono diverse forme di disabilità: cognitiva, sensoriale, fisica e soprattutto ricordiamo che non tutte le disabilità sono visibili, ma non per questo meritevoli di meno tutela. Tra le disabilità invisibili abbiamo malattie croniche come sclerosi multipla, dolore cronico, fibromialgia, ansia, depressione, cecità o ipovisione e tanto altro.

È FONDAMENTALE CAPIRE CHE CHI VIVE UNA DISABILITÀ INVISIBILE NON STA MENTENDO E NON DEVE GIUSTIFICARSI

Dire la classica frase: ” non sembri poi così malatə” non aiuta affatto, anzi, al contrario aumenta il pregiudizio e i sensi di colpa di chi vive una disabilità invisibile sulla propria pelle.

Cosa fare in questi casi?Puoi ad esempio segnalare episodi di discriminazione ai danni di una persona con disabilità al Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità all’email: antidiscriminazione@ledha.it

Parlare di disabilità è spesso una sfida che dovrebbe però riguardare tuttə, non solo persone con disabilità e famiglie di persone con disabilità, ma anche chi non vive nel proprio quotidiano questa tematica. Perché in primis la disabilità è una condizione che può colpire chiunque in qualsiasi momento della propria vita e poi perché il benessere della società si esprime solo quando essa è in grado di non lasciare indietro nessuno e solo quando capiremo questo avremo una società costruita su misura per tuttə.

Disabilità

Un altro punto irremovibile è l’uso del linguaggio perché è tramite quest’ultimo che si formano le idee, si abbattono pregiudizi e si costruiscono ponti. Le parole hanno inevitabilmente un effetto nella vita delle persone. La parola “invalido” per definire un disabile è nata dal 1869, seguita poi dalla parola “minorato”. Anni dopo si parlava di “handicappato”, un derivato dall’inglese. In Italia sono nate poi espressioni diverse come “diversamente abile, non abile, portatore di handicap.” Ma qual è la forma più corretta? Sicuramente è quella di mettere al centro la persona e dunque usare un linguaggio person-first “persona con disabilità” o identity first: “persona disabile”.

Infine come ultimo punto ricordiamoci che disabilità e malattia sono due concetti separati e non sempre collegati: se non esistessero le barriere architettoniche non esisterebbe neanche la disabilità!

Ogni qual volta la società non rimuove gli ostacoli e non procura gli strumenti idonei per esprimere le proprie abilità, genera disabilità nell’individuo. Questa tesi è confermata anche dalla Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con disabilità che nella definizione di disabilità afferma: “Per persona con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri”.

DA QUESTA DEFINIZIONE POSSIAMO DEDURRE CHE LA DISABILITÀ IN SE’ NON ESISTE MA VIENE A SUSSISTERE SOLO QUANDO È IN INTERAZIONE CON LE BARRIERE CHE IMPEDISCONO DI ESPRIMERE LE SUE CAPACITÀ E POSSIBILITÀ FISICHE E MENTALI

(thewom.it)

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Giovanni Cupidi

Writer & Blogger

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